Perché dopo 26 anni ci piace ancora così tanto vedere Friends? Proviamo a capirlo attraverso 10 lezioni fondamentali.

Friends è stato confermato su Netflix anche per il 2021. La serie TV di Marta Kauffman e David Crane rimane tutt’ora, a 17 anni dalla sua conclusione, una delle più viste a livello mondiale. Lo show porta nelle casse della Warner Bros. la bellezza di un miliardo (!) di dollari l’anno. Pazzesco. Dunque, è lecito chiedersi cosa si possa imparare da un prodotto televisivo così influente nella cultura popolare, il cui seguito sembra non esaurirsi mai. Inoltre, fra non molto arriverà la reunion su HBO Max per rinnovarne il mito.

Da madre della sit-com moderna insieme a un altro paio di titoli, Friends porta ancora con sé l’ideale di un gruppo di amici affiatati e mai più così in grado di completarsi a vicenda in maniera naturale e spiazzante. Anche se qualche meccanismo comico è gradualmente destinato a invecchiare, è probabilmente il tema e la non pretenziosità a rendere Friends qualcosa di adatto a tutte le generazioni ancora oggi.

A 26 anni dalla sua uscita, perché ci piace ancora così tanto vedere Friends? Proviamo a capirlo attraverso 10 lezioni che abbiamo imparato dalle vicende di Rachel, Monica, Phoebe, Ross, Chandler e Joey.

Nota bene: l’articolo contiene spoiler.

La storica locandina di Friends

Non è mai troppo tardi per cambiare vita

La premessa dello show sta in Rachel e Ross: la prima abbandona il futuro sposo all’altare, il secondo viene lasciato dalla moglie. Da ragazza viziata ed egocentrica, lei si trasforma in una donna indipendente e vivace; Ross sarà costretto a reinventarsi dopo i matrimoni falliti. Poi abbiamo Monica che perde peso e impara ad emanciparsi dai suoi genitori e Chandler, a più di trent’anni, trova il coraggio di lasciare l’odiato lavoro in cerca di una passione.

Con il sostegno degli amici e con fiducia in sé stessi siamo sempre in tempo a cambiare vita, a riscoprirci e a iniziare nuovi stimolanti percorsi.

L’amicizia è laica

I sei protagonisti di Friends

Cos’è l’amicizia? Quella che vediamo in Friends è forse irrealistica in quanto esasperata (ma quando trovano il tempo per lavorare?) ma è anche simbolica di cosa dovrebbe rappresentare. Lo show racconta la solidarietà fra i sei personaggi, la lealtà, il sostegno, la costante disponibilità ad ascoltarsi senza mai prendersi troppo sul serio.

Vediamo in Joey, forse il personaggio più semplice, un senso di abnegazione nei confronti di Chandler davvero fuori dal comune. Chandler potrà anche aver baciato sua sorella prima e la sua ragazza poi, ma Joey non potrà portargli rancore più di tanto.

A giudicare da Friends, la vera amicizia è la condivisione delle piccole cose: gli appartamenti, un divano, i sorrisi e gli sfoghi, un caffè o più semplicemente ogni momento della nostra vita in cui non dobbiamo assumerci responsabilità e impegni. L’amicizia è semplice, è laica.

Si condivide tutto… tranne il cibo!

“Joey non spartisce il cibo!”. In un episodio dell’ultima stagione, Joey ripete questa frase diverse volte a costo di mandare all’aria il suo appuntamento con una ragazza attraente e simpatica. Tutto si condivide, dunque, come una sbronza o un pacco di preservativi – Monica e Rachel si trovano a discutere per l’ultimo profilattico rimasto nella terza stagione – ma è fondamentale esprimere anche le proprie esigenze e le proprie personalità (soprattutto se eccentriche).

Per Joey il cibo è sacro ed è importante che lo esprima. Monica ha le sue ossessioni, Chandler le sue ridondanti battute. In un sistema sociale funzionale come quello proposto da Friends c’è spazio per tutti. Anche quando si è “strani”.

I personaggi femminili sono più interessanti se indipendenti (dagli uomini e non)

Lisa Kudrow in Friends

In Friends si contano 138 relazioni in dieci stagioni (anche se poche durano più di un paio d’episodi). Le ragazze non fanno eccezione e anche per loro il fattore sentimentale è importante. Tuttavia, la loro realizzazione passa solo in parte dagli uomini: Rachel, come accennato, lascia Barry all’altare, diventa una donna emancipata e si costruisce una prestigiosa carriera nella moda (lasciando così poco spazio alla sua relazione con il più “dipendente” Ross). Monica si sposa ma non seguirebbe mai il marito in una città lontana dal momento che ha un lavoro importante a New York. Phoebe trova la sua prima relazione stabile solo alla fine: la sua espressività è sempre autonoma e carismatica.

Tutti i personaggi di Friends sono curiosi, competitivi e interessati a vari aspetti della vita. In una serie degli anni ’90, questo fattore colpisce di più nei personaggi femminili rendendo variegata la storia.

Il vero coraggio si sperimenta tutti i giorni

Fra piccole paure e tabù da sfatare, Friends propone un’idea di televisione in cui ogni giorno c’è una piccola sfida da vincere. Potrebbe trattarsi di bere un cartone di latte in dieci secondi o imparare a fidarsi finalmente del partner; la costante messa in discussione di sé stessi nel quotidiano è il vero atto di coraggio a cui siamo chiamati. Se le sit-com, Friends in testa, riescono a far empatizzare così tanto lo spettatore è anche perché nelle piccole situazioni della vita esso proietta sé stesso. Capiamo così che si può essere intraprendenti anche da persone comuni – qualsiasi cosa voglia dire “comuni” – ed è migliorandoci tutti i giorni che diamo ritmo alla vita (e i personaggi danno ritmo a una serie che di cali non ne ha quasi mai).

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L’idiozia racconta tutti noi

Un'inquadratura della quarta stagione di Friends

Diciamolo chiaramente: Rachel, Monica, Phoebe, Ross, Chandler e Joey sono l’autentico americano medio. Non spiccano per intelligenza o cultura (forse solo Ross, ma fino a un certo punto) e non mostrano quasi mai un impegno da un punto di vista sociale, ideologico o politico. Per addentrarci subito nell’aspetto più qualunquista, Friends introduce dal primo episodio, ad esempio, la TV costantemente accesa con soap opera di dubbia qualità in onda (alla quale i sei partecipano “tifando”). In un’altra puntata, addirittura non ricordano contro chi abbia combattuto l’America nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Nulla di male, la verità è che l’estremizzazione del fattore qualunquista rende il prodotto accessibile e simpatico pur facendo emergere con ironia e discreta intelligenza il fatto stesso. Possiamo rivederci senza giudicarci. Un po’ di idiozia è insita nella società e nelle persone: sarebbe da ingenui negarlo. Meglio esorcizzarla.

Non è (quasi) mai sbagliato dissacrare 

Anche le situazioni che nella vita reale sarebbero percepite con pesantezza, in Friends diventano autentici tormentoni. Il tradimento da parte di Ross ai danni di Rachel e il famoso “we were on a break!” è uno dei picchi cult della serie. Lo stesso paleontologo, al terzo divorzio, dopo un po’ di resistenze accetta di entrare in un simbolico “club dei divorziati”. Friends è sicuramente una delle serie più dissacranti e fuori dagli schemi degli anni ’90, pur apparendo un po’ più moderata nel 2021 come è normale che sia.

Nella vita reale non è facile, ma provare ad applicare un po’ di leggerezza anche nei nostri “drammi” può aiutare a restare equilibrati. La forza di una serie TV sta anche nel poterlo fare senza conseguenze e rinunce.

Non ossessioniamoci con la ricerca dell’anima gemella

Monica Geller e Chandler Bing sono sposati in Friends

“Anche io non credo nell’anima gemella. Non penso che io e te fossimo destinati a finire insieme. Penso che ci siamo innamorati e abbiamo lavorato duramente alla nostra relazione”. Queste sono le parole che Monica rivolge a Chandler nell’ottava stagione quando lui crede che la moglie abbia trovato la sua vera anima gemella. Dopo tutto, è una maniera più organica di vederla: l’ossessione per la ricerca della persona destinata a noi a volte diventa problematica e ci suggerisce un’idealizzazione dell’amore che, a conti fatti, non sarà mai all’altezza delle aspettative.

Anche Rachel e Ross, dopo tutto, sembravano destinati a stare insieme e sulla base di questo peso si sono decisamente complicati la vita. Alla fine hanno scelto se e quando unirsi in maniera (forse) definitiva, quando si sentivano pronti e dopo dieci anni di crescita in buona parte auotonoma. La svolta decisiva si basa su una profonda scelta arrivata da fattori non esterni e non fatali: meglio così, no?

Le rivoluzioni popolari possono essere semplici

Jennifer Aniston interpreta Rachel Green

Il soggetto di Friends è di una semplicità disarmante ed esso è bastato per influenzare la cultura popolare del suo decennio in maniera radicale. Il tema è quello dell’amicizia; mentre i protagonisti vivono le peripezie di ogni genere per dieci anni, resta il fatto che il valore di base rimane pressoché immutato e raccontato senza deviazioni. Le frequenti citazioni alla cultura popolare e i dialoghi modesti ma incisivi hanno contribuito alla definizione di una serie dalla forte impronta identitaria e facilmente riconoscibile.

La semplicità, poi, sta nella moda: le salopette, i jeans slavati o i cardigan sulle gonne presenti in Friends basterebbero per fotografare per sempre gli anni ’90 e renderli immortali. Lo stile “alla Friends”, infatti, è ciclicamente tornato in voga. I manifesti culturali possono (a volte devono) essere semplici. Friends è il pop fatto televisione e chiunque potrebbe proporre qualcosa di genuino ed efficace allo stesso modo.

Gli oggetti hanno un importante valore simbolico

L'appartamento di Friends

“È sempre stato di questo colore?”. Joey è sbigottito quando, per la prima volta, vediamo l’appartamento di Monica e Chandler vuoto; è il finale di serie e nessuno ci abiterà più. La panoramica conclusiva nel locale senza mobili ha fatto venire il magone a tanti fan poiché in quella casa hanno riso per dieci anni. Non bisogna sottovalutare il valore degli oggetti, dei luoghi fisici: gli appartamenti, le tazzè di tè, le riviste o un paio di scomodi stivali sono stati tutti dei personaggi aggiunti nel corso della storia. E a voi è mai capitato di cambiare casa con un gruppo in gola?

Il Central Perk e il divano rosso, poi, sono il simbolo della condivisione per eccellenza. Il divano è stato la metafora del punto di incontro per gli amici, fisico ed ideale: quando l’oggetto assume un significato non materiale, il materialismo non esiste.

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Tiziano Angelo

Tiziano Angelo

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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