Maradona nella sua vita è stato tante cose. Soprattutto però Maradona è stato un’Artista, uno dei più grandi.

“Questo è il West Sir. Quando la leggenda diventa la realtà, stampa la leggenda”. Così John Ford concludeva uno dei suoi capolavori, L’uomo che uccise Liberty Valance, comprendendo e decifrando ciò che sta dietro al mito. E questo concetto vale perfettamente per Diego Armando Maradona.

Maradona durante i suoi sessant’anni di vita è stato l’archetipo dell’eroe, dell’antieroe, del leader, della star in declino, dell’uomo per cui provare compassione.

Maradona è stato Jesse James, amato da chi credeva in lui e odiato dai suoi nemici.

Maradona è stato Toro Seduto, guerriero di riferimento del suo popolo.

Maradona è stato il Peter Parker che si infilava il costume per difendere il suo quartiere o, meglio, la sua città.

Maradona è stato Robin Hood, sempre pronto a rubare ai ricchi come con l’Inghilterra nel mondiale ’86.

Maradona è stato Aragorn (o se preferite William Wallace) il condottiero che col discorso finale prepara il suo popolo alla battaglia.

Maradona è stato Che Guevara, sempre alla ricerca di una nuova rivoluzione da compiere.

Maradona è stato Johnny Cash, artista in balìa delle sue emozioni e dei suoi difetti.

Maradona è stato il Wrestler di Mickey Rourke, impossibilitato all’abbandonare la scena nonostante il prezzo da pagare.

Maradona è stato il Jake LaMotta del film di Scorsese, dall’incipit danzante su note musicali al finale in quel camerino.

Diego è stato tutto questo e forse molto di più.

Maradona esulta dopo gol alla fiorentina

Un uomo partito da Villa Fiorito, arrivato al salotto di Fidel Castro e al palco di Hugo Chavez non solo per come colpiva la palla ma per come era. Un uomo che, come tale, ha avuto i suoi difetti e per i quali ha pagato tutto ciò che c’era da pagare in prima persona.

Su di lui Kusturica ha realizzato uno dei suoi film migliori, Maradona – El Pibe de oro, che mi sento di consigliare perché mostra meglio di qualunque altra opera ciò che è stato Diego con alcuni momenti memorabili, tra tutti: Diego che ruba la scena al Presidente Chavez davanti alla folla, Manu Chao che gli dedica una canzone, le considerazioni che Diego fa sulla sua vita e soprattutto il finale che lo vede cantare La Mano de Dios con amici e famiglia.

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Se si parla di registi e di Maradona non possiamo ovviamente non citare Sorrentino. Il regista italiano ha più volte detto che Diego e il Napoli gli hanno salvato la vita, lo ha ringraziato dopo aver vinto l’Oscar per La Grande Bellezza, lo ha rappresentato in Youth, nel suo corto per Homemade su Netflix lo ha messo al pari della Regina Elisabetta e di Papa Francesco, inoltre il suo nuovo film per Netflix avrà come titolo “È stata la mano di Dio”.

Questi sono solo alcuni artisti che hanno citato Diego, molti altri ne arriveranno sicuramente e la spiegazione è semplice.

Come abbiamo visto Maradona è stato tante cose. Soprattutto però Maradona è stato un’Artista, uno dei più grandi.

Oggi piange l’Argentina, oggi piange Napoli, oggi piangiamo tutti.

Tra i molti saluti pervenuti in seguito all’annuncio della sua morte vi lascio quelli che reputo più bello e significativo: l’addio degli eterni rivali del River Plate

Giacomo Lenzi

Giacomo Lenzi

Semplicemente appassionato ed affamato di tutto ciò che riguarda la cultura e l'arte popolare (nel senso letterale del termine): fumetti, libri, fotografia, tv e, ovviamente, cinema, che ne è il massimo esponente e la massima espressione.

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