Nanni Moretti presenta al Festival di Cannes Tre Piani, film drammatico che risulta molto distante dal regista di Ecce Bombo. La recensione.

Nanni Moretti torna al Festival di Cannes con Tre Piani, film drammatico tratto dall’omonimo romanzo israeliano del 2015 di Eshkol Nevo. È un po’ casa sua, per Moretti, Cannes: ritorna dopo avere vinto, nel ’94, il premio per la regia con Caro Diario e la Palma d’oro nel 2001 con La stanza del figlio. Sei anni fa presentava Mia Madre, forse il film che ha definitivamente sancito l’adultità della carriera del regista. Non fa eccezione questa opera che, distante dalla satira sui costumi e sui cliché italiani di Ecce Bombo e simili, tenta di indagare la società e l’umano in senso più ampio e rigoroso. Soprattutto, con una spiccata vena drammatica che sembra non voler più abbandonare l’ironico signore che girava Roma in motorino. In questo film c’è Margherita Buy che, moglie di un giudice, dovrà affrontare il dramma del distacco dal figlio; Riccardo Scamarcio teme che la sua bambina sia stata molestata da un signore; Alba Rohrwacher è una neomamma spaventata. Il ricco cast vede fra i suoi membri anche Elena Lietti, Alessandro Sperduti, Denise Tantucci e lo stesso Moretti.

Il condominio come metafora dell’umano

Elena Lietti e Riccardo Scamarcio in un'inquadratura di Tre Piani
Tutti i personaggi vivono nello stesso condominio, probabilmente in zona Prati nella capitale. Sono tre famiglie che devono fare i conti con il sospetto reciproco, il dolore e il lutto. Ne risulta un film tetro in cui la molteciplità dei punti di vista, considerata la coralità del film, mette in risalto la preoccupante – almeno per l’autore – mancanza di empatia nella nostra società. Tre Piani non ha di conseguenza la leggerezza di cui avrebbero bisogno i personaggi, incapaci di aprirsi a nuove prospettive ed emotivamente zoppi. Personaggi cupamente piegati su se stessi, per lo più irrazionalmente spaventati. Il condominio diviene dunque metafora dell’incomunicabilità: un luogo dove i problemi si vanno incastrare su quegli degli altri, piano per piano. Un piano può condizionarne un altro, come se la codizione umana andasse oggi interpretata in maniera più verticale che orizzontale.

Alle prese con il film più concettuale e simbolico della sua carriera, Moretti opta per una messa in scena quadrata e solenne. Questa simbolicità risulta difficile da mettere in scena con la giusta efficacia. Il regista fatica a dare una direzione precisa al film e a dare forza al messaggio. I ritmi e i tempi sono gestiti in modo tale che la pellicola, per buoni tratti, giri un po’ a vuoto e risulti nel complesso leggermente fiacca al netto di qualche buono spunto.

Storyline ed interpretazioni 

Margherita Buy in Tre Piani
Il punto non è tanto nelle singole storyline ma in come esse si legano traa loro. Il climax di Margherita Buy, moglie di un giudice e madre di un figlio con problemi penali, è ad esempio riuscito bene. Abbiamo una Buy particolarmente ispirata, molto bella, e intensa, nella lotta con il suo dolore. Anche Alba Rohrwacher recita bene il ruolo di una mamma impaurita, psicologicamente border line, solitaria ma non per scelta poiché il marito – un buon Alessandro Preziosi – non è mai presente. Il personaggio di lei è probabilmente quello scritto meglio. Ma è discreto anche Scamarcio che, nel complesso, supporta la complessità del suo personaggio al fianco di una sempre brava Elena Lietti. Sono i personaggi secondari e i piccoli ruoli a convincere meno: Denise Tantucci, interprete della vicina di casa di Scamarcio, fatica a trovare la sua naturalezza. Anche i bambini, con alti e bassi, a volte appaiono un po’ in difficoltà.

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Il punto di un film corale, soprattutto se così intellettuale, è che non può assolutamente funzionare senza un solido cast d’insieme. I tempi drammatici sono figli di tante prove, di reciproca comprensione. Probabilmente, la volontà di portare a casa Tre Piani doveva meglio fare i conti con questo aspetto. Se la messa in scena risulta un po’ vaga, sfilacciata, dipende a nostro avviso poco dalla scrittura – che è invece ottima, così come la trama in generale – ma di più da questo aspetto e da una regia in generale non ispiratissima.

Poco Nanni Moretti

Tre Piani è in concorso a Cannes
Come abbiamo accennato, Tre Piani è un film molto distante dal classico Nanni Moretti. Niente a che vedere con la passione per la torta Sacher di Bianca e nessuna intuizione geniale nello stile di “giro, vedo gente” del suo film d’esordio. Non che ci aspettassimo un Moretti sempre uguale alla sua fase giovanile e ben vengano anche i cambiamenti, già riscontrati da qualche film. In questo caso, però, di Nanni Moretti si vede davvero poco: è questo sacrificio di se stesso in favore della concettualità che forse non ha funzionato a pieno.

Abbiamo, in conclusione, un film con spunti molto interessanti – i temi, alcune storyline, alcune intepretazioni – che tuttavia non ha convinto del tutto per uno scarso senso identitario e il pericolo di girare a tratti un po’ a vuoto. Ma è sempre Moretti: consigliamo comunque di dargli un’occhiata.

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Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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