E' su Netflix A Classico Horror Story, un horror ambientato nel sud Italia che si rivela inaspettato. Ecco la nostra recensione.

Realizzare un film che riprende tutti gli stereotipi dell’horror più classico e allo stesso tempo riesce a sorprendere lo spettatore: sembra una contraddizione in termini. Eppure è esattamente quello che fa A Classic Horror Story, rivelandosi una pellicola diversa da quella che ci si aspetta.

E’ disponibile su Netflix il nuovo film di Roberto De Feo e Paolo Strippoli, un horror ambientato nel sud Italia, tra folklore e leggende. Ma A Classic Horror Story si spinge anche più in là, proponendo una riflessione interessante al pubblico attraverso continue sorprese. Un film che è un grande omaggio al cinema horror classico, citando esplicitamente alcuni dei grandi capolavori del genere, ma non solo. Quello di De Feo e Strippoli non è un film perfetto e forse non riesce ad avere l’impatto che si propone, ma riesce comunque a mantenere alta l’attenzione e a spiazzare lo spettatore, attraverso espedienti interessanti. Ecco cosa ne pensiamo noi.

La trama di A Classic Horror Story

I protagonisti di A Classic Horror StoryA Classic Horror Story inizia come un classico road movie ambientato nel sud Italia. Ad intraprendere il viaggio è un gruppo variegato di sconosciuti che condividono un camper per raggiungere una meta comune. Il proprietario del camper è Fabrizio (Francesco Russo), un giovane calabrese che sogna di diventare regista. Tra gli altri passeggeri abbiamo Elisa (Matilda Lutz), in viaggio per effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza; Riccardo (Peppino Mazzotta), un medico non particolarmente socievole; il goliardico Mark (Will Merrick) e la sua fidanzata Sofia (Yuliia Sobol).

Il viaggio, all’apparenza tranquillo e divertente, viene interrotto da un incidente: durante la notte escono fuori strada schiantandosi contro un albero. Nell’impatto perdono i sensi, e quando si risvegliano si ritrovano lontani dalla strada, nel mezzo di una fitta foresta in cui i telefoni non prendono. Da questo momento in poi, il loro viaggio diventerà un vero e proprio incubo. Il gruppo si troverà alle prese con un inquietante culto che metterà a rischio la loro stessa vita. Inizieranno così a chiedersi cosa sia successo, dove si trovino e di chi possono realmente fidarsi.  

Folklore e omaggi al cinema horror

Il folklore e le leggende popolari raccolgono storie inquietanti, grottesche, che terrorizzano i bambini ma sono agghiaccianti anche per i più grandi. Insomma, una fonte perfetta per un film horror ambientato nelle periferie dell’Italia meridionale. Sono proprio queste leggende, questi culti e riti primordiali e selvaggi che A Classic Horror Story riprende e sfrutta. In particolare si fa riferimento alla leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso, i tre cavalieri considerati gli iniziatori di Mafia, ‘Ndrangheta e Camorra. Leggenda riletta, però, in chiave horror, dando ai tre personaggi caratteristiche ancora più mostruose.

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Ma c’è anche un altro punto di riferimento costante in A Classic Horror Story: il cinema horror classico. Sono numerose le riprese e le citazioni esplicite a cliché del genere, ma anche a celebri film. Ci sono infatti riferimenti a MidsommarLa Casa di Sam Raimi, a Silent Hill, Halloween Venerdì 13Sono riprese esplicite, che hanno uno scopo ben preciso che verrà poi svelato sul finale del film. D’altra parte un citazionismo simile permette alla pellicola di cambiare spesso tono, lasciando spesso spiazzato lo spettatore. Si passa infatti da momenti di violenza pura a sequenze quasi bizzarre, surreali e grottesche. Il film mantiene costantemente un’atmosfera straniante e disturbante, in cui lo spettatore non sa cosa aspettarsi nonostante ritrovi tutti gli espedienti del più classico dei film horror.

Una riflessione inaspettata attraverso l’horror

Un uomo incappucciato in A Classic Horror StorySe l’obiettivo di A Classic Horror Story è quello di stupire lo spettatore, i registi possono ritenersi soddisfatti. Ma il film sembra avere anche un altro intento: quello di proporre allo spettatore una riflessione. Nel corso della storia, infatti, ci troviamo davanti anche un’analisi del cinema horror in sé, del cinema italiano, del rapporto col pubblico. Si affronta lo spinoso argomento della spettacolarizzazione del dolore e della violenza, anche attraverso il cinema, in parte si critica il ruolo stesso dello spettatore passivo e superficiale.

Forse è in questo che A Classic Horror Story rivela il suo punto debole. Vengono infatti toccati vari temi complessi: dalla Mafia al ruolo dei media e dei social, dall’industria cinematografica alla violenza gratuita. L’analisi è cinica e impietosa, ma anche rapida e forse troppo superficiale. Temi simili meritavano forse uno spazio maggiore, una maggiore attenzione. Per questo il tono della pellicola non risulta incisivo e forte come vorrebbe. Tende piuttosto ad un’ironia amara e surreale, ma forse non abbastanza potente.

Nonostante questo, A Classic Horror Story è un prodotto interessante e originale nel panorama italiano. Sicuramente un film sorprendente e piacevole da guardare. Per gli amanti del cinema horror risulta un gradevole omaggio al genere, ma anche una proposta particolare. Forse sotto alcuni aspetti risulta più ammirevole negli intenti che nella realizzazione. In ogni caso rimane un progetto fresco e un buon auspicio per il futuro del cinema nostrano. Lasciatevi quindi sorprendere da A Classic Horror Story, che poi così classico non è.

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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