Mamma ho perso l'aereo compie 30 anni e rimane il classico di Natale più cult di tutti, adatto a qualsiasi pubblico, di qualsiasi età

Mamma ho perso l’aereo è il film di Natale per eccellenza. Punto. Fine dell’articolo. La questione è chiusa.

Forse un po’ brutale come inizio, ma è certo che il film cult di Chris Columbus si è aggiudicato in trent’anni uno status che poche altre pellicole si posso permettere. O anche solo osare di permettersi. Personalmente – ma sono sicuro di non essere l’unico – ho sempre trovato la visione di Mamma ho perso l’aereo come l’unica vera tradizione natalizia da rispettare in tempi dicembrini. Dal mio primo VHS ricevuto all’età di 7 anni al più recente streaming, la visione delle mirabolanti imprese di Kevin ha annualmente fatto parte del mio personale “Avvento cinefilo”. E ho sempre ritenuto che chiunque non rispettasse questa tradizione fosse “quello che i francesi chiamano les incompétents.

Sarà per quell’ingenuo senso di libertà realizzato del “Voglio vivere da solo!“. Sarà per quella vera, ma finta, sovversione dei canoni familiari, tanto cari alle tradizioni natalizie. Sarà anche solo per il fascino di avere una casa addobbata e piena di risorse come quella dei McCallister, in cui poter fare qualsiasi cosa. O forse solo perché Mamma ho perso l’aereo è il film perfetto di Natale. Senza se e senza ma: è la pellicola adatta a tutte le età e per tutti i gusti. In cui ogni cosa è esattamente là dove dovrebbe essere.

 

“Ho fatto sparire la mia famiglia!… Ho fatto bene.”

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La trama di Mamma ho perso l’aereo è praticamente conosciuta da tutti. Il bimbo di 8 anni Kevin McCallister (Macaulay Culkin), mal sopportato dal suo parentado, viene dimenticato a casa tra il trambusto della partenza per le vacanze di Natale della sua famiglia allargata. Kevin si ritroverà, da solo, a dover godere del regalo della libertà, e allo stesso tempo a gestire e difendere la propria casa dagli attacchi di due ladri.

La trama del film è esile quanto sofisticata, paradossale quanto realistica, e rispecchia tutte le caratteristiche del film cult (vedi The Blues Brothers). Ma è proprio questa follia iper-controllata ad essere il traino di interesse della pellicola. Insomma come può una famiglia dimenticare a casa il proprio figlio e accorgersene solo all’aeroporto? Come può un ottenne avere un controllo totale su un piano per salvaguardare la propria casa, e le conoscenze per attuarlo?

Ma, come recitava una famosa pubblicità nostrana: “a Natale puoi!”. E sembra proprio questo quello che muove l’incoscienza terribile (e molto sadica) del piccolo Kevin. E lo spettatore che lo segue. Merito sicuramente di una sceneggiatura perfetta e priva di cali di tensione. D’altronde, cosa potevamo aspettarci dalla coppia che praticamente ha inventato il teen movie Chris ColumbusJohn Hughes?!

 

“Questa è la mia casa, devo difenderla!”

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Diciamocelo… sicuramente una delle cose più affascinanti, nonché parte culminante del film, sono le trappole. Quel groviglio di espedienti con cui Kevin cerca di tenere lontano i due ladri Harry e Marv è tipo uno dei giochi più belli che un bambino possa sognare di fare. Non a caso è l’unico tema, ovviamente insieme a quello dell’abbandono, che ritornerà in tutti e quattro i sequel – sì, anche Mamma ho preso il morbillo e Mamma ho allagato casa sono da giudicare tali!

Ed è proprio in questo gioco che si consuma tutto lo spirito cinico e sadico – in sostanza anti-natalizio – del film. Anche perché le trappole messe in atto peggiorano la loro gravità nel corso del film. Come dimenticare i capelli di Harry che bruciano insieme al cappellino. O al ferro da stiro che cade dall’altezza di tre piani sulla testa di Marv.

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Probabilmente Mamma ho perso l’aereo è la prima vera black comedy natalizia per bambini. Una definizione tanto contraddittoria quanto accattivante. E non servono i numerosi video di medici che diagnosticano le conseguenze delle trappole del piccolo Kevin per capire quanto esse possano essere letali nella realtà.

 

“I’m dreaming of a White Christmas”

L’uomo che con due note è riuscito a terrorizzare l’America e il mondo intero, o che ha inventato quello che è a tutti gli effetti il tema villain più universalmente conosciuto, non poteva sbagliare nemmeno in un film di Natale per bambini. Stiamo ovviamente parlando di quel genio di John Williams, colui che si è occupato della colonna sonora di Mamma ho perso l’aereo.

Williams è riuscito, per la prima volta cimentandosi nella commedia, a creare brani di spessore come Somewhere in my memory. Così la colonna sonora non è solo composta da quelli che sono diventati a tutti gli effetti dei nuovi classici natalizi, ma anche dall’integrazione di grandi canti della tradizione. Da Carol of the Bells a Deck the Halls, da Star of Bethlehem a White Christmas di Bing Crosby (uno dei momenti assolutamente più iconici del film!). Alcune canzoni servono solo a settare un mood, altre aiutano a raccontare la storia in modi sottili. Come ad esempio la fuga in aeroporto della famiglia McCallister che è accompagnata da Run Run Rudolph; poi c’è Please Come Home for Christmas che simboleggia tutto ciò che Kevin ha imparato durante il film.

Insomma queste canzoni e questa colonna sonora non stanno lì solo a segnalare che è tempo di Natale, ma servono a portare avanti quella che è a tutti gli effetti UNA storia di Natale.

 

“Babbo Natale non porta doni al cimitero”

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Abbiamo già detto che probabilmente Mamma ho perso l’aereo è la prima black comedy di Natale per bambini. Il film è in sostanza un mix di generi eseguito alla perfezione e capace di attrarre ogni tipo di spettatore.

Non si può dire che la pellicola non sia una commedia, anche perché si prende con molta ironia. Un’ironia che è decisamente macabra. Allo stesso tempo il film contiene in sé tutti gli ingredienti per un buon film natalizio: la morale finale, la retorica dell’unione “familiare”, la rivendicazione personale dopo aver “appreso la lezione”. Il tutto senza esagerazione.

Ma Home Alone è anche un finissimo kids/teen movie. Non è infatti da sottovalutare l’abilità di Columbus che, insieme al direttore della fotografia Julio Macata, mantiene per tutto il film il punto di vista di Kevin. Una modalità per far compartecipare lo spettatore alle marachelle del bambino. 

E, giusto per concludere, il film presenta anche accenni di horror. Non solo perché l’invasione domestica è la premessa dell’intero film, ma perché esistono dei veri e propri momenti che Kevin vive con terrore. Vogliamo parlare del vecchio Marley che si dice nasconda cadaveri nel suo bidone pieno di sale. O della caldaia nel seminterrato. O di Angels with Filthy Souls, il film noir che Kevin vede in tv – girato appositamente per il film. 

Insomma, Mamma ho perso l’aereo ne ha davvero per tutti. Ecco perché è diventato il vero e unico classico di Natale.

… E tenetevi il resto, luridi bastardi!

 

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Alberto Candiani

Alberto Candiani

Un veneto esportato a Bologna, con una laurea in cinema da mostrare e molta curiosità per tutto ciò che si può vedere, leggere e ascoltare.

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