Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese arriva su Netflix. Ripercorriamo insieme la storia e scopriamo 5 cose che ci ha insegnato.

Nel 2016 usciva nelle sale cinematografiche un film destinato a diventare un vero e proprio fenomeno, tanto da vantare la bellezza di una ventina di remake in tutto il mondo. Una pellicola firmata Paolo Genovese, che con garbo, estrema spensieratezza e seguendo un climax straordinario, riusciva a trasformarsi in un gioco al massacro difficile da dimenticare: Perfetti Sconosciuti. Il segreto di tanto successo? Una storia semplice, in cui tutti noi possiamo ritrovarci e sentirci perfetti protagonisti.

La vicenda è quella di sette amici che si ritrovano a cena e che iniziano la loro serata ridendo di vacuità, condividendo piccole cose. Tuttavia, con il trascorrere del tempo emerge una riflessione sull’importanza e il potere dei cellulari, su quanti segreti questi contengano e quanto ci abbiano cambiato inevitabilmente la vita. La conseguenza delle varie considerazioni è poggiare il telefono sopra la tavola e ogni volta che questo squilla, per qualsiasi ragione, mostrare ai commensali il contenuto del messaggio o condividere la chiamata con tutti.

Perfetti Sconosciuti nasce come un film corale divertente, allegro e termina come un’analisi di gruppo, un Dieci piccoli indiani, in cui mano a mano cadono le statuette poste al centro della scena. Ne abbiamo tratto qualche insegnamento? La risposta è ovviamente sì. E allora vediamo insieme cosa ci rimane in saccoccia di Perfetti Sconosciuti, escluse le tante risate.

1) L’importanza di saper disinnescare

due protagonisti di perfetti sconosciuti prima della cena“Non trasformare ogni discussione in una lotta di supremazia. Non credo che sia debole chi è disposto a cedere, anzi, è pure saggio. Le uniche coppie che vedo durare sono quelle dove uno dei due, non importa chi, riesce a fare un passo indietro. E invece sta un passo avanti. Io non voglio che finiamo come Barbie e Ken: tu tutta rifatta e io senza palle”.

Come dimenticare e soprattutto come non citare la frase pronunciata da Rocco (Marco Giallini) alla moglie Eva (Kasia Smutniak). Perfetti Sconosciuti ci insegna che per sopravvivere e vincere la guerra della quotidianità serve fare necessariamente un passo indietro. Nella dinamicità della vita, delle relazioni, esiste un principio di omeostasi, un equilibrio ricercato costantemente. Ci svegliamo la mattina, inizia la routine e siamo costretti a fare i conti con le discussioni, con i problemi e le decisioni, destreggiandoci tra famiglia e lavoro, perdendo inevitabilmente quella nostra stabilità. La maggior parte delle volte risolviamo e ripristiniamo il tutto con una lotta di supremazia, rispondendo a suon di urla, dimostrando la nostra forza a discapito dell’altro. Ci illudiamo così di portare a casa il bottino e crediamo di vincere ottenendo la ragione, sentendoci un passo avanti, senza renderci conto che in realtà stiamo solo iniziando a distruggere. Questo vale nella vita di coppia, nel tentativo di essere dei buoni genitori o figli. Vale nel lavoro, ma vale anche nelle amicizie.

In definitiva, Perfetti Sconosciuti ci insegna prima di tutto che nella vita quel passo avanti lo compie solo chi è capace di riportare quel livello di omeostasi in se stesso, nella coppia, nelle relazioni sociali, riuscendo così a costruire e mantenere. E per farlo, spesso, serve fare un passo indietro.

2) Tutti indossiamo delle maschere

giuseppe battiston e alba rohrwacher in perfetti sconosciuti a tavola“Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta”.

Lo dicono in Perfetti Sconosciuti, ma prima di tutti lo scriveva Gabriel Garcia Marquez. Paolo Genovese ci pone davanti alla cruda realtà. L’idea di vivere una vita e di condividerla con le persone che più amiamo è solo una grande truffa. Sediamo al fianco degli amici di sempre, fidanzati e mogli, ceniamo con loro, ma guardandoci nel profondo esiste una parte, una zona d’ombra, di cui nessuno possiede le chiavi. Così ci nascondiamo dietro delle maschere che indossiamo a volte con costanza, a volte all’occorrenza, e il contenuto celato può essere più o meno ingombrante.

C’è chi non se la sente di dichiarare il proprio orientamento sessuale e continuare a fingere di avere relazioni con persone inesistenti; c’è chi non rivela un segreto importante del passato; chi conduce più vite parallele, destreggiandosi magnificamente tra più storie – per altro, i nostri più vivi complimenti per la maestria nel farlo. Insomma, tutti sorridono, si divertono, ma in realtà sono solo cartonati, i mille personaggi pirandelliani in uno che nessuno conosce. Mostriamo solo quello che vogliamo, la parte migliore di noi o più semplicemente quella che reputiamo più socialmente accettabile. Temiamo il giudizio, abbiamo paura di affrontare la realtà e allora ci nascondiamo dietro le nostre coperture costruite ad hoc.

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3) Vietato fidarsi

edoardo leo vicino kasia smutniak in perfetti sconosciuti di paolo genoveseE allora, alla luce di quanto scritto, la domanda che sorge è solo una. Come mai decidiamo di nascondere? E qui arriviamo a un altro importante tassello che ci lascia in eredità Perfetti Sconosciuti.

Squilla il telefono, cade la maschera e si apre la voragine. Mostrandosi al mondo, seppur amici stretti, tutto esplode come una pentola a pressione ed emergono i pregiudizi, i tradimenti, il dito puntato, l’omofobia, il giudizio sprezzante. Salgono a galla tutti i sentimenti e le valutazioni più primitive e barbare che ci appartengono, tenute a bada fino a quel momento dalla maschera sapientemente indossata.

La risposta alla nostra domanda, allora, è perché non ci fidiamo né dell’altro, né di noi stessi, alla fine dei conti. Non ci conosciamo e pertanto riporre fiducia in qualcuno, quando siamo noi stessi i primi a non essere sinceri e soprattutto a ergerci a giudici supremi, diventa impossibile.

4) Non fare mai giochi simili!

anna foglietta e valerio mastrandrea a tavola in perfetti sconosciuti

In realtà avremmo voluto mettere questo come punto di apertura, considerando che molto probabilmente è la prima cosa a cui tutti abbiamo pensato una volta usciti dalla sala cinematografica. Ma dopo aver posto l’accento sulla natura così “mefistofelica” dell’uomo, ci sembrava più opportuno inserirlo qui e prendere una boccata d’aria.

Ebbene, dopo i 97 minuti di Perfetti Sconosciuti, dove un gruppo di “amici” finisce sostanzialmente per accoltellarsi, sorge spontaneo il consiglio di non proporre mai e poi mai giochi di questo tipo. Il divieto assoluto nasce sia da un’esigenza più pragmatica, che consentirebbe di portare avanti le nostre relazioni in tranquillità senza rischiare di mettere luce sui nostri segreti, sia per un aspetto più legato ai bisogni dell’uomo. Inutile essere ipocriti: ognuno di noi ha dei segreti che custodisce con premura, ma prendersene cura fa anche bene e ci consente di avere un’area tutta nostra, inviolata e inviolabile e non dobbiamo sentirci in colpa per questo (a meno che non si tratti di andare a letto con la moglie del vostro migliore amico).

5) Tutto sommato ci va bene così

mastrandrea e battiston mentre parlano a tavola in perfetti sconosciuti con telefonoMa alla fine della fiera? Paolo Genovese diceva a proposito di Perfetti Sconosciuti:

“Il far finire il film nel modo in cui finisce lo trovo molto più amaro, ma sinceramente più coinvolgente, perché permette al pubblico di immedesimarsi di più. Il finale tradizionalmente negativo fa sentire i problemi lontani, ti rende partecipe e ti coinvolge. Ti mette di fronte alla realtà”.

Perfetti Sconosciuti è come quell’eclissi che ci accompagna durante i minuti della cena. C’è il buio più profondo, ci si nasconde, ma poi torna tutto alla normalità.

Il finale di Perfetti Sconosciuti è il più vero e giusto che potessimo desiderare. Tutte le nostre menzogne, le nostre coperture, le nostre bugie costanti e continue in realtà non possono venire fuori, altrimenti tutto l’altarino dell’esistenza cadrebbe e il meccanismo si incepperebbe definitivamente. Va bene così. Tutti preferiamo questo epilogo, perché la verità è quasi sempre sofferenza. E allora ci salutiamo sotto la luna, montiamo in macchina e ci diamo la buonanotte augurandoci di rifare una cena il prima possibile. Raccontare la verità, d’altra parte, è estremamente faticoso.

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Giulia Leto

Giulia Leto

Appassionata di cinema, musica, arte, letteratura e tutto quello che l'essere umano può esprimere.

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