Tutte le volte che a vincere non è stato il migliore, ecco la nostra Top 10 degli Oscar più immeritati visti negli ultimi decenni

Si avvicina anche quest’anno l’edizione numero 93 dei premi più ambiti della cinematografia internazionale. Un’edizione più “pacata”, nonché – per ovvie ragioni – più sottotono rispetto al solito. Stiamo ovviamente parlando degli Oscar (qui tutte le nomination), i premi più glamour, più pop e indubbiamente più controversi di tutti.

E proprio in questa linea va la nostra Top 10. Abbiamo infatti deciso di fare una lista, del tutto personale, degli Oscar più immeritati degli ultimi anni, i casi più eclatanti in cui ad aggiudicarsi l’ambita statuetta dorata non è stato il migliore tra i candidati. Insomma, a tutti è capitato di non essere d’accordo con i giudizi presi dalla giuria dell’Academy, ma alcune volte il divario tra il prescelto e tutti gli altri diventa davvero troppo per essere completamente accettabile. Bene… la nostra lista va in questo senso.

Prima di partire con la nostra Top 10 è opportuno però fare un piccolo disclaimer iniziale. È chiaro che gli Oscar, un po’ come tantissimi altri premi, sono primariamente una faccenda politica, piuttosto che un semplice e puro riconoscimento artistico. I vari Green Book o La forma dell’acqua, nonostante siano lavori davvero memorabili ed esteticamente rilevanti, ci dicono infatti proprio questo. Ma ci sono alcune volte in cui ci si spinge un po’ più in là, ed ecco che alcuni titoli o performance premiati fanno davvero storcere un po’ troppo il naso, facendoci pensare che quel premio, in fin dei conti, sia stato “rubato” a qualcun altro che lo meritava un po’ di più.

Ecco quindi i nostri personalissimi WTF Oscars

1. The Millionaire – Miglior Film (2009)

Jamal Malik vince al Milionario

The Millionaire è un film furbo, immediato, catchy e molto ruffiano, dove una storia di rivalsa molto semplice e immediata viene trattata con un piglio estetico interessante e a dir poco esagerato. Questo per dire che se all’Academy perdoniamo la statuetta a Danny Boyle per la Miglior Regia, di certo non si può dire lo stesso per la doppietta con l’Oscar più ambito.

Anche perché in quell’anno c’erano film molto più interessanti e complessi di questo, ad esempio The Reader di Stephen Daldry o Milk di Gus Van Sant. Ma il vero vincitore dell’edizione 2009 sarebbe probabilmente dovuto essere Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher, un regista snobbato dall’Academy, che tutt’oggi risulta privo di riconoscimenti iridati.

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2. Cuba Gooding Jr. in Jerry Maguire – Miglior attore non protagonista (1997)

Rod al telefono nella vasca con il figlio

L’annuncio della vittoria di Cuba Gooding Jr. come Miglior Attore non protagonista lasciò in molti perplessi. Non tanto per un demerito in sé, quanto perché tra i candidati quell’anno vi erano alcune prove attoriali decisamente più memorabili. Molto più meritevoli erano, infatti, le performance di William H. Macy in FargoEdward Norton in Schegge di paura, anch’essi candidati alla statuetta.

Oltretutto, a testimonianza di quanto la scelta di Gooding Jr. fosse sbagliata, c’è da dire che la carriera dell’attore non beneficiò minimamente di questa vittoria agli Oscar. Una cosa decisamente strana per dei premi così “politici” come gli Oscar.

3. The Artist – Miglior Film (2012)

George e Peppy sorridono quasi toccandosi le mani

Sì, certo, in questo caso l’Academy ha deciso di dare il suo premio più prestigioso in nome della nostalgia del cinema-che-fu. Ma la forza di The Artist è quella di riuscire ad impacchettarsi come film in bianco e nero e muto, funzionando, in un’epoca che non è più né in bianco e nero, né tantomeno muta. Purtroppo… nulla più, o almeno non tanto da meritarsi anche l’Oscar per il Miglior Film (oltre alla già ambitissima Miglior Regia).

In lizza in quell’edizione c’erano infatti pellicole – a nostro parere – ben più meritevoli. Dall’ulteriore omaggio al cinema fatto da Scorsese con Hugo Cabret, a uno dei film più riusciti di Woody Allen degli ultimi tempi, Midnight in Paris, fino ad arrivare a quello che dovrebbe essere stato il vero vincitore: The Tree of Life. Forse troppo complesso, criptico ed evocativo per aggiudicarsi un premio tra l’autoriale e il popolare, il capolavoro di Terrence Malick è, in ogni caso, nettamente superiore all’interessante esperimento di Hazanavicius.

4. Moonlight – Miglior Film (2017)

Juan tiene in acqua il piccolo Chiron

Tutti ci ricordiamo la rocambolesca consegna del Miglior Film prima a La La Land, poi sconfermata per consegnare l’Oscar più ambito a Moonlight. Moonlight non è per niente un brutto film, non siamo di quella schiera fanatica che vuole demolire a tutti i costi questo piccolo film indipendente che è arrivato così in alto. La pellicola di Barry Jenkins, per tematiche trattate, era quella da premiare in quel momento. Purtroppo però non era la migliore.

Molto più innovativo (e completo) in questo senso era il La La Land di Chazelle – nell’opinione di chi scrive uno dei migliori film degli ultimi anni; oppure si poteva premiare per non-convenzionalità anche la sorprendente fantascienza umana di un film singolare come Arrival di Denis Villeneuve.

5. Eddie Redmayne in La teoria del tutto – Miglior Attore Protagonista (2015)

Stephen Hawking scrive una formula alla lavagna

All’Academy le trasformazioni attoriali piacciono parecchio, non è una novità. E la premiazione di Eddie Redmayne per l’interpretazione di Stephen Hawking va in questo senso, a sostegno di un giovane attore che era alle prese con le sue prime prove “autoriali”.

Ma se in altri casi interpretazioni “trasformative” colpiscono davvero nel segno (Christian Bale in Vice), questa di Redmayne rimane comunque un po’ troppo asettica. Da preferire sarebbero state quindi altre interpretazioni come quella di Steve Carell per Foxcatcher o quella di Michael Keaton per Birdman.

6. Roberto Benigni in La vita è bella – Miglior attore protagonista (1999)

Guido parla con Giosuè nel campo di concentramento

Va benissimo l’Oscar come Miglior film in lingua straniera e pure quello per la Miglior colonna sonora, ma la statuetta che davvero si fa fatica a comprendere è quella a Roberto Benigni come Miglior attore protagonista. Anche perché ne La vita è bella, Roberto Benigni non fa altro che interpretare sé stesso.

Siamo sicuri che questo tipo di interpretazione, molto libera e poco controllata, abbia fatto molta presa sui membri dell’Academy, ma non si può certo dire che fosse la migliore presente in quella serata. In particolare se pensiamo agli altri attori in gara: Ian McKellen in Demoni e deiTom Hanks in Salvate il soldato Ryan o quello che sarebbe dovuto essere il vero vincitore, Edward Norton con probabilmente una delle sue interpretazioni migliori di sempre in American History X.

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7. Shakespeare in love – Miglior Film (1999)

Romeo e Giulietta durante la performance al Globe

Come si è scoperto in concomitanza con le denunce per il movimento #MeToo, Harvey Weinstein aveva organizzato una campagna senza esclusione di colpi pur di favorire un film come Shakespeare in Love agli Oscar 1999. Il risultato fu infatti un totale di 7 statuette vinte su 13 nomination totali.

Una delle più inspiegabili tra queste 7 rimane comunque quella per il Miglior Film. Anche perché praticamente tutti gli altri titoli nella cinquina erano di gran lunga più meritevoli: Salvate il soldato Ryan, Elizabeth, La vita è bella, ma soprattutto La sottile linea rossa di Terrence Malick, uno dei racconti di guerra più poetici mai visti sul grande schermo.

8. Jamie Foxx in Ray – Miglior Attore Protagonista (2005)

Ray Charles canta al piano

Diciamo che in sé per sé la performance di Jamie Foxx è l’unica cosa che solleva un film altrimenti mediocre come Ray. E probabilmente proprio per questo motivo, unitamente all’omaggio al cantante, è stato scelto per la statuetta come Miglior attore protagonista.

Ma c’è un ma. L’Oscar per la miglior interpretazione quell’anno sarebbe dovuto andare, senza ombra di dubbio, al Leonardo DiCaprio di The Aviator. Sappiamo tutti quanto l’Academy abbia tenuto in sospeso il premio all’attore, ma una performance così intensa, “ossessiva” e fuori dal comune non sarebbe di certo dovuta passare inosservata. Esattamente come quella per The Wolf of Wall Street… ma questa è un’altra storia.

9. Jennifer Lawrence in Il lato positivo – Miglior Attrice Protagonista (2013)

Pat e Tiffany in un diner

La vittoria di Jennifer Lawrence come Miglior attrice protagonista nel 2013 ha voluto significare un vero e proprio endorsement da parte dell’Academy ad un’attrice giovane come lei. Sia ben chiaro: la Lawrence in Il lato positivo è talmente all’interno della parte che non sembra nemmeno recitare, ma forse era troppo “presto” per un riconoscimento così ambito.

C’era infatti un’altra attrice che avrebbe meritato l’Oscar in quell’edizione. Stiamo parlando di Jessica Chastain con la sua interpretazione in Zero Dark Thirty. Una prestazione magistrale, emotiva e rigida allo stesso tempo, che avrebbe meritato un riconoscimento, in particolare dopo la sua seconda nomination consecutiva.

10. Tom Hooper per Il discorso del re – Miglior Regia (2011)

Il re e sua moglie fanno esercizi con il terapeuta

A differenza di altri casi affrontati in precedenza, eccone uno in cui non si può dire che l’Oscar al Miglior film non sia meritato. Un po’ meno, però, lo è la statuetta assegnata alla regia di Tom Hooper per Il discorso del re. Se la pellicola trionfatrice all’edizione 2011 è indubbiamente un mix di delicatezza e momenti più enfatici, non lo deve di certo alla regia, che risulta quasi in tutto il film abbastanza convenzionale.

Questa ultima considerazione diventa poi ancora più importante se si pensa alle altre nomination di categoria, in cui troviamo dei fiori all’occhiello della direzione cinematografica. Dai fratelli Coen de Il grinta ad Aronofsky con il suo capolavoro personale Il cigno nero, fino ad arrivare a quella perla insospettabile che è la regia di David Fincher per The Social Network, uno dei film cardine del nuovo millennio.

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Per voi, invece, quali sono gli Oscar più immeritati di sempre?

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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iot9892
iot9892
19 giorni fa

non è vero

Biagio
Biagio
15 giorni fa

D’accordissimo! The Millionaire in apertura mi ha fatto esclamare “ecco qua!”.
Personalmente, però, ce l’ho a morte con l’edizione 2007 in cui ha vinto come miglior film The Departed: un remake (di Infernal Affairs) che oltre ad americanizzare tutto non aggiungeva niente. E quell’anno non ho mai capito perché The Prestige non fosse nemmeno nominato!