Alla Festa di Roma, Dario Argento ha consegnato il Premio alla Carriera a Quentin Tarantino: tantissime le cose dette (e le sorprese)

La serata di ieri in compagnia di Quentin Tarantino, Premio alla Carriera alla 16a edizione della Festa del Cinema di Roma, è stata qualcosa di magico. Davvero un bell’incontro fatto di clip estrapolate da tutti i suoi film, retroscena dietro le quinte e il gran finale della consegna del premio. Nulla togliere ai film e agli incontri che verranno – soprattutto quello con Tim Burton di qui a tre giorni – ma la sensazione di tutti, appena usciti dalla sala, è che il festival dopo questo giro di boa non potrà che essere tutto in discesa.

Questo nonostante Antonio Monda, Direttore Artistico del festival qui offertosi come moderatore, non abbia fatto domande così eclatanti, capaci di svelare curiosità e retroscena che già non si conoscessero. E’ stata più una rassegna di conferme sui tanti dietro le quinte che i fan di Quentin Tarantino conoscono a menadito: quell’incidente su quel set, quella coincidenza fortuita su un altro.

Ma assistere dal vivo, con tanto di premiazione e video di congratulazioni preparato dai suoi principali attori, è stato qualcosa di davvero tenero per certi versi ed esilarante per altri: come quando Tarantino, nel buio e nel silenzio di una sala di 1.200 persone, ghignava soddisfatto dei suoi stessi film ancora e ancora, a distanza di trent’anni. Il tutto condito da una serie interminabile di improperi, lasciati non tradotti dall’interprete.

Written and Directed by Quentin Tarantino

Da Le iene

Da Le iene

In fatto di retroscena, Quentin Tarantino è tornato, come detto, su tanti dietro le quinte ormai di patrimonio collettivo. Ha confermato, per esempio, come Leonardo DiCaprio si sia effettivamente tagliato la mano nella scena di Django Unchained in cui frantuma un bicchiere, continuando però a recitare, incurante del dolore, per i due minuti successivi che poi si vedono nel montaggio finale: “La cosa più incredibile che abbia visto in tutta la mia carriera”.

Molte altre le curiosities affrontate, ma i momenti più interessanti hanno riguardato il percorso di Tarantino come spettatore e (innanzitutto) amante del cinema e poi, in virtù di questo, di filmmaker. Su questo, alla domanda di Monda, Tarantino – che da sempre scrive tutti i suoi film – si è definito inizialmente un writer-director, vantandosi delle sue (effettive) capacità nello scrivere dialoghi: “Mi considero uno sceneggiatore che scrive le sue cose da solo affinché vengano poi dirette da sé stesso”.

Il regista ha poi parlato delle sue grandi passioni in fatto di cinema italiano e in particolare di registi a lungo considerati di serie-b come Castellari, Fulci e Corbucci, che Monda gli riconosce di aver elevato molto in anticipo rispetto alla critica italiana. “Li vedevo sempre da ragazzo, nei cinema d’Anni ‘70” – risponde Tarantino, alludendo al mercato che trovavano in America più che in patria – “La differenza fra l’exploitation italiano e quello americano è che il primo faceva le cose in grande, c’era sempre più sangue, più violenza, più sesso: tutto era portato all’estremo”.

LEGGI ANCHE  Festival del cinema di Roma: ecco le premesse

Il percorso di un genio

Sul red carpet

Sul red carpet

Fra tutti, Il Buono, il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone, rimane da sempre il suo film preferito, come dimostrato dalla volontà di lavorare con Ennio Morricone – di cui ha parlato lungamente, definendolo un gigante, “il mio compositore preferito in assoluto, non solo di colonne sonore” – su The Hateful Eight. Ma quando Monda gli chiede il perché, Tarantino risponde, quasi stizzito: “Non posso farti una recensione di venti minuti sul perché sia il mio preferito. Per definizione, il film preferito non si può spiegare”. Tuttavia, tolto il primo della classifica, Tarantino si è scagliato contro l’abitudine di stilare top list: “Le classifiche di film preferiti sono delle grandi stron***e, non ci si può credere sul serio”.

Il regista ha parlato della continuity dei suoi film e dei prodotti che la abitano – Red Apple e Big Kahuna su tutti – confermando di aver voluto creare, o almeno suggerire con essi, un vero e proprio universo narrativo in cui molti personaggi condividono rapporti di parentela da film a film. Ma soprattutto ha parlato dei possibili approcci con cui scrive e caratterizza i suddetti personaggi. “La cosa migliore” – ha detto – “è scrivere un personaggio senza avere già un attore in mente. In questo modo, il suo carattere e le possibilità di sperimentazione sono infinite e non limitate a quello che si pensa adatto per l’attore in questione: Hans Landa, per esempio, non sarebbe mai uscito fuori così ricco e sfaccettato se l’avessi scritto per un attore specifico”.

Tarantino abbraccia però anche l’alternativa, a patto di conoscere e aver già lavorato con l’attore per il quale sta scrivendo il personaggio, come per Christoph Waltz in Django Unchained: “Quando scrivo le battute per Samuel L. Jackson per esempio, già conosco a memoria la sua voce e quindi so che effetto daranno nella sua bocca, è molto più semplice”. Da ultimo, Tarantino è tornato indietro con la memoria al suo iniziale percorso come attore presso la Scuola di Recitazione: “Gli altri ne sapevano o erano interessati ai film molto meno di me. Questo perché io amavo il cinema, mentre loro amavano solo loro stessi. Loro volevano recitare in un film, io volevo farlo in uno che avessi girato io e soltanto io”.

LEGGI ANCHE  Quentin Tarantino ha rivelato il personaggio più divertente che ha scritto

The best is yet to come

Con il Premio alla Carriera

Con il Premio alla Carriera

Il momento di maggior commozione è arrivato, ovviamente, con la consegna del Premio alla Carriera. E’ stato Dario Argento, altra pietra miliare per Quentin Tarantino, a consegnarglielo, definendolo un vanto per il cinema americano ma anche per quello italiano. A corredo, è stata proiettata una serie di clip di congratulazioni inviate a sorpresa dai suoi principali attori: Samuel L. Jackson, John Travolta e Christoph Waltz. Il primo ha detto: “So quanto sia importante per te questa serata e questo premio, visto l’amore che hai nei confronti del cinema italiano”. Waltz invece, in linea con una scena geniale di Bastardi senza gloria, ha parlato interamente in lingua italiana, definendo il premio “non il punto di arrivo ma quello di partenza: il meglio deve ancora venire”.

Sul tema progetti futuri e sulla volontà di rispettare la promessa di dieci pellicole totali prima del suo ritiro dal mestiere di regista, Tarantino ha tenuto il massimo riserbo. Ma un articolo del genere non può dirsi chiuso senza un tentativo anche minimo di elaborare un paio di ipotesi. Due le cose dette da Tarantino, quasi di sfuggita, su cui è possibile ragionare. Sulla possibilità di girare in Italia – magari a Cinecittà – paventatagli da Monda, Tarantino si è detto molto stimolato, parlando di una bozza primigenia di soggetto sullo stile spaghetti western: “In cui tutti parlano una lingua diversa: l’eroe è un americano, lo sceriffo corrotto un tedesco, la bella del saloon un’israeliana” – come sua moglie, presente in sala – “Di quelli in cui ognuno attacca con la sua battuta solo quando l’altro ha finito di parlare, visto che non capisce cosa stia dicendo”.

In un secondo passaggio, che potrebbe interessare chi spera ancora in un terzo capitolo di Kill Bill, Tarantino ha detto di sfuggita – e in tutt’altro contesto – di aver ripreso in mano i vecchi copioni solo poche settimane fa. Che sia la chiave di volta per scommettere sul suo ultimo lungometraggio? Chi vivrà, vedrà.

LEGGI ANCHE  Tarantino su Kill Bill 3: "Il mio prossimo film? Non lo escludo!"

Questa e molte altre recensioni, notizie e approfondimenti su tutti i prossimi eventi della Festa del Cinema di Roma sempre su CiakClub.it

Carlo Giuliano

Carlo Giuliano

Classe ’99, studente di Filosofia presso l’Università ‘La Sapienza’. Da sempre appassionato di pop culture, di letteratura fantascientifica e distopica, di quanto la buona vecchia America ci ha regalato in fatto di musica fra gli Anni ’50 e ’70 e soprattutto di cinema in ogni sua forma, senza barriere né confini, con specifica attenzione al panorama anglosassone.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments