Fra i titoli in concorso a Cannes 2021 vi è Tout s'est bien passé. Francois Ozon racconta il tema dell'eutanasia: la nostra recensione.

André, 85 anni, fatica a riprendersi da un ictus che l’ha colpito gravemente. Chiede a sua figlia, Emmanuèle, di aiutarlo a porre fine alla sua vita tramite il sucidio assistito. Verrà coinvolta anche la sorella Pascale. Fra ripensamenti e intoppi, l’idea piano piano prenderà piede.

Francois Ozon torna in concorso al festival di Cannes quattro anni dopo l’ottimo Doppio amore. I temi sono distanti dalla scoperta sessuale giovanile, l’omossesualità e i ricordi di gioventù a lui cari e raccontati fino al recentissimo Estate ’85: Tout s’est bien passé – in italiano “È andato tutto bene” – recupera invece un’intellettualità sociale in favore dell’eutanasia e dei tecnicismi burocratici che ne derivano. Il film è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del 2013 di Emmanuèle Bernheim che racconta della morte assistita di suo padre.

Pragmatismo

Ozon, fra i registi più eclettici del panorama francese, nel corso della sua carriera ha affrontato una molteplicità di temi e generi notevole: lo ha sempre fatto rinunciando a virtuosismi e narcisismi di vario genere per non perdere di vista ciò che conta di più: il tema e il messaggio che prendono forza solo se è la regia ad adattarsi ad essi. Tout s’est bien passé è infatti un piccolo omaggio a chi sceglie di terminare la propria esitenza a modo proprio: un promemoria che ricorda quanto la dignità sia parte integrante della vita stessa. Se viene a mancare, manca inevitabilmente lo slancio vitale stesso. La storia, esposta con pulizia ed ellissi temporali, guadagna in pragmatismo anche perché vissuta dal punto di vista di una concreta Sophie Marceau, interprete della figlia Emmanuéle.

Eutanasia

I temi dell’eutanasia e della senilità sono stati di frequente affrontati nella storia del cinema. Tout s’est bien passé si discosta, ad esempio, dal successo di The Father che vede l’anziano padre interpretato da Anthony Hopkins “scomporre” la figlia in vari volti, nomi e frammenti di vita in uno stato confusionale e privo di appigli. La pellicola non vede neanche la saggia complicità degli anziani di Amour, laddove la figlia interpretata da Isabelle Huppert è secondaria nell’immaginario di Haneke.

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Al contrario dei personaggi citati, André è un uomo ancora sufficientemente lucido e per questo assolutamente consapevole della miseria del suo quotidiano. La sua caparbietà si incontra-scontra nel difficile rapporto con una tosta Emmanuéle: è tramite questo confronto che lo spettatore riesce ad empatizzare con entrambi. Lui (Andrè Dussolier) è convincente nella sua disperazione – a tratti angosciante – alternata ad ironia ed egocentrismo; Marceau è brava a non mettere in gioco tutti i sentimenti del personaggio salvaguardando la sua necessaria durezza. Sono i personaggi, quindi, ad essere costruiti al servizio di un film solido e assolutamente privo di pietismi.

Sophie Marceau e Andrè Dussolier in una scena di Tout s'est bien passéUn film asettico?

Tout s’est bien passé è, a nostro avviso, un film ben riuscito. Tuttavia non verrà ricordato, probabilmente, come una delle hit della carriera di Ozon. La estrema tendenza alla chiarezza, alla metodicità e alla cronologia potrebbe privare lo spettatore più sentimentale di un maggior trasporto emotivo. Ciò avviene anche perché l’autore, in questo caso, parla di più alla pancia di chi vive e non a quella di chi sta per andarsene. La pellicola, inoltre, a tratti rischia di risultare vagamente asettica e troppo dipendente dalle (poche) parentesi ironiche di André con i suoi atteggiamenti viziati e scostanti rispetto alle figlie e al parentato. Motivo di interesse, anche per i più esigenti, potrebbe essere rappresentato dai flashback dedicati a una piccola Emmanuèle e al suo complicato rapporto con il padre.

Ribadiamo, in ogni caso, quanto Ozon sia capace di raccontare il vasto pacchetto di temi che ha a cuore mantenendo sempre coerenza e costanza e confermandosi uno fra i migliori registi francesi. Vale sempre la pena di utilizzare un paio d’ore del proprio tempo per guardare un suo film. Se non interessa il tema, Tous s’est bien passé si eleva anche tramite delle interpretazioni di primissimo livello.

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Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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