Jacques Audiard confenziona senza sbavature una buona commedia che celebra l'amore e la ricerca di vita

Presentato in concorso a Cannes 74, Les Olympiades è il nuovo film di Jacques Audiard. Il regista francese, pluripremiato alla Croisette, propone il lavoro che probabilmente meno verrà ricordato dalle parti della kermesse. Non perché sia un cattivo film, anzi, ma perché meno ambizioso e con meno cose da dire del solito. Un film più “piccolo”, nelle intenzioni e nei fatti.

Les Olympiades è ambientato nell’omonimo quartiere parigino: è soprannominato così perché le strade prendono i nomi dalle grandi città che hanno ospitato le Olimpiadi. È una delle zone più multiculturali di Parigi, popolata in grande misura da cinesi, tanto da essere la più grande Chinatown d’Europa. Nel tredicesimo arrondissement seguiamo le vicende di tre protagonisti: Emilie, ragazza di origine cinese che lavora in un call center; Camille, un giovane insegnante che andrà a convivere con Emilie; Nora, una trentenne che ha lasciato Bordeaux per riprendere gli studi universitari nella capitale. I tre sono i protagonisti di una romcom generazionale che parla ai giovani fra i 25 e i 35 anni, quelli solitamente impegnati nelle solite cose: lavoretti, sesso, prospettive scarse e vuoti da colmare.

I titoli di testa di Les Olympiades
Fotograto in bianco e nero, Les Olympiades inizia con alcune elegantissime panoramiche delle cime dei palazzi. Non sembra neanche di essere a Parigi, ma più che altro a New York o simili, vista l’imponenza di grossi palazzi in uno dei quartieri meno parigini che ci siano. Inizia un film in cui tutto sembra essere poco a misura d’umano: Audiard si interroga sul senso di solitudine, di umiliazione lavorativa, sul cinismo. Emilie, Camille e Nora sono piuttosto incapaci di capire cosa vogliono, di guardarsi in profondità ma anche di parlarsi con sincerità e comprensione. In loro c’è rabbia, isolamento e di certo poca empatia. Audiard parla dunque al mondo di oggi: la sua commedia è multiculturale, dunque globale e quindi, per certi versi, distante dal singolo. Il film è inoltre ricco di sesso (anche digitale); aspetto al quale si fa molta attenzione per aiutarci a conoscere i personaggi, i quali sembrano a volte avere solo questa arma per esprimersi (o per non farlo). Altrimenti ci sono lo studio e il lavoro. Ma la cosa interessante è che l’autore non racconta tutto ciò in maniera pessimistica e straniante, bensì con ottimismo e delicatezza. Questo approccio riporta il suo cinema a un’identità autoriale e indie, anche vista l’estrema attenzione che pone nella direzione degli attori, valorizzati da frequenti primi piani che ne sottolineano la bravura; il regista sembra accompagnare per mano i ragazzi a una sorta di alfabetizzazione emotiva.

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Tutto ciò che vuole dire, in un film estremamente semplice, Audiard lo dice bene. Il compito è ben riuscito anche grazie a Léa Mysius e Céline Sciamma, co-sceneggiatrici di grande prestigio. Autore e autrici confenzionano senza sbavautre una buona commedia, moderna e diretta con sincerità ai giovani, che celebra l’amore e la ricerca di vita. È inoltre un film romantico che sembra essere poco francese e più angolsassone per stile e ritmi. La dialettica fra ciò che è interiore ai personaggi e il ruolo della città e del contesto è probabilmente l’aspetto meglio riuscito. Attenzione anche ai giovani attori – Lucie Zhang, Makita Samba e Noémie Merlant – tutti e tre molto bravi e perfettamente calati nelle parti.

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Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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