Dopo quella dei film sopravvalutati, ecco la tanto attesa classifica dei dieci film sottovalutati, da vedere assolutamente

Dopo un primo articolo legato ai dieci film che, a nostro modo di vedere, sono stati esaltati più di quanto avessero realmente meritato, per naturale continuità ecco le dieci pellicole che, per critica, pubblico o incassi, sono state dalla nostra redazione considerate come sottovalutate.

Considerarli film sottovalutati non significa che non siano stati capiti o che siano stati considerati brutti, solamente che meriterebbero più spesso di rientrare in classifiche o di essere visti tra i film consigliati.

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Eccoci quindi con i dieci film sottovalutati:

Torneranno i prati

film sottovalutatiL’ultimo film di Ermanno Olmi è solo uno dei tanti film di uno dei più importanti registi della storia del cinema italiano ad essere stato clamorosamente sottovalutato.
Eppure Torneranno i prati è una delle opere più interessanti, realistiche e complete che possano essere mai state realizzate sulla condizione dei soldati.
In una trincea del fronte orientale della I Guerra Mondiale Olmi racconta, come tipico del suo cinema, l’uomo in tutta la sua semplicità e debolezza. Sospesi fra la vita e la morte e immersi in una natura contaminata dal solo rumore dei mortai, i soldati sono a tutti gli effetti quelli descritti da Giuseppe Ungaretti in Autunno. Un grandissimo “colpo di scena” finale, inoltre, contribuisce ad aumentare esponenzialmente il realismo e l’accuratezza del film di Olmi.

Torneranno i prati incasserà circa 1 milione di euro al botteghino, ma, nonostante le moltissime nomination, verrà del tutto snobbato ai David di Donatello e non verrà neanche proposto per rappresentare l’Italia agli Oscar nell’anno, il 2015, in cui nella cinquina in corsa per il premio al miglior film straniero rientreranno film molto simili a quello di Olmi.
Un vero peccato, visto che un Oscar sarebbe stato il perfetto coronamento della carriera di un regista che con i suoi film ha sempre ottenuto importanti riconoscimenti nelle manifestazioni cinematografiche più note.  

Commento a cura di Arturo Garavaglia.

Personal Shopper

film sottovalutatiNon è bastata una bravissima Kristen Stewart, in quella che è forse la sua migliore interpretazione, e un premio per la miglior regia al Festival di Cannes per far riscuotere a Personal Shopper di Olivier Assayas il successo che un’opera del genere avrebbe sicuramente meritato.
In Italia, infatti, il film ha conosciuto una scarsissima distribuzione, ha incassato solamente 175 mila euro e, nonostante buona parte della critica lo abbia accolto positivamente, il pubblico non lo ha del tutto apprezzato. 

Personal Shopper, tuttavia, porta avanti un’interessantissima analisi sulla nostra contemporaneità utilizzando il genere del thriller paranormale per proiettare gli spettri di una generazione completamente smarrita nella tecnologia e non del tutto in grado di riuscire a scindere realtà da virtualità.
Il film affronta tematiche urgenti con un’attualità nella messa in scena che lo rende non un mero esercizio intellettuale tipico di un certo cinema francese contemporaneo, di cui Assayas è uno dei maggiori esponenti, ma una approfondita e accurata rappresentazione dell’annullamento di ogni confine, perfino il più invalicabile come quello fra vita e morte, che le nuove generazioni cercano nella tecnologia. 

Commento a cura di Arturo Garavaglia.

Predestination

film sopravvalutatiLa pellicola di Michael e Peter Spierig, già distintisi con Undead e Daybreakers – L’ultimo vampiro, è una produzione a basso budget che, senza effetti speciali né effetti visivi di rilievo, riesce a far vivere riuscitissime atmosfere di fantascienza al pubblico, meritando l’inserimento tra i film sottovalutati.

Un agente temporale deve risolvere un attentato terroristico che avverrà nel futuro. L’ottima regia, fotografia e un Ethan Hawke che riesce ad essere davvero credibile in un ruolo non certo semplice, sono quindi i mezzi attraverso i quali una trama davvero originale riesce a trovare un’interessantissima messa in scena.

Predestination, superato il classico paradosso temporale ‘del nonno’ (ovvero la contraddizione logica figlia della modifica degli eventi del passato, che però è bene accetta, almeno dopo il secondo Ritorno al Futuro) è perfettamente riuscito, e risulta uno dei prodotti di fantascienza meglio scritti degli anni duemila.

Il miscuglio con il genere thriller e giallo aggiunge una trama di detection che, sviluppatasi nell’intricato contesto temporale, mantiene alto l’interesse, senza risparmiare colpi di scena inaspettati.

Ad Astra

film sottovalutati

Presentato al Festival di Venezia del 2019, (trovate la nostra recensione dell’anteprima, rigorosamente senza spoiler, proprio qui) Ad Astra merita a pieno titolo di stare tra i film sottovalutati.

Un astronauta estremamente preparato e capace viene chiamato a svolgere una missione dalla quale dipende la salvezza della terra.

Il film di James Gray, che gioca volutamente sula fascino di un Brad Pitt che pare non invecchiare mai, è stato troppo spesso considerato “123 minuti di Chanel n. 5”, definizione ironica, accompagnata a numerosi cuori, comparsa sul celebre Ridateci i soldi di Lido Casinò.

Ebbene c’è Brad Pitt e ne viene esaltata l’avvenenza, ma c’è molto altro. L’originalità dei giochi di luce, la qualità del silenzio e la bellezza delle inquadrature creano complessivamente un risultato visivo che appaga i sensi, unito ad una trama tutt’altro che scontata.

Ad Astra non è un capolavoro, ma merita sicuramente di essere visto e, almeno per certi aspetti, apprezzato.

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Il Sindaco del Rione Sanità

film sottovalutatiAntonio Barracano è il boss mafioso del Rione Sanità, personaggio controverso con un codice etico tutto suo, che si vanta di difendere gli ignoranti.

Ciò che sorprende di questo film è la volontà di prendere quanti più generi possibili (teatro, cinema, seriali ecc..) e di mescolarli tra loro, creando per commistione un prodotto che beneficia dei punti forti di ciascuno di loro, evitandone i difetti.

Inutile soffermarsi sulla qualità del testo: l’originale è infatti scritto dalla geniale penna di Eduardo De Filippo. L’adattamento, sull’onda di Gomorra, ma in maniera più volutamente dissacrante, è una denuncia severa della malavita napoletana, concentrata magistralmente nella sparatoria iniziale tra amici avvenuta per gioco.

Francesco Di Leva merita una menzione a parte, credibilissimo nel nuovo modello di boss mafioso: giovane, prestante e, insospettabilmente, individuo che agisce secondo morale.

In un contesto cittadino che cambia con velocità sorprendente, Martone si muove senza risultare mai impacciato: musiche e montaggio innescano l’empatia della spettatore che si trova catapultato dentro la città di Napoli, i suoi usi e i suoi costumi.

A Serious Man

film sottovalutatiQuando si parla dei fratelli Coen, spesso capita che i film non incassino quanto in realtà dovrebbero, per la evidente qualità che i registi del Minnesota mettono a partire dalla sceneggiatura, per arrivare alla fotografia (vedasi sodalizio con il talentuosissimo Roger Deakins) fino al montaggio ( talvolta firmato Roderick Jaynes, pseudonimo dei due fratelli stessi).

A Serious Man però, anche tra la critica, che spesso è favorevole, è stato un film dibattuto: il film rappresenta il manifesto concettuale-spirituale di Joel ed Ethan, raccontando tra farsa e tragedia la vita nella comunità ebraica e, più in generale, l’esistenza umana.

Larry Gopnik (un eccellente Michael Sthulbarg) è un professore di fisica che aspetta una cattedra universitaria, lavoro che riuscirebbe a risolvere almeno alcuni dei suoi problemi, che sono un divorzio costoso, un figlio che pensa più all’erba che alla propria istruzione e una figlia che risparmia per una rinoplastica.

La pellicola vera e propria è però introdotta da un cortometraggio, completamente slegato dal film, se non per il contenuto legato alla cultura ebraica, che narra la storia dei Dibbuk, ovvero uno spirito maligno o un’anima in grado di possedere gli esseri viventi.

I Coen hanno un talento unico, ovvero quello di riuscire ad affrontare il nichilismo con una vena dissacratoria capace persino, in alcuni momenti, di far ridere.

La vita è imprevedibile, l’esistenza imperscrutabile ed il fato ineluttabile: forse anche al più serio degli uomini resta un’unica possibilità: prendere le cose non troppo sul serio.

Silence

film sottovalutati

Due gesuiti si recano in Giappone per cercare di capire cosa sia successo al loro mentore, poiché gli è stato riferito della sua apostasia.

Il film, tratto da un omonimo romanzo di Shūsaku Endō, è stato per tanti, tantissimi anni in fase di stallo nella mente di Martin Scorsese che, infine, è riuscito a realizzarlo.

Difficile considerare tra i film sottovalutati un film del fenomenale regista di New York, se non rapportandolo al successo ottenuto da alcuni altri suoi capolavori.

A nostro parere però, questo film non ha nulla da invidiare ad alcune sue pellicole considerate vere e proprie pietre miliari.

A differenza di quel che spesso capita, questo film, frutto di un grande lavoro di ripensamenti e riscritture, risulta davvero di pregevole fattura, unendo al tema della ricerca  (tipico ad esempio del western) quello dell’esplorazione di un paese con usi e costumi differenti (indagine, sempre legata al Giappone, per esempio in Lost in Translation) e quello del capire da che parte sta un personaggio (impossibile non pensare a Lawrence d’Arabia). Ognuno di questi temi, preso singolarmente, sarebbe potuto essere sufficiente, eppure si mescolano tutti tra loro in modo equilibrato ed omogeneo.

La spiritualità del film poi è figlia di un risultato di continua ricerca perpetrato negli anni da Scorsese che, come ha messo, resta la sua ossessione più grande.

Jackie

film sottovalutatiJacqueline Bouvier, più celebre come Jackie Kennedy, è stata uno dei due modelli di riferimento, insieme a Marylin Monroe, per le donne degli anni Sessanta.

Elegante, intelligente ed estremamente regale, la First Lady nel film mostra come muoversi tra le mura della casa bianca e di un mondo complesso come quello dei vertici della politica statunitense.

La critica più ricorrente del film è senza dubbio il ritmo, che spesso tende ad arenarsi un po’ nella non equilibratissima alternanza intervista-avvenimenti: il taglio umano ed emotivo che Larraìn però sceglie di conferire alla vicenda e, nello specifico, a Jackie, è in parte il motivo di ciò. Altra motivazione è senza dubbio la scelta di raccontare una pagina di storia trita e ritrita, che risulta avere meno elementi per stupire.

Per chi però fosse interessato al lato umano della first lady, interpretata da una Natalie Portman a dir poco stellare, la pellicola regala un ritratto fedele ed accurato.

Se infatti fatti storici ed emozioni rappresentano due rette parallele destinate a non incontrarsi mai, il cinema, in questo caso, è la tangente che le interseca, creando un punto di incontro tra le due differenti realtà.

 

Commento a cura di Arturo Garavaglia.

Locke

film sottovalutatiSteven Knight è stato per tanti anni un personaggio molto attivo nel mondo del cinema e delle serie tv , aveva per esempio scritto la sceneggiatura di de La Promessa dell’assassino, film straordinario di David Cronenberg con Viggo Mortensen.

D’un tratto però, a partire dal 2013, è diventato uno degli autori più attivi e di successo della scena. In quell’anno inizia la serie tv che porterà il suo nome sulla bocca di tutti, Peaky Blinders. Ma non solo. Sempre nel 2013 esordisce dietro la macchina da presa, anzi escono ben due lungometraggi da lui diretti. Uno di questi è proprio Locke, l’opera che trovate in questa lista di film sottovalutati.

La trama in breve: Ivan Locke dopo una giornata in cantiere e parte in macchina per una meta sconosciuta, durante il tragitto affronterà una serie di telefonate che gli cambieranno di netto la vita. Molto semplicemente abbiamo 85 minuti di uno straordinario Tom Hardy in auto alle prese con una sceneggiatura tanto semplice nel plot quanto stratificata a livello di avvenimenti off screen.

Più che essere inserito tra i film sottovalutati Locke è probabilmente un film che non è stato proprio visto ed è un peccato perché è un’opera tanto semplice quanto essenziale ed emozionante. Un vero gioiello da riscoprire.

Commento a cura di Giacomo Lenzi.

Matthias & Maxime

film sottovalutatiXavier Dolan ha 32 anni (classe ’89), è canadese, ha diretto otto lungometraggi di cui il primo uscito nel 2009 quando aveva vent’anni, ha vinto il Premio della Giuria a Cannes nel 2014 e il Gran Prix sempre a Cannes nel 2016.

Dolan nei suoi film scrive, dirige, a volte interpreta, realizza i costumi e spesso si dedica anche al montaggio. È un caso di talento talmente unico e appariscente che a partire dall’esordio di J’ai Tué ma Mére ha iniziato a far parlare di sé in ogni salotto cinefilo d’Europa.

Con due capolavori come Laurence Anyways e Mommy il suo nome è diventato una piccola icona pop e, con un gran numero di fan, sono iniziati ad arrivare anche quelli che speravano in un piccolo fallimento. Il passo falso, naturale nel percorso di un’artista, è arrivato con il primo grande progetto dal cast hollywoodiano. Parliamo di La mia vita di John F. Donovan, un progetto nato con enormi aspettative e ambizioni e poi lentamente naufragato tra problemi in sala di montaggio e una accoglienza fin troppo rigida che ha portato anche a una distribuzione limitatissima.

All’angoscia di essersi bruciato, come tanti talenti prima di lui, Dolan ha risposto girando e interpretando immediatamente un’opera che subito richiama i suoi primi film. Matthias & Maxime è un piccolo lungometraggio, molto umile e lineare sulla forza del contatto fisico e l’importanza dei gesti spontanei. Probabilmente non l’opera con cui verrà ricordato Dolan, ma un film dalla grande emotività e fondamentale nel suo percorso artistico.

Commento a cura di Giacomo Lenzi.

E voi, cosa ne pensate di questa classifica di film sottovalutati?

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Tommaso Serena

Tommaso Serena

Cinematograficamente onnivoro, sono cresciuto tra l'autorialità dei fratelli Coen ed i fagioli western di Bud Spencer e Terence Hill. Sogno di sceneggiare un film in cui Trinità e Bambino prendono a sberloni i responsabili del furto del proprio tappeto che "dava un tono all'ambiente".

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