Il film di Pete Docter dà nuova linfa a uno studio di animazione che non smette mai di stupire.

Il giorno di Natale Disney ha regalato agli abbonati a Disney+ il regalo più bello che potessero ricevere.
Soul, l’ultimo film della Pixar, è un vero e proprio trionfo che alza l’asticella qualitativa di una casa di produzione che non smette mai di rinnovare il proprio stile e che ha già regalato al mondo dell’animazione un bel numero di capolavori a cui il nuovo film di Pete Docter è destinato ad aggiungersi.

TRAMA

Joe Gardner suona il piano in SoulJoe Gardner è un insegnante di musica in una scuola media che ha la passione per il jazz e sogna di poter vivere della sua musica.
Dopo un provino di successo Joe ottiene l’opportunità di poter suonare affianco a Dorothea Williams, una nota jazzista, ma subisce un incidente che gli causa la morte. Dall’Altromondo, tuttavia, Joe Gardner riesce a passare all’Antemondo, un luogo in cui le anime ricevono tutti gli umori che caratterizzeranno la loro vita terrena e vengono seguite da alcuni mentori, anime di personaggi importanti ormai deceduti, nella ricerca di una scintilla che attivi il loro pass per arrivare sulla terra.
Joe sarà scambiato per uno di questi e dovrà far da guida all’anima ribelle, 22, che di nascere e di affrontare la vita non ne vuole proprio sapere.

UNA MATURITA’ CHE NON SEMBRA LASCIARE INDIETRO NULLA

Anima di Joe con pizza in mano e anima di 22 in SoulA cinque anni di distanza dall’acclamato Inside Out Pete Docter, diventato nel 2018 direttore creativo di Pixar, lavora in totale libertà su un soggetto che, pur presentando un canovaccio tutt’altro che originale, si contraddistingue per la maturità con cui i temi vengono trattati.
Una maturità che, tuttavia, non ostacola la godibilità di un film in grado di arrivare a chiunque, bambino o adulto che sia.
Soul annulla infatti ogni distinzione di età e si rivolge a un pubblico ampio che può cogliere in maniera pressochè univoca i vari stimoli e gli spunti di riflessione che il film offre.

La forza di Soul è infatti quella di riuscire ad alternare con coerenza e compattezza totalmente nuove ai film Pixar il dramma e la commedia in un insieme di situazioni e di eventi che si articola in diversi “mondi” caratterizzati alla perfezione.

Dalla caotica New York, un vero e proprio inferno, si passa al vuoto dell’Oltremondo in cui le anime in fila aspettano di essere inghiottite da un misterioso quadrato, all’eden dell’Antemondo, quasi ispirato all’Eneide Virgiliana, in cui le anime ricevono le varie emozioni e propensioni che caratterizzeranno la loro vita terrena, fino alla Bolla un luogo in cui sono presenti anime di persone in vita che si sono isolate dal corpo umano.
Se il passaggio dall’uno all’altro appare spesso un po’ troppo rocambolesco e privo di una logica di fondo, la sospensione del dubbio gioca a favore di un film che, come è giusto che sia, non deve per forza dare spiegazioni.

La varietà di ambienti viene anche caratterizzata da uno stile di animazione che varia in continuazione e che garantisce a Soul un’originalità tecnica che, oltre a essere notevole e a rappresentare anch’essa un elemento di maturità, garantisce un forte impatto visivo ed è in grado di affascinare anche lo spettatore più esigente.

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A completare un comparto visivo davvero supefacente si aggiunge una colonna sonora jazz firmata da Trent Reznor e Atticus Ross in un film in cui la musica è protagonista.

UNA SCENEGGIATURA PERFETTA AL SERVIZIO DI UN GRANDE MESSAGGIO

Joe sulla banchina della metro assiste all'esibizione di un musicista di stradaIl film si articola in tre nuclei la cui durata è perfetta. Non si ha mai l’idea, vedendo Soul, di assistere a una insistenza e a una reiterazione di scene e situazioni (comiche o drammatiche che siano) e non si ha neanche l’impressione che qualcosa venga lasciato indietro in favore di altro.
La scrittura del film di Pete Docter si staglia infatti con risolutezza e completezza in eventi necessari allo svolgersi della trama e all’articolazione del messaggio che Soul vuole mandare senza gratuità di alcun genere o patetismi fini a loro stessi.

Un messaggio semplice, ma non banale che il nuovo film della Pixar è in grado di far arrivare direttamente al cuore e all’anima di chiunque, nonostante un finale che, sebbene in linea con il film, non osa più di tanto e si conforma alla struttura apologica propria dei film di Pete Docter.

Dalla passione che si trasforma in ossessione, all’inutile ed estenuante ricerca di uno scopo nella vita, come se essa fosse un videogioco, fino alla necessità di trovare quella scintilla che ci spinga, per davvero, a vivere: tematiche che in Soul sono presentate con la semplicità tipica dei film Pixar, ma con una maturità finora riscontrata forse solo nel WALL-E di Andrew Stanton.

UN PUNTO DI ARRIVO O UN NUOVO INIZIO?

anima-di-Joe-affiancata-a-3-anime-di-defuntiCerto è ormai un dato di fatto che nei film prodotti nell’ultimo decennio dallo studio d’animazione di proprietà della Disney si stia assistendo a una sclerotizzazione di forme, stili e tematiche, una cristallizzazione che se da un lato costituisce un tratto distintivo della Pixar, dall’altro non oblitera l’ombra di una ripetitività che può far sembrare anche un film innovativo sotto vari punti di vista come Soul qualcosa di già visto.
Tuttavia Soul potrebbe anche rappresentare il giro di boa di una casa di produzione che si pone come obiettivo quello di donare ai propri film di animazione una maturità e una stratificazione che li rendano accessibili a un pubblico sempre più ampio.
Un pubblico che, comunque, Pixar dimostra di saper ancora (come sempre) emozionare.

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Arturo Garavaglia

Arturo Garavaglia

Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai "mattoni" filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

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