In occasione dell'uscita del trailer di Licorice Pizza, vi proponiamo un focus sui titoli che hanno consacrato la figura di P. S. Hoffman nella cinematografia di Paul Thomas Anderson

Poche settimane fa, la MGM ha pubblicato il trailer del prossimo film di Paul Thomas Anderson. La novità? Finalmente potremmo vedere al lavoro Cooper Hoffman, il figlio di Philip Seymur Hoffman. All’inizio degli anni ’90, fu proprio l’emergente Anderson a notarlo e proporlo ripetitivamente all’interno delle proprie pellicole, prima con un impegno abbastanza ridotto, dopo con una presenza vicina al leading role.

Seymur Hoffman, nel corso della sua lunga carriera, ha preso parte a cinque titoli (su nove) del regista, quasi metà della filmografia dunque, collocandosi tra le scelte di cast più ricorrenti. Hoffman aveva infatti già recitato, in un ruolo secondario, nell’esordio cinematografico di Anderson, Sydney (1996), per poi continuare in Boogie Nights, Magnolia, Ubriaco D’amore e l’indimenticabile The Master.

Dunque, nell’attesa dell’uscita del film programmata nelle sale cinematografiche italiane per il 25 dicembre 2021, vi proponiamo un approfondimento su quelli che sono i caratteri distintivi del cinema di Anderson, unitamente all’esaltazione del talento del suo pupillo.

Ecco le tre migliori collaborazioni tra il duo Anderson e Hoffman.

Boogie Nights – L’altra Hollywood – Paul Thomas Anderson (1997)

Ambientato nella San Fernando Valley in California, Boogie Nights racconta l’esasperante tossica vita di un diciasettenne che si butta nel business del cinema porno. Notato da un agente per caso, Eddie Adams (interpretato da Mark Walberg) diventa in breve tempo uno degli attori più rinomati del campo (l’altra Hollywood degli anni ’70), una condizione che presto lo spinge verso l’eccesso e il baratro.

Sebbene il film sia stato spesso ricordato per le profonde influenze legate al cinema di Altman e Scorsese, ciò che lo rende una delle tappe più interessanti della carriera di Anderson rimane l’umanità e il simbolismo dietro la caratterizzazione dei protagonisti. Il personaggio di Walberg è solo un tassello del grande quadro complicato che è Boogie Nights. Da Rollergirl, una giovanissima pornoattrice con il rimorso per non aver mai completato gli studi fino a una Amber Waves (Julianne Moore) tormentata dalla separazione dal proprio figlio, Anderson ha documentato l’isolamento di questi personaggi pubblici (paradossalmente).

Un discorso simile vale anche per il personaggio di Hoffman, Scotty J., un giovane microfonista che, inseritosi da poco in questo mondo, deve confrontarsi con la sua infatuazione per Dirk Diggler e con la propria emotività. La profonda sensibilità dei personaggi di Hoffman è rimasta, in modo evidente o meno, una costante della cinematografia andersoniana.

Magnolia – Paul Thomas Anderson (1999)

Dopo il successo di critica e botteghino con Boogie Nights, Anderson torna a lavorare pressoché con lo stesso cast, su un titolo ancora profondamente marcato dal soggetto di indagine psicologica. Con Magnolia, Anderson torna a dotarsi di un cast molto corposo e decisamente all’altezza delle aspettative, basti guardare all’evidente esempio Tom Cruise, qui decisamente fuori dalla sua “confort zone attoriale”. Al suo fianco, Julianne Moore, Philip Seymur Hoffman, John C. Reilly e William H. Macy.

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A differenza del titolo precedente, che aveva costruito la narrazione attorno a un personaggio cardine, il tutto abbagliato da una falsa facciata di felicità, qui le storie si equivalgono, come in un collage, dando equo spazio a tutte le età e difficoltà della vita, con storie di bambini, ragazzi e adulti, che siano uomini o donne.

Più evidente ancora rispetto a Boogie Nights è il crescente affinamento sulla tecnica del montaggio, più dinamico ma riflessivo, realizzato appositamente per creare una crescente tensione, smorzata poi definitivamente con il singolare finale. Ancora più interessante rimane il ruolo della musica, l’estrema caratterizzazione delle varie performance e l’emozionante uso dei dialoghi per cui Anderson si è aggiudicato una nomination dall’Academy per La Miglior Sceneggiatura Non Originale. Tra le rappresentazioni più accurate torna a spiccare quella di Hoffman, qui nei panni di un infermiere notturno segnato da un difficile rapporto familiare con il figlio.

The Master – Paul Thomas Anderson (2012)

Quella di Lancester Dodd rappresenta l’ultima, purtroppo, apparizione di Hoffman nel titolo che ha portato Anderson alla notorietà totale presso critica e pubblico. Quasi ogni frammento della pellicola sembra essersi staccato dal periodo giovanile del regista; The Master è, in effetti, un film certamente diverso rispetto ai precedenti, soprattutto se si guarda alle scelte stilistiche. Si respira un’apertura maggiore verso le vicende dei personaggi che non “soffrono” più della costrizione corale dei primi titoli, come appunto Boogie Nights o Magnolia; in breve, mancano i fronzoli superflui di una regia che è ormai maturata, raffinata ed elegante.

Questa volta, posto in un ruolo quasi comprimario, Hoffman si è calato nei panni di un personaggio ispirato a un capo, appunto, quello del fondatore della Chiesa Di Scientology. Al suo fianco, c’è un notevole Joaquin Phoneix nei panni di Feddie Quell, un marinaio reduce di guerra con evidenti problemi psicologici (che sia un valido confronto con la performance del titolo di Todd Philips?)

Estremamente dettagliata risulta ancora la caratterizzazione psicologica dei personaggi, che qui raggiunge livelli tensivi incredibili, grazie a un soggetto e una sceneggiatura elaborate personalmente da Anderson. La sintonia tra il fiducioso Lancaster Dodd e il tormentato Freddie Quell, intesa come una motivata missione, ne è un valido esempio.

 

Cosa ne pensate di questo duo? Qual è il vostro film preferito di Paul Thomas Anderson?

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Martina Folegnani

Martina Folegnani

Una piccola torinese con un grande amore per il magnificente mondo del cinema e dell’arte. Mi sono laureata pochi mesi fa al DAMS con l’obiettivo di diventare scrittrice di soggetti cinematografici.

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