La saga di Shrek col tempo si è aggiudicata un posto d'onore nel mondo dell'animazione, merito anche di una colonna sonora davvero speciale

<<C’era una volta una Principessa bellissima, vittima però di un tremendo incantesimo che poteva essere spezzato solo dal primo bacio d’amore.>> Potrebbe essere l’inizio di qualsiasi favola di principesse rapite, boschi incantati, streghe e avvenenti principi. Ma nulla è quel che sembra. Il principe in questione si rivelerà essere in realtà un burbero orco, in sella al suo ciuco/destriero, pronto a liberare una fanciulla tramutata in un’orribile orchessa.

Questo è in sostanza il sunto della trama di Shrek, il film che ha dato inizio ad una delle saghe d’animazione più famose e amate di sempre. Lontanissimo dal mondo disneyano di fate, reami e animali danzanti al ritmo di musical, la saga di Shrek si è proposta come una delle più valide alternative animate al Mondo di Topolino. E la fortuna di cui godono l’orco verde e i suoi amici, a più di due decenni di distanza dalla loro comparsa, ne è la dimostrazione: non si contano infatti la quantità di meme e video che la comunità di internet gli ha dedicato.

Non solo Shrek è ormai un cult di animazione che ha messo d’accordo bambini e ragazzi (nonché adulti) di diverse generazioni, ma è anche un film davvero ben calibrato e pensato alla perfezione. Non bastasse la vittoria del primo Oscar al miglior film d’animazione in assoluto a giustificarlo, abbiamo qui pensato di rendere omaggio alla splendida colonna sonora del franchise. Un insieme di canzoni pop, musica originale e personaggi canterini, uniti in un perfetto montaggio delle tracce che rende il sonoro della saga uno dei più sofisticati di sempre per un film d’animazione.

State pensando che l’affermazione sia troppo assoluta? Che è impossibile superare la potenza evocativa di un Cerchio della vita o il piglio pop di una Let It Go? So che probabilmente state disperatamente cercando nella mente quale sia la colonna sonora di Shrek. Ce n’è davvero una? Non sono solo canzonette pop messe a caso per farci esaltare? Ebbene no. O forse sì. Perché la colonna sonora di Shrek è un po’ di tutto questo, ma è tutto talmente messo nel modo giusto che vale la pena di parlarne.

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“Shrek non è la Disney”: la scelta del pop

Shrek esce dalla latrina

Shrek è l’anti-Disney. Non è una novità. Non tanto, o meglio dire, non solo perché è una delle pochissime alternative all’animazione disneyana ad aver ottenuto un grandissimo successo di pubblico nei primi anni 2000, ma anche perché si prende deliberatamente gioco di tutto il suo immaginario. E alla base di questo vi è, in realtà, una diatriba interna ai vertici di casa Disney.

Infatti proprio in quegli anni si sta consumando il definitivo staccamento della DreamWorks, nata come costola di Disney Animation, dalla stessa casa madre. Motivo di questi è una divergenza fra Michael Eisner, allora CEO della Casa di Topolino, e Jerry Katzenberg, fondatore della DreamWorks. Non a caso, proprio quest’ultimo è uno dei produttori esecutivi della saga di Shrek.

Quale miglior occasione dunque per esprimere il proprio disappunto se non con Shrek. A guardarlo bene il film non è altro che una critica massiccia a più livelli del cosiddetto “Rinascimento Disney” tragato anni ’90. E della continua messa in discussione del mantra del “vissero per sempre felici e contenti”. E quale miglior modo per esprimere la distanza di messa in scena, se non utilizzando dei poco atmosferici motivetti pop.

Se la tradizione delle colonne sonore Disney è fatta da temi nostalgico-teatrali dall’impianto classico che servono ai personaggi per definire il loro apporto al narrato, con Shrek siamo (quasi) su un altro pianeta. Nel cartoon DreamWorks non vi è mancanza di commento musicale come ad esempio nello stile Pixar, al contrario, si sceglie di enfatizzarlo in modo sovversivo. Un po’ come a dire: “non ho bisogno della musica creata su misura per me per essere credibile!”

Allora ecco che troviamo la presentazione del personaggio con All Star degli Smash Mouth. Bad Reputation  nell’incontro di wrestling a Duloc. Hallelujah in un momento di tristezza collettiva. E ancora I’m On My Way quando l’orco e Ciuchino partono per la loro avventura. Si potrebbe quasi dire che siano delle scelte facili e tremendamente catchy, in cui il tema della canzone si abbina perfettamente a quello della narrazione. Come d’altronde in qualsiasi film dal grande appeal.

Ma non è tutto qui…

La colonna sonora originale

Shrek prende la mano a Fiona al tramonto

Sembrava forse che Shrek fosse completamente basato su canzoni pop, messe al posto giusto al momento giusto. Ma il film ha anche una sua colonna sonora originale, composta dal duo Harry Gregson-Williams e John Powell. Se vi state ancora domandando quale, vi basterà sentire le prime note di Fairytale per capire di che si tratta e farvi rapire dal suo motivetto ipnotizzante.

Nonostante gli inserti più smaccatamente pop, sono proprio questi temi musicali ad apparire costantemente, con alcune variazioni, durante tutto l’arco del film (e della saga più in generale). I temi vengono dunque inseriti all’interno del film per sottolineare gli aspetti più importanti, nonché più “seri”, dell’intera narrazione: l’amore fra i due orchi, i conflitti interiori e i cambiamenti dei protagonisti. In sostanza il senso più profondo che sta al di sotto di questa apparentemente semplice e poco seria storia.

In virtù di questa ultima considerazione, è bene rivedere dunque anche il ruolo della musica pop. Pare infatti che le canzoni pop sopra elencate, e le altre mille che caratterizzano la colonna sonora di Shrek, vengano utilizzate in momenti specifici. Il commento musicale pop interviene quando stiamo vedendo una scena in cui il protagonista “obbedisce” a delle regole di performatività sociale. Ad esempio, Shrek non è di natura combattivo, ma questo è quello che gli spettatori di Duloc si aspettano da un orco.

Al contrario, invece, come già anticipato, la colonna sonora musicale serve per ricordarci quali sono i momenti importanti dell’intera storia. I momenti che coincidono, in sostanza, con la presentazione più veritiera e sincera dei personaggi. Qui non c’è nessuna canzone pop ad astrarre la vicenda, solo i vari Shrek e Fiona alle prese con le loro sfide più personali, e dunque più emotive.

Un mix perfetto: Ciuchino e la morale della storia

Ciuchino con gli occhiali canta al microfono

Canzoni pop e temi musicali sono però lungi dal rimanere due modalità separate, ma tendono solitamente a convergere nel finale.

In questo senso, l’esempio forse perfetto è la conclusione di Shrek 2, in cui la Fata Madrina canta Holding Out For a Hero, mentre Shrek-uomo cerca disperatamente di arrivare al castello per salvare Fiona dall’inganno fatale. Qui la canzone diegeticamente interpretata dalla Fata, che rappresenta la “pressione sociale” del ruolo che Shrek deve ricoprire (un eroe), è intervallata dal tema principale dell’orco messo lì a ricordarci la sua vera missione: salvare l’amata da una vita di conformismo. Una scena azzeccatissima dunque sia dal punto di vista tematico che emotivo.

Una cosa simile la troviamo anche alla fine del primo film, ma questa volta è necessario scomodare Ciuchino. L’asino parlante, oltre ad essere il vero portatore dell’irrisione anti-disneyana, è infatti un eccezionale personaggio musicale, nonché l’unico che canta (o meglio dire “fa musica”) all’interno del film. E, non a caso, è l’unico che è se stesso dall’inizio alla fine, che non si trattiene per compiacere gli altri che gli implorano con veemenza di piantarla di canticchiare.

In questo senso risulta ancora più importante che sia proprio lui a guidare la scena in musica finale. La canzone I’m a Believer degli Smash Mouth inizia in sottofondo come musica non diegetica per poi essere ripresa proprio da Ciuchino che la performa live, rendendola dunque interna alla narrazione. E la festa in sottofondo, dove troviamo tutti i personaggi ballare insieme, privi delle loro differenze “sociali”, dove anche gli outsider sono accettati come “normali”, non fa altro che sottolineare quello che è il grande tema di Shrek. Ossia che l’unica strada per vivere per sempre felici e contenti è essere se stessi, solo così si potranno sfidare le norme imposte dalla società.

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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