Con Up, Inside Out e Soul la Pixar di Pete Docter è riuscita a scavare nell'animo umano, lasciando insegnamenti non solo per i più piccoli.

Up, Inside Out, Soultre film di animazione Pixar, un’unica firma, quella di Pete Docter, e sicuramente tante lacrime. Sono tre pellicole molto diverse tra loro, ma con una caratteristica in comune: l’intenzione di sondare l’animo umano, ponendosi quesiti profondi e complessi, pur rimanendo dei prodotti per bambini.

Si tratta di tre film che non lasciano indifferenti neanche i più grandi: ognuno con un modo e un linguaggio diverso, Up, Inside Out Soul affrontano tematiche talmente trasversali da arrivare anche agli adulti, forse in modo anche più intenso. Anzi, la domanda che sorge è proprio quella opposta: sono effettivamente film adatti ai bambini?

Se ormai è evidente che per la Pixar l’etichetta di film d’animazione per bambini va stretta, sicuramente non rinuncia ad un immaginario colorato e vivace che incanta gli spettatori più piccoli. Ma quali sono i messaggi che questi film vogliono trasmettere? Sono effettivamente chiari anche per un bambino? E qual è la direzione che la Pixar intende seguire? Cerchiamo di trovare una risposta analizzando i messaggi di Up, Inside Out e Soul.

UP:  l’elaborazione del lutto tra il colore dei palloncini

Russel e Carl in una scena di UpL’uscita di Up nel 2009 segna una svolta nelle produzioni Pixar. In primo luogo per un motivo tecnico: è infatti in formato digitale tridimensionale Digital 3D. Ma in realtà si tratta di una pellicola innovativa e diversa per vari motivi. I precedenti film Pixar erano tutti incentrati su personaggi speciali, in qualche modo surreali: i giocattoli animati di Toy Story, le bizzarre creature di Monsters & Co., i supereroi delIa famiglia degli Incredibili e svariati tipi di animali parlanti.

Up, invece, si apre con un quadro di assoluta normalità: l’amore di Carl ed Ellie ci regala un quarto d’ora muto ma incredibilmente intenso, la cui potenza risiede proprio nella sua quotidianità. I due sognano, progettano e attendono l’avventura favolosa che siamo abituati a vivere in un cartone animato, ma le incombenze e i problemi della realtà sembrano intervenire ogni volta a riportare tutti con i piedi per terra. La morte di Ellie è struggente proprio per questo: non c’è nessun eroismo che la giustifica, va solo accettata come naturale.

Carl affronta la morte di Ellie chiudendosi totalmente in sé stesso, vivendo nel passato e attaccandosi ossessivamente alla sua casa e a tutto ciò che gli ricorda la moglie. Da qui inizia la seconda parte di Up: quella in cui torna l’avventura e il mondo fantastico e colorato tipico dei cartoni Pixar, insieme al piccolo Russell. Ma per Carl si tratta anche di un percorso di elaborazione del lutto: l’anziano scorbutico è costretto ad uscire dalla sua zona di comfort, ad accettare che la sua vita va avanti e a lasciar andare definitivamente l’amata.

Up porta una piccola rivoluzione nel mondo dell’animazione: gli spettatori, anche più piccoli, si trovano ad empatizzare con un uomo di mezza età che sta affrontando un lutto, nonostante sia una figura molto distante da loro. Si trovano inoltre di fronte ad un tema tanto grande quanto importante, quello della morte, sebbene con un linguaggio in parte edulcorato. Capiscono quanto può essere interessante la presenza di una persona anziana, quanto sia fondamentale il ricordo e il non smettere mai di sognare. Sono messaggi importanti: utili per un bambino che non ha ancora vissuto determinate esperienze, ma anche per chi, un po’ più grande, ci si rivede ancora di più.

INSIDE OUT: un’avventura nella complessità della mente

Le emozioni di Riley in Inside OutDopo il successo di Up, premiato da un Oscar come miglior Film di Animazione, Pete Docter decide di continuare sulla stessa scia: continuare a proporre storie di persone normali, incentrate su tematiche quasi esistenziali, lasciando però sempre spazio all’immaginazione e alla fantasia. È così che, in collaborazione con un team di psicologi, nel 2015 la Pixar ci regala Inside Out.

Con questo nuovo lungometraggio l’azione si sposta totalmente all’interno della mente umana nella sua complessità. Ancora più che in Up l’obiettivo è qui quello di mandare ai bambini dei messaggi importanti sulla loro stessa interiorità, sebbene in modo semplice e fantasioso. Riley è una normalissima pre-adolescente, solare e serena, alle prese con un evento non tragico ma comunque traumatico: il trasferimento in una nuova città. È anche questa una situazione in cui è facile, per lo spettatore di qualsiasi età, ritrovarsi.

L’avventura, che comunque non manca, è quella della psiche di Riley: è una storia divertente e vivace, ma anche una metafora ben strutturata con un messaggio di fondo molto importante. Alla sua nascita, la mente di Riley contempla solo Gioia. Tuttavia è una situzione che dura ben poco, perché la seconda emozione che sopraggiunge è Tristezza. E poi la sua mente diventerà sempre più complessa: si aggiungeranno Rabbia, Disgusto e Paura, e vediamo che saranno ancora di più le sensazioni che la protagonista scoprirà crescendo.

Ognuna di queste emozioni, tuttavia, ha uno scopo ben preciso: quello di proteggere e aiutare Riley, nonostante talvolta sbaglino e la mettano in difficoltà. Inoltre Riley ha dei valori, dei punti fermi; la famiglia, gli amici e così via, rappresentati come isole. Anche questi non vengono dati per scontati, ma vanno tutelati e custoditi nella vita della ragazza, e possono talvolta venire meno.

Nonostante Gioia sia la protagonista del film e quindi l’elemento preponderante nella vita di Riley, la sua spalla fondamentale è Tristezza. Quest’ultima tenta di fuggire dal “Quartier Generale”, convinta di creare solo danni, ma alla fine scoprirà di essere fondamentale. È questo un messaggio molto intenso e fondamentale da trasmettere ai bambini, ma anche agli adulti. La società moderna tende spesso a rinnegare la tristezza, a nasconderla: spesso viene predicata una positività tossica, eccessiva e dannosa. Inside Out ci ricorda che la Tristezza esiste, è naturale ed è anzi necessaria: senza di essa non avremmo neanche la Gioia.

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È importante che un bambino sappia che va bene essere tristi, che è normale non stare bene a volte e che è fondamentale esprimerlo. Il pianto liberatorio di Riley sul finale le permette finalmente di esprimere chiaramente ciò che prova e di trovare conforto nei genitori. Inside Out aiuta a superare lo stigma verso le emozioni ritenute “negative”: immaginarle come piccoli omini colorati nel nostro cervello, pronti ad intervenire per aiutarci, può essere di utile. Saper riconoscere e comprendere la complessità delle proprie emozioni è sicuramente un messaggio educativo.

SOUL: l’importanza delle piccole cose

Joe Gardner in una scena di SoulArriviamo infine a Soul, l’ultimo film che la Pixar ha rilasciato su Disney+ (qui la nostra recensione). Rispetto ad Up Inside OutSoul è sicuramente un film più maturo sotto vari aspetti. Forse anche troppo: la critica principale è che non si tratti effettivamente di un film per bambini.

Ancora una volta il protagonista è una persona comune: Joe Gardner è un pianista, follemente innamorato della musica jazz, che però non è riuscito a realizzare il suo sogno. Lavora come insegnante e ha una vita assolutamente monotona e insignificante. Quando, finalmente, ottiene l’opportunità di suonare nella band dei suoi sogni, muore. Decisamente un incipit cinico se consideriamo che si rivolge a dei bambini. Ci troviamo di fronte quasi ad un inetto Sveviano, disilluso e alle prese con problemi e questioni decisamente adulte.

Joe riuscirà però a finire nell’ante mondo: nel tentativo di riprendere il proprio corpo si troverà a fare da “mentore” a Ventidue, un’anima annoiata dal mondo e decisa a non nascere. Questa esperienza lo porterà ad un totale cambio di prospettive. Joe riuscirà a coronare il suo sogno di una grande serata in una grande jazz band, e questa esperienza lo lascerà deluso. D’altra parte grazie a Ventidue scoprirà l’importanza e la bellezza delle cose più piccole, dal sapore della pizza al semplice camminare per la città.

È un messaggio che sicuramente un adulto comprende e apprezza: è facile rivedersi nella vita monotona e nelle delusioni di Joe, per poi ricredersi con lui sul senso stesso della vita. Ma un bambino che percezione avrà? Sicuramente c’è una prospettiva nuova. Joe è un uomo cresciuto con quegli stessi ideali che i cartoni animati (e non solo) ci hanno trasmesso per anni: l’idea che ognuno di noi ha un grande obiettivo nella vita, un grande sogno da realizzare, che il lieto fine possa arrivare solo con una grande vittoria. Scopre invece che non è così: che non ha bisogno di diventare il più grande jazzista al mondo, che può vivere una vita normale ed essere felice lo stesso.

E’ un messaggio forse poco sognante, ma sicuramente concreto. Probabilmente un bambino non potrà comprendere la complessità e la profondità del ragionamento di Soul, ma avrà comunque degli imput importanti. Ricordiamo che i bambini di oggi hanno vissuto un periodo molto difficile: sono probabilmente entrati in contatto con la morte, sono stati costretti a mesi di noia, di chiusura. Un film come Soul è importante proprio in questo momento storico: da una parte dà una visione molto serena della morte, di un aldilà laico ma tranquillo e ben organizzato; d’altra parte sottolinea quell’importanza delle piccole cose che abbiamo imparato ad apprezzare di più anche grazie a questa situazione.

Conclusioni

Ellie e Carl guardano le nuvoleUp, Inside Out e Soul, ognuno a modo suo, analizzano importanti temi esistenziali su cui l’uomo si interroga da sempre: la morte, le emozioni, il senso della vita. Sono tre film che non possono dare risposte, ma danno un aiuto, un conforto anche. Ma è evidente che non siano rivolti solamente ai bambini.

La Pixar è consapevole che i suoi prodotti vengono visti da un pubblico molto ampio e trasversale. Forse un bambino non riesce a cogliere la profondità esistenziale di questi messaggi: probabilmente si soffermerà sui colori della casa che vola via con i palloncini, sul buffo Bing Bong e sulle divertenti gaffe di Joe nel corpo del gatto, e va bene anche questo.

Ma gli adulti che guardano questi film sono gli stessi che con la Pixar sono cresciuti; che da bambini guardavano Toy Story e ora seguono le nuove uscite con i propri fratelli minori o, addirittura, con i figli. E forse è anche a loro che questi cartoni animati si rivolgono: i film Pixar sono cresciuti con gli spettatori e non hanno mai smesso di insegnare: di ricordarci di continuare a sognare, ad immaginare, a giocare con la fantasia e a riflettere con la semplicità dei bambini. Dopotutto, è un lieto fine anche questo. 

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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Federico
Federico
5 giorni fa

Complimenti per l’articolo! Molto bello.
Capace di fare commuovere anche noi grandi leggendo le ultime righe.