A distanza di anni The Neon Demon non smette di far discutere e indignare: ecco la nostra analisi dei simboli nascosti nel film di Nicolas Winding Refn

Sono passati un po’ di anni da quando abbiamo visto la platea di Cannes (anche se a dire il vero è ormai un habitué della kermesse francese) alzarsi e lasciare la sala indignata durante la visione di The Neon Demon. Eppure il clamoroso e provocante film di Nicolas Winding Refn non smette di far discutere e far gridare al complotto.

Perché se è vero che il film è stato idolatrato da moltissimi critici come un atto cinematografico davvero radicale, non mancano i detrattori più profondi. The Neon Demon è infatti stato etichettato spesso come un mero esercizio di stile, privo di contenuti e in sostanza mancante di un senso profondo.

Le inquadrature perfette, il gusto della sorpresa estetica, nonché la perfetta fotocromia e una certa non volontà di andare ad approfondire i profili psicologici dei protagonisti, sembrerebbero avvalorare questa tesi. Ma è proprio il frutto di questa scelta definitiva, unitamente al simbolismo e all’allegoria che permeano l’opera, a costituirne la vera essenza e tutto il suo valore.

E siccome ci sentiamo di appartenere più alla schiera dei sostenitori di questo ostico gioiellino che va sotto il nome di The Neon Demon, ci vogliamo concentrare proprio sulla spiegazione della sua particolare e densa simbologia. Una simbologia davvero stratificata capace di unire Dante Alighieri al mondo allucinato dell’irreale Los Angeles postmoderna. Ed è proprio in questa tensione fra la raffinata estetica e il dettagli che si trova il senso di tutta l’opera.

Inutile dirlo: l’articolo è pieno di SPOILER.

Le tre fiere: il leone, la lonza, la lupa…

Le tre fiere paragonate alle tre protagoniste

Quale miglior modo per rappresentare l’inferno losangeliano se non scegliere la Commedia di Dante come fonte di ispirazione. Una delle allegorie più inusitate, nonché anche una delle più camuffate nel corso della narrazione, è quella delle tre fiere: il leone, la lonza e la lupa. Tre animali non esattamente appropriati e di certo inaspettati nell’ambientazione scelta dal film.

Il leone proruppe nella stanza del motel in cui alloggia la protagonista Jesse (Elle Fanning), sotto forma di un grosso e spaventoso felino, simile ad un puma. Una animale che appare, tanto quanto scompare, all’improvviso, non solo agli occhi della protagonista, ma anche alla memoria di noi spettatori. Gli altri due animali invece appariranno imbalsamati e torreggianti in altre sequenze del film. Nella villa signorile dove Ruby fa la guardiana troveremo infatti un leopardo su un piedistallo (la lonza); e proprio nella sequenza in cui quest’ultima “eiacula” fiotti di sangue invece troveremo un lupo come controcampo estetico.

Ognuno di questi tre animali, che compare in The Neon Demon pressoché casualmente, è però associato alle tre antagoniste del film: Gigi, Ruby e Sarah. E per capire meglio i parallelismi tra le triadi, è necessario scomodare proprio l’allegoria dantesca.

Il leone, allegoria della superbia, è Gigi (Bella Heathcote). La ragazza è l’emblema della volontà di primeggiare sulle altre: Gigi vuole essere la più bella e la migliore di tutte. È proprio lei a vantarsi ripetutamente, dandone sfoggio, dei cambiamenti a cui si è sottoposta mediante la chirurgia estetica. Un essere tanto sublime, quanto terrificante, che non vuole far disintegrare la propria immagine altezzosa, nonostante in cuor suo sia a conoscenza della sua intima sconfitta.

La lonza, allegoria della lussuria, è invece la truccatrice Ruby (Gena Malone). Suo è il desiderio carnale più incontrollato e incontrollabile del film. Dopo il fallito tentativo di iniziare la virginea Jesse all’arte sessuale, sarà proprio Ruby a sentire il bisogno di coronare il suo desiderio saffico, questa volta con un cadavere dell’obitorio. Il rifiuto dell’umano diventa così accettazione e piacere dell’inanimato.

Infine la lupa, allegoria dell’avidità, è Sarah (Abbey Lee). Bionda, alta e magrissima (come era scheletrica e famelica la lupa di Dante) sarà lei la vera “vincitrice” del film. Sarah personifica l’egoismo e l’arrivismo. Da sempre spalla e ombra di Gigi, si impadronirà della sua stessa superbia, incamerando letteralmente nuova carne, per avere la meglio nel mondo malato ed oscuro in cui ora, senza alcun contendente, potrà diventare la migliore.

… e il Veltro

Jesse riceve fiori davanti alla porta del motel

Se è lecito pensare alle tre ragazze-antagoniste di The Neon Demon come alle tre fiere, Jesse potrebbe essere allora la loro controparte. Dunque, rimanendo sempre in ottica dantesca, ecco che la giovane ragazza della Georgia può benissimo rappresentare il Veltro. Quest’ultimo si tratta del provvidenziale liberatore, profetizzato da Virgilio nel I Canto dell’Inferno, che interverrà a far soccombere la Lupa, salvando il mondo dai suoi vizi.

Jesse rappresenta un po’ questo animale tenero, ingenuo, docile ed estraneo alle dinamiche di quel mondo. Il cui intervento però porta scompiglio, mostrando la verità e la cattiveria nascoste sotto la superficie patinata. Come riconosceranno infatti sia lo stilista che il fotografo, il corpo e il volto di Jesse risulteranno le uniche cose vive (o meglio dire vitali) in quel mondo mortifero e allucinato fatto di cadaveri statuari ambulanti.

Ma, come ha ricordato più volte Refn, “In The Neon Demon non esiste nessun Dio, non esiste nessuna giustizia, non esiste nessuno lieto fine”. Il Veltro finirà avviluppato da quelle stesse dinamiche che cercava speranzosamente di scardinare e verrà letteralmente sbranato dalle tre fiere. Il vuoto e la stasi della morte vinceranno dunque sul terrificante e sincero potere della vita.

Ad aiutarci in questa interpretazione dell’innocenza violata è il numero della stanza del motel di Jesse: 212. Il numero si può scomporre in 2 e 12, e tale sembra apparire infatti sulla porta. Il 2 rappresenta sia l’archetipo del femminile (in contrasto con l’1 maschile) sia quello del fanciullo, con la sua innocenza e amorevole condivisione. Un’innocenza che è portata al cambiamento, però, simboleggiato dal numero 12, archetipicamente rappresentato dalla pubertà e dal rito di iniziazione.

Lo specchio e il triangolo

Jesse sfila dentro un triangolo blu al neon

Inutile dire che lo specchio, e più in generale lo sguardo, sia uno dei temi portanti dell’intero film. Non è un caso che, dopo il fantastico quadro iniziale di bellezza/morte, il primo dialogo tra Jesse e Ruby avvenga tra due specchi. Il doppio creato dall’immagine diviene così modo per fare esplodere le superfici e rivelare l’anima, o molto più probabilmente, il vuoto al di sotto di esse. In questo gioco di specchi insomma l’innocenza non tarderà a mostrare il suo contrario: la cattiveria.

In questo senso la scena della sfilata – non a caso posizionata al centro del film – rappresenta un nodo cruciale della storia, il rito di iniziazione di cui abbiamo fatto riferimento prima. La purezza della scena del provino lascia qui spazio all’oscurità più profonda, violata solamente dalle luci al neon che inquadrano il corpo statuario di Jesse. È il momento in cui la modella inizia a riconoscere il potere della sua bellezza e ad usarlo con consapevolezza: la corruzione si è dunque completata.

Le tranquille luci blu lasciano progressivamente spazio ad un più inquietante rosso demoniaco. E la figura di Jesse, in partenza al centro di uno stabilissimo triangolo appoggiato alla base, si ritrova poi nel mezzo di una piramide tripartita frattale rovesciata. Questo triangolo rovesciato è così simbolo del femminile, ma soprattutto simbolo del male (la Santa Trinità al contrario). Il gioco di specchi triangolari ha portato Jesse a guardarsi, ammaliarsi e cibarsi della sua narcisistica immagine, tanto da cadere vittima del vizio che era chiamata a debellare. Il Demone del neon è finalmente nato!

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Antropofagia

Ruby eiacula sangue dalla vagina

Quello di The Neon Demon è un climax davvero inaspettato e perverso. E infatti è proprio attorno a questo che si costituisce gran parte della struttura e del significato del film.

Rifugiatasi nella villa dove Ruby fa la guardiana, Jesse viene qui inseguita, ferita, tramortita e fatta cadere in una piscina vuota dalle tre fiere ormai all’apice della loro sete di vendetta e di sangue. Le tre, però, consapevoli e gelose della bellezza della ragazza (vero Demone da annientare e incorporare) non si limitano ad uccidere la ragazza, ma a mangiarla e vestirsi dell’abito fluido costituito dal suo sangue. In una sequenza di mirabile bellezza infatti Refn ci mostra Ruby fare il bagno nel sangue di Jesse, mentre le altre due tentano di lavarsi dal peccato commesso sotto la doccia. La bellezza che doveva salvare quel mondo corrotto viene fagocitata dal sistema che se ne ciba per rinvigorirsi e alimentare anima e corpo.

Ma c’è un “ma”. Una bellezza così pura, perfetta e divina come quella di Jesse non può essere facilmente incorporata. E dunque non può assolutamente essere ospitata nei corpi indegni e imperfetti delle tre fiere. Ecco che così, in una dura legge del contrappasso, ciò che rimane della bellezza viene letteralmente rigettato come corpo estraneo.

Vediamo dunque una Ruby che, durante un rapporto in solitaria al chiaro di luna, muore eiaculando il sangue di Jesse. Anche Gigi è costretta ad interrompere un set in preda ad un attacco di nausea che la porterà a rigettare l’occhio della ragazza e a ferirsi mortalmente. Rimarrà sul finale solo la lupa, Sarah, che, con il corpo del Veltro dentro di sé, potrà finalmente coronare il suo agognato sogno. La landa desolata della morale umana è ora più perfetta e più arida che mai.

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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