Con The Father di Zeller Anthony Hopkins ha conquistato il suo secondo Oscar come Miglior Attore Protagonista. Ecco la nostra recensione.

La serata degli Oscar 2021 ha riservato diverse sorprese: una di queste è stata sicuramente l’Oscar come Miglior Attore Protagonista per Anthony Hopkins. Nonostante i suoi 83 anni, l’attore ha quindi conquistato la sua seconda statuetta. Una vittoria inaspettata, ma decisamente non immeritata: la sua interpretazione intensa e straziante in The Father è stata sicuramente degna dell’importante riconoscimento.

L’uscita in ritardo a causa delle chiusure ha forse fatto passare in sordina The Father. Si tratta tuttavia di un film delicato, toccante ed intenso: un tema attuale trattato con cura, un’interpretazione impeccabile e coinvolgente, una scrittura semplice ma efficace rendono questo film un ottimo motivo per tornare al cinema. The Father è infatti al momento nelle sale in lingua originale, mentre la versione doppiata in italiano arriverà il 27 maggio. Nel frattempo, ecco cosa pensiamo noi.

La trama di The Father

Anthony ed Anne discutono in The FatherThe Father è l’adattamento di una piéce teatrale di Florian Zeller del 2012. Lo stesso drammaturgo si è poi occupato della regia della versione cinematografica.

Il protagonista del film è Anthony (Anthony Hopkins), un uomo anziano che rifiuta l’aiuto di qualsiasi badante gli proponga sua figlia Anne (Olivia Colman). Quest’ultima è l’unica che riesce a gestire le lamentele e i problemi del padre. Tuttavia Anne ha intenzione di trasferirsi a Parigi con il suo nuovo compagno, e deve quindi trovare per Anthony una nuova sistemazione.

Iniziano però a susseguirsi degli elementi insoliti: ci sono delle incongruenze, i nomi dei personaggi si confondono, ogni scena contraddice quella precedente. E’ la mente di Anthony, colpita dalla demenza senile, che inizia a confondere la realtà e gli elementi della sua vita, rendendola faticosa e frustrante. Anthony non distingue più la realtà dalla finzione, il presente dai ricordi, mentre la sua psiche si fa sempre più labile e danneggiata.

Assistiamo da vicino ad una rappresentazione vivida e realistica di una malattia distruttiva, dei danni irreparabili del tempo e della vecchiaia. Non possiamo fare altro che partecipare empaticamente, in modo impotente e straziante, all’inarrestabile declino di un padre che “perde le sue foglie”.

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Un’interpretazione da Oscar

Anthony Hopkins in una scena di The FatherThe Father è un film molto intimo: ci sono pochi personaggi, si svolge quasi interamente all’interno di un appartamento, si focalizza sull’aspetto interiore e sui dialoghi più che sull’azione. La recitazione di Anthony Hopkins domina la scena e si fa carico della gran parte del film.

Zeller sceglie di raccontare un argomento delicato: la demenza senile è una malattia relativamente recente, che conosciamo ancora poco e che spaventa perché irreversibile. E’ legata all’età avanzata, al decadimento del tempo, un tema che fa riflettere da sempre l’uomo. Nel trattare questa condizione, Zeller non lascia allo spettatore un ruolo privilegiato, distaccato. Al contrario, gli affida il punto di vista instabile e confuso di Anthony. In questo modo ci permette di immedesimarci perfettamente nella sua situazione, comprendere la sua frustrazione e la sua angoscia.

Proprio come Anthony non abbiamo nessuna certezza, nessun punto di riferimento stabile. Non riusciamo mai a capire cosa sia reale, quanto tempo sia trascorso, dove ci troviamo, chi è chi. Ogni cosa diventa un possibile pericolo, una minaccia. Con Anthony ci sentiamo spaesati, persi in uno sforzo continuo ma vano di comprendere la logica di una realtà che ci sfugge continuamente.

Tutto questo è possibile soprattutto grazie alla performance di Anthony Hopkins. L’attore ci propone un’interpretazione balbettante, irrequieta e incredibilmente intensa. Vediamo un anziano, un padre, una figura autorevole per antonomasia, non riuscire più a riconoscere le persone intorno a sé. Lo vediamo ribellarsi, tentare di mantenere la propria indipendenza, e infine costretto a cedere: lo osserviamo tremante e distrutto, nel suo corpo segnato dall’età vediamo un bambino spaventato, in cerca di aiuto e sostegno. In definitiva, un’interpretazione degna di un Oscar.

Perdere le proprie foglie (attenzione: spoiler!)

Olivia Colman come Anne davanti ad una statuaThe Father è in grado di trasmettere un intenso senso di angoscia. La demenza senile di Anthony peggiora nel corso del film, e noi stessi prendiamo coscienza di ciò con il protagonista. Scopriamo poco a poco quanto la situazione sia grave e irreparabile.

Per trasmettere il senso di spaesamento, il set dell’appartamento veniva modificato tra una scena e l’altra, facendoci perdere anche la certezza dello spazio. La statua di fronte a cui passa Anne, il volto privo di frammenti di cranio, è la perfetta esemplificazione della condizione di Anthony: la perdita di ogni elemento solido e stabile su cui ha costruito la sua vita, in una distruzione ineluttabile.

La sceneggiatura segue quindi un climax di crescente intensità. Inizialmente ci porta a credere che Anthony sia un anziano tutto sommato indipendente, sebbene mostri qualche naturale difficoltà. La sua malattia si svela prima con piccoli indizi, quasi trascurabili. Lentamente si impone, si fa sempre più presente e importante. Aumenta la confusione: Anne, che sembrava un punto di riferimento affidabile, inizia ad avere un ruolo ed una vita incerta. E’ sposata? Con chi? Vuole partire o rimarrà? Ogni nuovo personaggio sembra una minaccia. Gli uomini che affiancano Anne sembrano a tratti violenti, le badanti cambiano continuamente. Anthony stesso diventa sempre più irrequieto e intrattabile.

Ma è il finale la parte più commovente: Anthony si risveglia in una casa di riposo. Ancora una volta non sa dove si trova, non riconosce la sua infermiera, si chiede dove sia Anne, non ricorda neanche il suo stesso nome. Dopo aver condiviso con lui numerose sequenze sempre più confuse, Zeller ci lascia osservare Anthony dall’esterno, dal punto di vista dell’infermiera. Ci affidiamo a lei, alle sue parole finalmente logiche, e nel contempo contempliamo la drammatica fragilità di Anthony. Quest’ultimo è ormai al pari di un bambino molto piccolo: cerca sua madre, chiede aiuto.

“Mi sento come se stessi perdendo tutte le mie foglie”. E’ la frase che Anthony pronuncia tra le lacrime, tremante, con un’aria quasi ingenua e un tono straziante. E’ un’immagine infantile ma incredibilmente efficace: l’anziano è arrivato all’autunno della sua vita e sta perdendo pezzi di se, ormai vicino alla fine. E di fronte a questo spettacolo doloroso non possiamo fare nulla. Proprio come la perdita delle foglie di un albero, la vecchiaia e la morte sono eventi naturali, nella loro crudeltà. Non possiamo fare altro che riconoscerlo ed accettarlo. Ci resta solo l’abbraccio quasi materno dell’infermiera, una stretta di pura umanità di fronte all’inesorabilità del destino.

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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