Su Amazon Prime Video è disponibile "Veleno", una docuserie che riapre le domande sul caso dei Diavoli della Bassa Modenese.

Quello dei Diavoli della Bassa Modenese del 1997 è uno dei casi più complessi e inquietanti degli ultimi anni, che ha sconvolto l’Italia per molto tempo. Si parla di omicidi plurimi, riti satanici, abusi su minori, bambini vittime di violenze agghiaccianti: situazioni che ci aspetteremmo da un film horror, non di certo da un piccolo paese in Emilia Romagna. Il caso si concluse con una serie di processi, arresti e condanne, per poi essere quasi dimenticato. Gli abitanti dei paesi coinvolti hanno deciso di andare avanti, superare queste terribili vicende. Ritornò al centro dell’attenzione solo con Veleno, il podcast di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli.

Il podcast di Veleno, pubblicato sul sito di La Repubblica, ottenne un enorme successo. Trincia e Rafanelli portarono avanti un’inchiesta sul caso, trovando nuove prove e proponendo un nuovo e inaspettato approccio alle indagini. L’inchiesta ebbe una forte influenza sull’opinione pubblica e contribuì ad una revisione dei processi. Veleno sembrava dare una risposta definitiva alle tante domande sul caso dei Diavoli della Bassa Modenese.

Ed è qui che arriva la docuserie di Amazon Prime: ancora una volta ripercorre e analizza il complesso caso dei Diavoli della Bassa Modenese, per chi non sapesse di cosa si tratta. Ma è interessante anche per chi ha già ascoltato il podcast e, soprattutto, per chi pensa di avere delle risposte. La serie offre un quadro ancora più completo e contraddittorio, facendo sorgere nuove domande. Dopo più di venti anni, la Verità sembra essere ancora un mistero.

Il caso: chi sono i Diavoli della Bassa Modenese?

Una delle bambine racconta le violenze subiteNel 1997 dai racconti di un bambino di Massa Finalese, proveniente da una famiglia in difficili condizioni economiche, si ipotizzarono alcune molestie da parte del padre e del fratello. Il bambino fu affidato alla psicologa dei servizi sociali Valeria Donati, che con una serie di colloqui raccolse un elenco di denunce sempre più gravi: si parla di abusi, di pedo-pornografia, di violenze su un numero sempre più elevato di bambini, tra Massa Finalese e Mirandola. Si aggiungono riti satanici, che prevedono abusi e omicidi di bambini all’interno di un cimitero, capitanati dal parroco Don Giorgio Govoni.

Man mano sono sempre di più i bambini a denunciare i propri familiari, raccontando storie agghiaccianti. Le testimonianze sono l’unica prova del caso, ma la voce dei bambini viene considerata attendibile e incontestabile. Vennero avviati così ben 5 processi distinti, che hanno avuto esiti differenti. Decine di persone sono state accusate di violenze e abusi. I bambini sono stati sottratti alle famiglie originarie, per essere affidati alle cure dei servizi sociali.

In mancanza di prove, le accuse di riti satanici vennero archiviate, mentre furono confermati alcuni abusi e violenze domestiche. I processi sono andati avanti per più di 20 anni, mentre le famiglie continuavano a difendere con forza la propria innocenza e a chiedere di poter rivedere i propri figli. Alcuni degli imputati sono deceduti prima della fine del processo, segnati irrimediabilmente dalla situazione.

Il caso è tuttavia controverso, e il processo è stato oggetto di critiche. In primo luogo la mancanza di prove materiali e l’inverosimiglianza di riti satanici avvenuti in segreto in un paese così piccolo; in secondo luogo per le modalità con cui i bambini sono stati allontanati dalle famiglie, senza più farvi ritorno, prima che sorgessero capi di imputazione concreti; ma soprattutto i colloqui con i bambini sono stati al centro di numerosi dibattiti: si è discussa l’attendibilità di una testimonianza simile, non avvalorata da prove; inoltre si è parlato di possibile suggestione e di metodi di interrogazione sbagliati, che avrebbero inquinato la realtà. E’ proprio su questo aspetto che si è soffermata l’inchiesta Veleno.

Veleno: dal podcast alla docu-serie

Pablo Trincia analizza i filmati per VelenoProbabilmente molti potrebbero chiedersi: se ho già ascoltato il Podcast, vale la pena guardare la docuserie di Veleno? O anche, se non conosco il caso o l’inchiesta di Trincia, posso vedere direttamente la serie? La serie di Amazon Prime e il podcast di Repubblica sono due prodotti diversi, sebbene legati tra loro: la serie è infatti ispirata al libro di Pablo Trincia del 2019, ma non è incentrata solo sull’inchiesta. Per questo potete tranquillamente guardare la serie senza aver ascoltato il podcast o viceversa. Tuttavia il mio consiglio è quello di ascoltare interamente il podcast, e solo in seguito guardare la serie per avere una visione più completa.

L’inchiesta che Pablo Trincia ha portato avanti con il podcast del 2017, infatti, segue una linea abbastanza precisa. Le sue indagini mirano a dimostrare gli errori commessi durante il caso, soprattutto per quanto riguarda gli interrogatori dei bambini. Secondo Trincia le accuse sarebbero nate da una più o meno consapevole suggestione applicata ai bambini: questi avrebbero elaborato dei falsi ricordi, portando ad anni di sofferenze immotivate. La critica di Trincia va quindi ai servizi sociali e agli esperti, poco competenti o mossi da interessi economici.

Questa strategia di narrazione ha aspetti positivi, ma anche negativi. Da un lato propone una risposta precisa e concreta, sostenuta da attente indagini e pareri di esperti, oltre che da una scrittura molto persuasiva ed efficace. Alla fine dell’ultima puntata del podcast quello dei Diavoli della Bassa Modenese ci risulta un caso complesso, inquietante, ma chiaro e risolto. D’altra parte, Veleno è stato accusato di essere poco neutrale, di offrire una visione parziale degli eventi e di imporre una soluzione che molti contestano.

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Il merito del podcast è di aver riacceso l’attenzione mediatica sul caso. In questo modo si sono riaperte le indagini, sono state possibili revisioni del processo e nuovi dibattiti sull’argomento. Il merito della docuserie, invece, è di aver completato le mancanze di Trincia. 

Veleno: la serie presenta una realtà molto più complessa e contraddittoria. A prendervi parte sono anche le persone che rifiutarono di collaborare con Trincia: dalla psicologa Valeria Donati ai “bambini” (ormai adulti). Ci permette quindi di capire come il caso non sia ancora chiuso: ci sono ancora dubbi, zone d’ombra, elementi problematici. Da una parte ci sono le famiglie che continuano a professarsi innocenti, sostenute da Trincia e dalla sua inchiesta. Dall’altra ci sono gli psicologi, gli assistenti sociali, ma anche molti dei bambini che sostengono tutt’ora di essere stati vittime di violenze. Esiste oggi un comitato chiamato Voci vere, il quale continua ad opporsi all’ipotesi di Trincia e a sostenere la colpevolezza delle famiglie.

Qual è la verità? Chi sta mentendo per difendere i propri interessi? Quali sono i ricordi veri, e quali sono suggestioni? Probabilmente queste domande non avranno mai una risposta certa. La situazione è talmente complessa e compromessa che la realtà è ormai impossibile da distinguere.

Veleno: la serie che pone domande

uno dei bambini della docuserie VelenoLa docuserie di Veleno offre una panoramica completa del caso dei Diavoli della Bassa Modenese, ma soprattutto lascia numerose domande. In primis domande sul caso stesso: a differenza del podcast non propone una risoluzione definitiva. Rimangono diversi pareri contraddittori, ed è impossibile stabilire chi abbia ragione. Sta allo spettatore fare le proprie considerazioni, scegliere da che parte schierarsi o se cercare una linea intermedia.

D’altra parte offre numerosi spunti di riflessione più generali. Questo caso mette in dubbio la stessa concezione che abbiamo dei bambini e dei legami familiari. Comprendiamo, infatti, che i bambini non sono necessariamente “voce della verità”. Ma anche quanto le loro menti siano facili da manipolare in modo irrimediabile, e che quindi comportino una grandissima responsabilità. Si può discutere sui metodi errati scelti dagli assistenti sociali: guidati dal pregiudizio nei confronti di famiglie disagiate, da inesperienza o da interessi economici, queste figure hanno sicuramente un ruolo importante nella vicenda. La decisione di allontanare i bambini dalle proprie famiglie anche prima di avere delle prove concrete è contestabile. Tuttavia se le violenze fossero state reali, chi non avrebbe fatto lo stesso?

Il rischio dell’inchiesta di Trincia, come sottolineato dalla serie, è di cadere nell’eccesso opposto: iniziare ad ignorare i racconti dei bambini temendo che siano falsi. E’ importante invece imparare da questo caso, stabilire strategie e approcci più efficaci per trattare situazioni simili, soprattutto quando coinvolgono minori. Se la verità sul caso è ancora incerta, il dolore è l’unico elemento sicuro: gli errori commessi hanno comportato, per le persone coinvolte, delle sofferenze irreparabili. Intere famiglie sono state rovinate, separate, distrutte. Se non possiamo sapere quale sia la verità, se la giustizia non potrà mai ripagare tutto ciò, possiamo almeno ricordare questo caso, riflettere e imparare da esso.

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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