Nel 2001, ormai 20 anni fa, usciva una delle serie comedy più amate di sempre. Ripercorriamo Scrubs attraverso i suoi migliori episodi.

Ci siamo svegliati, un giorno qualunque del 2021, e abbiamo realizzato che Scrubs usciva nel 2001. Non l’abbiamo presa bene. La serie è stata rimossa da Amazon Prime Video ma inserita, da poco, nel catalogo di Disney+. Scegliete voi quale fra le varie cose sia più rilevante, a noi basta una scusa per riproporvi l’argomento. Sitcom e medical drama allo stesso tempo, la serie TV di Bill Lawrence è tutt’ora una delle comedy più amate del piccolo schermo. A 20 anni dalla sua uscita abbiamo scritto, dunque, un approfondimento per rivivere parte di essa attraverso i migliori 10 episodi dello show con l’iconico Zach Braff.

NB: l’articolo contiene alcuni spoiler.

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Il cast di Scrubs oggi

Il cast di Scrubs oggi

10) Il mio lungo addio (6×15)

In seguito a un incidente d’auto, Laverne entra in uno stato di coma irreversibile. Tutti i membri dell’ospedale le porgono un ultimo saluto tranne Carla, sua ottima amica ma incapace di accettare la realtà. Sarà la stessa Laverne, sotto forma di una specie di spirito, a convincere Carla a entrare nella sua stanza e decidersi a lasciarla andare. Nel frattempo, Cox e Jordan stanno per avere la loro bambina. Un poco sensibile J.D. si danna per divenire il padrino di Jennifer Dylan, la nascitura che Cox – vista la situazione – non si sente di annunciare agli amici. La morte di Laverne arriva proprio nel momento in cui Scrubs rischiava di subire cali negli ascolti. È questa leggera forzatura, inserita in uno dei momenti meno entusiasmanti dello show, che ci ha convinti a non inserire Il mio lungo addio in una miglior posizione. L’episodio è comunque uno dei più belli: il confronto tra nascita e morte è un tema ricorrente e qui sfruttato con grande forza. Inevitabile, ovviamente, che il monologo finale di Carla strappi qualche potente lacrima dando vita a uno dei momenti più noti di tutte le nove (otto) stagioni.

” (…) Ti ricordi il mio primo giorno, quando quel paziente mi si buttò addosso sanguinando? Io ero così scioccata che non riuscivo a muovermi, ma tu sei stata al mio fianco e mi hai guidata passo dopo passo; e poi hai fatto la più sensazionale delle cose: mi hai fatto ridere. Negli ultimi quindici anni sei stata il mio modello, ma soprattutto sei stata mia amica. Non so che cos’altro dire se non che mi mancherai davvero tantissimo. Addio”

9) La sua storia (2×15)

La sua storia è un episodio terribilmente sottovalutato. Si tratta di uno spartiacque fondamentale e di un ennesimo modesto ma raffinato ritratto della complessità dei personaggi. Turk, dopo aver chiesto a Carla di sposarlo, la sfinisce al fine di ottenere il sì. Le insicurezze di Elliot emergono di nuovo quando inizia a frequentare Paul, un infermiere che farebbe un lavoro “troppo da donna”. J.D. prenderà la rivoluzionaria (quanto momentanea) decisione di affrancarsi professionalmente da Cox, il quale intanto inizia a frequentare uno piscologo e non controlla più la rabbia. La risposta positiva di Carla arriva alla fine: nessuna parola, solo musica e un sempre più idiota J.D. che gli corre attorno in un parco (“che l’amore trionfi!”). Elliot riesce alla fine a fregarsene delle sue insicurezze. Cox in analisi è da solo davanti a se stesso: imbeccato dai pesanti rimproveri di un frustrato terapeuta, deciderà alla fine di convincere J.D. a lavorare ancora con lui.

“Vedi, dietro la spacconeria grossolana che tu ostenti c’è il paralizzante terrore di accogliere qualcuno nella tua vita. E questo non perché ‘non sei stato amato quando eri piccolo’, ma perché nel tuo egocentrismo l’amore non ti bastava: e tiravi le trecce alle bimbe, e spingevi i bimbi grassi nella polvere perché nessuno potesse ignorare il piccolo Perry. Be’, il piccolo Perry ora ha 40 anni ed è così indetificato nella sua immagine narcisista e nevrotica di ‘solitario’ che non riesce a smettere. Continuerai ad allontare tutti quelli che ti stanno intorno finché alla fine (…) non resterà più anima viva”

08) Il mio avvenimento e Il mio eroe (1×22 e 1×123)

Vediamo ora il doppio episodio che introduce il personaggio di Ben, fratello di Jordan. Dopo essersi infortunato alla mano, Cox e J.D. intuiscono che qualcosa potrebbe non andare. La prima parte ci permette di entrare nella testa di J.D.: i risultati degli esami dicono si tratti di leucemia, ma il dottore preferisce mobilitare mezzo ospedale per ricontrollare il risultato senza dirlo a Cox e al diretto interessato. Il secondo controllo porterà a un esito migliore… salvo poi scoprire che era avvenuto tutto nella testa di J.D. Ben ha di fatto il cancro. Il secondo episodio affronta le fragilità di Cox, molto legato a Ben, che non ha il coraggio di affrontare la situazione di petto. Le sue insicurezze metteranno in discussione anche l’assertività di J.D. che capirà di aver terribilmente bisogno del suo mentore.

(…) Ben è un mio amico e cercherò di andare a trovarlo nelle prossime settimane ma, se non ce la farò, sarà una cosa triste per me… ma in fondo vorrà dire che sono un essere umano. Oh, pivello, non pensare di essere venuto qui perché Ben ha bisogno di me. Sei qui perché sei terrorizzato all’idea che per la prima volta potrai contare solo su te stesso e questa, questa, questa… è la cosa più triste di tutte

7) La mia anima in fiamme (2a parte) (8×15)

Il gruppo si trova alle Bahamas per celebrare le nozze dell’inserviente e Lady. Affiorano nuovi problemi di coppia fra J.D. e Elliot, Carla e Turk e Cox e Jordan. L’inserviente non è felice della loro partecipazione al matrimonio – li aveva invitati solo per ricevere i regali – e Kelso non riesce a smettere di sbronzarsi al chiosco. Il romanticismo non è proprio nell’aria. È proprio da qui che Scrubs definisce in maniera definitiva i rapporti sentimentali a pochissimi episodi dal finale. Finalmente robot-Jordan trova il coraggio di dire qualcosa di affettuoso a Cox; Turk e Carla raggiungono un compromesso e Lady e l’inserviente si scambiano delle bellissime promesse all’altare. Il tutto avviene in una splendida cornice: il vento, il mare e Hey Ya! suonata con una chitarra acustica da Ted. Ma La mia anima in fiamme è da sempre uno degli episodi più amati per via della dichiarazione d’amore di J.D. a Elliot, sul molo, al tramonto. La più cult della storia delle sitcom.

“Senti, Elliot, io non so se è possibile riuscire ad esprimere a parole il mio forte sentimento per te, ma credo di doverci provare. Io non avrei mai immaginato di poter trovare qualcuno da amare quanto amo te. Io ti amo più di qualsiasi altra cosa in tutto il mondo. Elliot… io ti amo più di Turk. Lo so, è difficile ammetterlo, ma è la verità”

6) La mia strada verso casa (5×07)

Altro gioiello poco citato è La mia strada verso casa, splendido omaggio a Il Mago di Oz della MGM. Mentre J.D. è a mollo nella vasca, viene interrotto e chiamato in ospedale pur non essendo di turno. Proprio come la Dorothy di Judy Garland, il suo obiettivo sarà quello di tornare a casa. Il compito si rivela assai arduo dal momento che tutti hanno bisogno del suo aiuto aiuto: Turk, come l’uomo di latta, ha bisogno di un cuore (letteralmente, il cuore di un paziente per un trapianto); Carla, come il leone, del coraggio (nel suo caso di avere un figlio); Elliot, come lo spaventapasseri, di un cervello (ovvero di nozioni di endocrinologia per una lezione che deve tenere). Nella seconda metà dell’episodio, proprio per citare il film, i colori si fanno estremamente saturi e pastello e le atmosfere più fiabesche. Le citazioni son tante, come le scarpe di J.D. verniciate di rosso dall’inserviente o il “vai a casa, Dorothy?” rivolto da Cox al protagonista. Alla fine, ne Il Mago di Oz i personaggi si rendono conto di avere già dentro se stessi tutto ciò di cui avevano bisogno: così succede in Scrubs. A suggellare il dolcissimo finale la versione di Somewhere Over The Rainbow della band di Ted.

Vivere con Elliott era molto diverso, ogni centimetro della sua casa era riempito da leziosità: candele profumate alla lavanda, accappatoi rosa, sali da bagno. Era… una… meraviglia!

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5) La mia vecchia signora (1×04)

Sarah Chalke e Judy Reyes in Scrubs
Con La mia vecchia signora, Scrubs regala il primo assaggio della sua filosofia prendendo tutti di sorpresa. La serie è capace sì di essere leggera e divertente ma anche di saper sterzare e modificare i toni umorali con spiazzante velocità. In questo caso J.D., Elliot e Turk prendono in cura tre pazienti in condizioni serie ma non particolarmente preoccupanti. Secondo la statistica – esposta dalla voce fuori campo – solo un paziente su tre muore in ospedale in determinati reparti. Ma questo episodio è senza pietà e verranno a mancare tutti e tre sul finale. In particolare, i fan di Scrubs ricordano bene la anziana signora in cura: saggia e serena, accetta di morire rinunciando alle cure e mettendo in crisi un giovane e spaesato J.D. Il protagonista realizza di avere troppa paura della morte e di avere ancora tante cose da fare nella vita (morte e vita, dicevamo). Elliot, complice un duro e allegorico confronto con Carla, prende una decisione difficile mettendo in campo la personalità che le mancava. Turk, di solito distaccato, con il suo fare giocherellone impara a legare con i pazienti. I pazienti muoiono ma i protagonisti avranno imparato qualcosa riguardo loro stessi con le note di Hallelujah ad accompagnare.

“E così dicono che dei nostri pazienti uno su tre muore qui… ma ci sono giorni in cui va anche peggio. E in giorni così, il meglio che si possa sperare è di avere imparato qualcosa, qualunque cosa. Anche di poco conto, anche solo a prendersi il tempo per sdraiarsi su un prato e pensare a tutte le cose che devi ancora fare”

4) Le mie vanterie a letto e oltre (1×15)

L’altra hit della prima stagione è l’episodio più psicologico di tutti, Le mie vanterie a letto e oltre. J.D. ed Elliot avviano la loro relazione. In ospedale, Kelso vuole che tutti i dipendenti si sottopongano a una visita con una terapeuta. I personaggi si abbandonano così a una specie di flusso di coscienza che ci permette di capirli come prima non era stato possibile. Intanto, attraverso i frequenti salti temporali emergono gradualmente nuovi dettagli relativi al primo giorno di sesso e confindenze di Elliot e J.D. Il loro rapporto si sgretola velocemente e va in contrasto con quelle prime ore che sembravano essere sospese nel tempo. Tramite le sedute, si fortifica invece la relazione tra Turk e Carla, scopriamo che Cox è meno cinico di quanto non voglia ammettere e che Kelso lo è anche di più di quanto immaginassimo. L’episodio è girato in parte con lo stile del falso documentario e la psicologa non è mai inquadrata: i protagonisti sembrano parlare solamente a se stessi e in seconda battuta allo spettatore, un po’ nello stile di Mariti e mogli di Woody Allen – a sua volta ispirato dalle atmosfere di Scene da un matrimonio di Bergman. J.D. ed Elliot capiranno di essere tornati single proprio in questo “confessionale” mentre Cox esporrà la sua sorprendente visione dell’amore.

“(…) In buona sostanza, le coppie veramente giuste sguazzano in mezzo alla stessa merda di tutti gli altri, la grossa differenza è che non si lasciano sommergere. Uno dei due si farà forza e ogni volta che occorre lotterà per quel rapporto. Se è giusto, e se sono molto fortunati, uno dei due dirà qualcosa”

3) Il mio finale (2a parte) (8×19)

Il (vero) finale di Scrubs è probabilmente il migliore della storia delle sitcom – con solo Friends che potrebbe provare a insidiarlo. Questo perché fa una cosa che a pochi è riuscita: in pochi minuti condensa tutto il senso e l’animo delle numerose stagioni precedenti. E lo fa con semplicità. Da una parte c’è J.D. che percorre, per l’ultima volta, il corridoio del Sacro Cuore rivedendo molti dei  volti che hanno fatto parte della sua vita; dall’altra c’è la sua speranza per il futuro, come proiettato su quello striscione che ingombra l’uscita dell’ospedale. Attraverso la potente immaginazione di J.D., Scrubs si concede un ultimo sguardo al passato e si lancia nel futuro. The book of love is long and boring, così canta intanto Peter Gabriel. Salendo poi in macchina, il giovane dottore compie un gesto banale, eppure è chiarissimo quanto sia diverso dal solito. Il tema musicale ricorrente della serie – I’m no Superman – suona un’ultima volta ma con leggerezza, in acustico e senza voce. Quando J.D. lascia il Sacro Cuore non fa nulla di enfatico, l’approccio “normalizzante” scelto da Bill Lawrence è quanto mai azzeccato.

“E chi dice che non accadrà? Chi può dirmi che le mie fantasie non si avvereranno… almeno questa volta?”

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2) Il mio pranzo (5×20)

Al Sacro Cuore ci sono tre pazienti in difficoltà: hanno urgente bisogno di un trapianto, rischiano la vita. Cox si galvanizza e prende in mano la situazione. Impianterà, per errore e per la troppa fretta, degli organi infetti di rabbia nelle persone che tentava di salvare. Jill, la ragazza donatrice, si pensava fosse morta di suicidio ma in realtà aveva questa rarissima malattia. Preso dal senso di colpa e dalla disperazione, Cox inizia la sua corsa contro il tempo per salvare i pazienti infetti. Moriranno tutti e tre. L’episodio ruota attorno al senso di colpa: prima J.D., che credeva di essere stato troppo superficiale con Jill quando si pensava si fosse uccisa; poi Cox per il grave – quanto in buona fede – errore che condanna i suoi pazienti. Il finale è noto: il momento più struggente di tutta la serie è intenso, negli eventi e nel montaggio frenetico, e segue Cox sprofondare nella rabbia e nel dolore con How to Save a Life a rincarare la dose. È anche un episodio fondamentale per l’evoluzione del rapporto fra J.D. e il suo mentore, i quali a fasi alterne trovano il modo di sostenersi a vicenda. I tentativi di J.D. non servono a molto: Cox dovrà affrontare il momento più difficile della sua vita.

“Dove vai? Il tuo turno non è finito. Ricordi quello che mi hai detto? Se inizi a sentirti in colpa per la morte delle persone… non torni più indietro”

1) Il mio disastro (3×14)

Il mio disastro è il miglior episodio di Scrubs
Il mio disastro
è forse l’episodio più amato. Scrubs dimostra ancora una volta, e meglio del solito, di saper far coesistere trame leggere e autentici drammi. Ben torna al Sacro Cuore perché invitato al compleanno del piccolo Jack. Solo nei primi minuti interagisce con tutti i personaggi, poi iniziamo a intuire che qualcosa non va: Ben è morto, ma lo spettatore non lo sa perché guarda la storia dal punto di vista di Cox, il quale entra in uno stato di negazione e continua a parlare con il suo amico come fosse vivo. L’attesa per la festa di Jack si trasforma in quella per il funerale ma noi, insieme a Cox, lo realizzeremo solo alla fine. È l’inquietante “dove crede che siamo?” pronunciato da J.D. che ci riporta brutalmente alla realtà; eloquente l’espressione di Cox che, silenzioso, inizia a capire. Il mio disastro è un gioiello nella scrittura per la capacità di spiazzare e schernire chi guarda. L’episodio più triste di Scrubs è anche il manifesto di una serie che di comedy, a volte, ha molto poco.

“Alla fine l’importante è accettare che per quanto ti senta solo, per quanto sia doloroso, con l’aiuto di chi ti è vicino ce la potrai fare”.

Bonus: il monologo di J.D. ne Il mio mentore tormentato (5×21)

Il mio pranzo e questo episodio sono direttamente collegati, avremmo potuto inserire anche questo in classifica. Ma forse è meglio selezionare e isolare il monologo di J.D. che aiuta Cox a reagire. Forse il momento più bello – e più significativo per entrambi – di tutta la serie.

“Credo che dopo tutto questo tempo io ti veda ancora come il grande supereroe che mi tira sempre fuori da qualsiasi guaio. Ne avevo bisogno. Ma questo è un mio problema, lo so, e lo gestirò da solo. Credo di essere venuto qui per dirti quanto… sono orgoglioso di te. Non perché hai fatto del tuo meglio con quei pazienti, ma perché dopo 20 anni che fai il medico, quando le cose vanno storte per te è ancora un duro colpo. E devo dirtelo, amico, insomma… sei il dottore che vorrei essere io”.

Qualche menzione


Vista la notevole costanza di Scrubs, per lo meno per le prime cinque stagioni, sono rimasti fuori tanti bellissimi episodi. Ad esempio i due natalizi (prima e quarta stagione): nel primo Turk assiste una ragazza incinta in una perfetta fiaba invernale, nel secondo J.D. e gli altri aiutano un padre a tornare a casa in tempo per Natale con suo figlio.

La seconda stagione ha i migliori episodi che riguardano la crescita e la gavetta dei ragazzi – senza elencarli tutti, a nostro avviso è forse il miglior periodo dello show.

La terza stagione vede un ottimo doppio episodio con Michael J. Fox (Ritorno al futuro) nei panni del superdottore (da leggersi con tono enfatico) Kevin Casey. C’è anche La mia farfalla, episodio che indaga due scenari temporali differenti condizionati dal comportamento dell’insetto. La stagione si chiude con il devastante e devastato matrimonio di Carla e Turk, preceduto dalla iconica dichiarazione di J.D. ad Elliot di un paio d’episodi prima.

La quarta stagione coincide con l’esordio alla regia di Zach Braff: La botte piena e la moglie ubriaca introduce la crisi matrimoniale dei sopracitati sposi e vede J.D. mandare all’aria la sua relazione con due ragazze. La delicata e malinconica regia dell’episodio avvicina Scrubs ai toni indie tipici del regista di Garden State. Qualche episodio prima c’è la commovente morte del padre di J.D. e Dan.

La quinta stagione, la più matura e completa, ha una media qualitativa che nessun’altra può vantare. Siamo particolarmente affezzionati a La mia lista, il terzo episodio, in cui uno J.D. neotrentenne ed Elliot si ritrovano a riflettere sul loro percorso di maturazione e sul loro senso di fallimento. Decideranno di andare a convivere con le note di Everybody’s Changing dei Keane a creare l’atmosfera: il vero giro di boa e fase centrale delle nove (otto) stagioni. Verso la fine vedremo invece Dan convincersi a cambiare vita in uno dei migliori capitoli – tutti interessanti in realtà – che riguardano il travagliato rapporto fra i due fratelli.

La sesta parte alla grande con la nascita della bimba di Carla e Turk, l’imperfetto ma delizioso episodio musical e il finale che riapre ogni scenario relativo al rapporto sentimentale di Elliot e J.D.

Fra i più tristi il secondo episodio dell’ottava: J.D. e Turk fanno compagnia ad un anziano signore in attesa che arrivi il suo momento per tutta la notte. Un’ennesima riflessione sulla morte e sulla vita.

Potremmo citarne altri ma ci fermiamo. L’assenza pesante della nostra classifica – ce ne rendiamo conto – riguarda l’addio al Sacro Cuore dell’amato e odiato primario Kelso. Un altro momento esageratamente cult. “Ti ringrazio di tutto, Ted, dico davvero!”.

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Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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