La nostra recensione di Women Do Cry, film dalle forti tematiche femministe ambientato in Bulgaria e presentato a Cannes 74

Le donne, in Bulgaria, vengono trattate male. Questa è la riflessione di Women Do Cry, nuovo film di Mina Mileva e Vesela Kazakova presentato nella sezione Un Certain Regard a Cannes. Il film, ispirato da una storia vera, affronta le tematiche del patriarcato e lancia un’accusa al modo in cui è percepita la condizione femminile nel paese balcanico. La protagonista è interpretata da una magistrale Maria Bakalova, lanciata ormai ad alti livelli dopo la nomination all’Oscar per il seguito di Borat.

Qualcosa sulla trama

Women Do Cry è ambientato a Sofia sullo sfondo della convenzione di Istanbul del 2018. Il contesto è quello di una famiglia prevalentemente composta da donne, con una sola presenza maschile che rappresenta il “padre padrone” a capotavola. Sonja, ragazza di 19 anni, scopre di avere l’HIV. Questo suo dramma complicherà il conflittuale rapporto con la sorella, a lei molto legata. Abbiamo poi la zia che dovrà fare i conti con una vita asservita esclusivamente all’accudimento della piccola figlia. Fra traumi infantili e giudizi sociali, le componenti di questa famiglia dovranno rifarsi a una reciproca solidarietà per capire chi sono e cosa vogliono.

Solidarietà femminile

La locandina di Women Do Cry
Le donne, in Bulgaria, piangono. Women Do Cry racconta delle donne in difficoltà: per Sonja è difficile ammettere a se stessa e dimostrare agli altri di non essere “una ragazza facile”, vista la terribile malattia sessuale da cui è affetta. Altre rischiano di essere giudicate perché non vogliono terminare un rapporto sessuale senza preservativo e, ancora, per la zia e la madre è difficile identificare se stesse al di fuori della maternità. Il film affronta anche l’attualissimo tema dell’identità di genere, dei desideri sessuali e dell’omosessualità. Il femminile viene anche raccontato nel suo essere a volte capriccioso ed emotivo: si evince dal rapporto fra le due sorelle minori, Sonja e Lora, le quali esordiscono con un quasi isterico litigio dovuto alla sistemazione dei loro vestiti nei cassetti. Ma è per questo che il femminile risulta vivace, sofferto ma vivo e vitale. Secondo quanto affermato dalle stesse registe, la strada da seguire è quella della solidarietà fra le donne. Prerogativa, questa, solitamente più caratteristica negli uomini.

Stile e contenuti

Un'inquadratura da Women Do Cry

L’opera di Mileva e Kazakova è caratterizzata da uno stile di forte personalità che ne rafforza i contenuti senza mai essere gratuito. Abbiamo colori freddi, varie tonalità di blu e frequenti ellissi nel montaggio. Il formato Academy, simile al 4:3 televisivo, contribuisce a dare al film un’aura maggiormente autoriale e a rafforzare il senso di claustrofobia. A partire dal font scelto per i titoli di testa, tutto sembra essere studiato in maniera piuttosto dettagliata e misurata. Non fa eccezione l’utilizzo dei televisori per fare chiasso e dare contesto e contorno a molte scene (il montaggio sonoro è ottimo). Merito anche delle attrici, dirette con primi piani non troppo frequenti per restituire il senso di collettività.

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È spesso ai limiti della nevrosi e della sanità mentale Women Do Cry: è lo stile pacato ma secco, freddo e misurato delle autrici a far sì che questo elemento venga contenuto e il melodramma risulti sempre credibile. Sono credibili addirittura lo straniante inserimento di una cicogna operata in seguito a un colpo di pallottola – vedere per credere – e la quota vagamente horror che il film si concede nel seguire i delicati processi psicologici di Sonja.

In conclusione

È stata interessante la visione di questo film bulgaro che speriamo esca il prima possibile, anche in Italia. Concludiamo definendolo un prodotto piuttosto completo che si fa carico di un’enorme responsabilità: affrontare tematiche femminsite con coraggio, intelligenza e una certa dose di folle rabbia. Così come è rabbiosa, fisica ed esplosiva l’interpretazione di Maria Bakalova. La giovane attrice, presente all’evento, in seguito alla proiezione si è meritata un lungo applauso (rivolto, ovviamente, anche al resto del cast). Il suo è un talento cristallino che si fa sempre più maturo. Dopo il successo di Borat che le ha permesso di conquistare Hollywood, è tornata in Bulgaria in una veste completamente diversa – per la prima volta la vediamo con i capelli scuri – ed altrettanto convincente. La seguiremo nei prossimi passi della sua carriera.

Ma il merito è soprattutto delle intraprendenti registe che hanno voluto raccontare una femminilità empatica, se vogliamo straziata ma sfaccettata, reale e potenzialmente sovversiva. In Bulgaria, sostiene il film, è orribile essere donne ma, ironicamente, essere uomini è peggio.

Per questa e altre recensioni dal Festival di Cannes, continua seguirci su Ciakclub.it

 

 

 

 

Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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