Marco Bellocchio presenta a Cannes un film documentario sulla storia della sua famiglia e del fratello suicida. La nostra recensione.

Marco Bellocchio indaga il passato e la memoria. Il suo passato: Marx può aspettare è il film documentario che ripercorre la storia della sua famiglia, concentrandosi in particolare sul ’68, anno in cui il fratello gemello, Camillo, si tolse la vita. Aveva 29 anni. Il regista di Sbatti il mostro in prima pagina lo ha presentato al Festival di Cannes. Per lui tanti applausi.

Fu un anno particolare, il ’68, soprattutto se vissuto dal punto di vista di un uomo di estrema sinistra che si sarebbe detto in seguito un maoista. Un anno caratterizzato da profondi cambiamenti sociali e politici. Ma per Camillo, il cui dolore era molto in profondità, non vi era attrattiva nelle lotte studentesche e nelle rivendicazioni proletarie. “Marx può aspettare”, dunque. Lui aveva altri problemi. L’autore dipinde una famiglia le cui radici risalgono al fascismo. Una famiglia borghese, iper-cattolica e con profondi vuoti affettivi.

Il film è accompagnato dalla voce narrante dello stesso Bellocchio, il quale per quasi due ore di montato conversa e chiacchiera con i fratelli e le sorelle ed altre persone vicine a loro. Il suo scopo è quello di provare a capire perché Camillo decise di uccidersi. Compito non facile, anche perché, a distanza di tanti anni, non tutti hanno la stessa versione dei piccoli dettagli che caratterizzarono quel terribile periodo.

In'inquadratura di Marx può aspettare di Marco Bellocchio

I 5 fratelli e sorelle Bellocchio

Marx può aspettare alterna confessioni e discorsi a vecchie foto, materiali d’archivio legati a quel periodo – a partire dalla guerra, Marco e Camillo nacquero infatti due mesi dopo l’invasione della Polonia – e estratti di alcuni film dell’autore che si legano alla sua vita personale. Sì, perché Bellocchio ha sempre raccontato i drammi e le disfunzionalità della sua famiglia: fratelli competitivi, rapporti sofferti col materno e, appunto, alcuni alter ego di un Camillo che si sentiva inferiore agli altri e incapace di capire cosa volesse fare nella vita. Alle interviste sono quindi alternate alcune sequenze de I pugni in tasca, Gli occhi, la bocca e L’ora di religione. Un’ocassione per rivivere alcuni dei suoi capolavori anche se, forse, non sempre le sequenze più drammatiche e grottesche si legano fluidamente al salotto intimo della famiglia Bellocchio.

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Emerge un certo senso di colpa dal lavoro del regista. Un senso di colpa che non vuole essere un giudizio tout court a se stesso e ai fratelli ma un tentativo, autoindulgente e comprensivo, di capire meglio cosa sia successo. Il senso di colpa, dunque, è figlio della paura di essere stati troppo superficiali e distanti da un ragazzo di cui nessuno aveva compreso il dolore. Anche la presunzione di universalità dei concetti sessantottini, necessari a tanti ma distanti ad alcuni, è un tema che emerge. O, per lo meno, questa potrebbe essere un’interpetazione.

L’aspetto vincente del film sta in questa autonarrazione umile, frontale e inclusiva che crea empatia in maniera diretta. Bellocchio, come detto, ha dedicato buona parte della sua vita a processare questo orribile trauma. Pellicole e riflessioni che, se sommate all’esperienza tecnica di un grande cineasta, hanno fatto di Marx può aspettare un’opera efficace e con un’incredibile dono della sintesi. Si evince anche tanto coraggio dal mettersi a nudo, dal voler catartizzare il tutto attraverso un rito collettivo – con la famiglia e con il pubblico – e non in solitudine. Atraverso gli altri conosciamo noi stessi: Bellocchio ha deciso di mettere a disposizione la sua storia affinché qualcuno potesse trarne qualcosa. Affinché lui potesse trarne di altre. È da apprezzare questo suo tentativo, decisamente riuscito ed emotivamente forte. Un pizzico commovente.

Per questa e altre recensione dal Festival di Cannes, continua a seguirci su Ciakclub.it.

 

 

Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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