La stanza non riesce a mantenere le premesse di un incipit interessante e di tematiche importanti.

Stefano Lodovichi, dopo 6 anni in cui ha avuto modo di affinare il proprio stile con regie televisive in serie di grande successo come Il cacciatore e Il processo, arriva a dirigere il suo terzo lungometraggio tornando sul genere thriller/horror che ha contraddistinto il suo ultimo lavoro cinematografico, In fondo al bosco.
Prodotto da Lucky Red e approdato in esclusiva su Amazon Prime Video, La stanza non riesce ad andare oltre le ambizioni e si configura come il vero primo passo falso nella carriera del giovane regista.

Trama

primo-piano-di-profilo-di-camilla-filippi-con-velo-da-sposa-in-La-stanzaUna donna (Camilla Filippi) che vive in una splendida casa sta per commettere un suicido quando improvvisamente un uomo suona al suo campanello. L’uomo, interpretato da Guido Caprino, sostiene di aver prenotato una stanza nella casa e fa di tutto per non essere cacciato dalla padrona di casa, scossa profondamente dal suo arrivo.
Scopriamo quindi che la donna, di nome Stella, è stata recentemente lasciata dal marito (Edoardo Pesce) che era solito dare in affitto una stanza della casa e che la coppia ha un figlio che sta sempre chiuso nella propria cameretta.
Dall’arrivo del marito nella casa, tuttavia, la situazione degenera rapidamente.

Una sceneggiatura troppo superficiale

camilla-filippi-affacciata-a-una-porta-vede-guido-caprinoLe ottime prove attoriali non rendono giustizia a una sceneggiatura che, dopo un incipit promettente, seppur non originale, perde completamente di credibilità e di comprensibilità.
Al netto di un plot twist importantissimo per la trama che viene fatto intuire troppo presto, il film perde completamente sostanza nella sua parte centrale e la tensione cresce, accumulandosi, senza seguire un climax preciso.
La Stanza naufraga totalmente nei suoi intenti e conduce, complice anche un montaggio confusionario, in una spirale di no-sense che se non dispensa momenti di brivido, di orrore e perfino di ilarità, chiede allo spettatore più che la sospensione dell’incredulità un atto di fede.

Dopo 20 minuti promettenti, un plot twist, come già accennato, decisamente debole e l’entrata in scena del personaggio interpretato da Edoardo Pesce il film perde rapidamente compattezza e tutto si sfalda per poi tentare di ricompattarsi in un finale che, pur lasciando intuire una conclusione “logica” della vicenda, non dà alcuna risposta ai troppi dubbi che lo spettatore si pone nel corso del film.
Il problema fondamentale della sceneggiatura di La stanza è quindi il suo porre sul piatto, nei primi minuti, regole che vengono puntualmente trasgredite dall’evolversi del soggetto.

La confusione annebbia il significato del film

edoardo-pesce-in-piedi-con-mani-in-tasca-in-la-stanzaNon che La stanza non abbia un messaggio di fondo, una morale, forte. Le tematiche messe sul piatto da Lodovichi sono infatti importanti e il finale del film sembra riuscire a racchiuderle in sè.
Tuttavia temi come quello del rapporto fra marito e moglie, del male che nasce nei figli a causa di un cattivo rapporto fra genitori, vengono lentamente smarriti per lasciare spazio a una spirale di follia gratuita e lacunosa, per poi essere recuperati in extremis quando ormai, però, è decisamente troppo tardi. Se interessante è quindi l’idea di presentare gli effetti su un bambino di una crisi coniugale, l’interesse per il tema scema mano a mano che la tensione si accumula e si costituisce in scene confuse e gratuite.

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Non bastano quindi tre prove attoriali degne di nota, fra le quali spicca indubbiamente quella di Guido Caprino, per reggere il peso di un film in cui la confusione della sceneggiatura sembra, a un certo punto, andare di pari passo con quella della regia e, soprattutto, del montaggio. Tutto si disperde e nulla si trasforma e lo status quo del finale viene burrascosamente ripristinato senza aver fatto bene intendere allo spettatore in cosa consistesse esattamente la tempesta.

Un prodotto ben confezionato

guido-caprino-strangola-camilla-filippi-in-primo-piano-edoardo-pesce-distesoA discapito della sceneggiatura e della regia in La stanza sarebbe ingeneroso non segnalare una attenzione degna di nota al comparto più puramente tecnico del film costituito da fotografia, scenografia e costumi.
Gli interni di una enorme casa sono allestiti alla perfezione e la casa, quarta protagonista del film, è il luogo ideale per far esplodere il thriller di Lodovichi. Anche la fotografia curata da Timoty Aliprandi contribuisce a costruire l’atmosfera tetra e tragica in cui il film si svolge e lo stesso dicasi dei costumi, molto adatti alla caratterizzazione e alla costruzione dei personaggi portati in scena da Lodovichi.

Di fronte a tutto ciò, però, il rammarico per una sceneggiatura che perde totalmente la bussola è ancora maggiore e La stanza si configura come una delle ormai numerose occasioni mancate per riportare il cinema di genere italiano al di fuori dai nostri confini.

 

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Arturo Garavaglia

Arturo Garavaglia

Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai "mattoni" filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

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