Possibile stilare la classifica dei dieci migliori film di Scorsese? Noi ci abbiamo provato e vi proponiamo dieci capolavori assoluti del Maestro!

No spiegami, fammi capire, perché magari è colpa mia, forse sono un po’ rincoglionito, ma… buffo come? Buffo come un pagliaccio, ti diverto? Ti faccio ridere? Sto qua per divertirti? Come sarebbe buffo, buffo come, perché buffo?”.
Da Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese.

Little Italy, New Hollywood, De Niro e DiCaprio

Martin Scorsese nasce in una famiglia di origini siciliane nel quartiere del Queens, a New York, ma poco dopo è costretto a trasferirsi con i genitori nella Little Italy. Quelle strade dove trascorrerà la sua gioventù segneranno profondamente le prime fasi di vita del regista e lasceranno un’impronta indelebile nelle sue opere. La passione smodata per il cinema non tarda ad emergere, guardando pellicole su pellicole e chiudendosi nei piccoli cinema del quartiere. Nel 1964 si laurea in cinematografia alla New York University, dove nascono i suoi primi cortometraggi, come l’indimenticabile La grande rasatura. A distanza di cinque anni esce il primo film, Chi sta bussando alla mia porta con Harvey Keitel, che seguirà il regista anche nel 1973 in Mean Streets con Robert De Niro. Inizia così la storia di Martin Scorsese, che diventa uno dei principali esponenti della New Hollywood assieme a Steven Spielberg, Francis Ford Coppola, Brian de Palma e tanti altri ancora, portatore di un cinema nato negli anni ‘70, quelli della svolta, quelli in cui cambia il clima, nasce una nuova produzione ed avanzano temi e ideologie.

Una carriera cinematografica caratterizzata da forte invenzione, note ironiche e stile ineccepibile, fotografando l’America attraverso le pellicole che spaziano dal gangster movie, al musical, ritraendo il dramma sociale. Un cinema fatto di cadute e rinascite, come con Toro scatenato dopo il poco fortunato New York, New York e di sodalizi, prima con Robert de Niro e poi con Leonardo DiCaprio, suo attore feticcio del Nuovo Millennio. Un cinema che è storia.

Top 10 film di Martin Scorsese
10. Mean Streets (1973)

Al decimo posto di questa classifica troviamo uno dei primi titoli di Martin Scorsese, Mean Streets. La macchina da presa segue con estrema precisione la violenza reale dell’ambiente in cui il regista è cresciuto. La necessità di tirare fuori parte della sua esistenza viene tutta a galla, in un film che in circa due ore racconta la vita di Charlie Cappa (Harvey Keitel), dello sfacciato Johnny Boy (Robert De Niro) e un insieme di personaggi della Little Italy dei primi anni ‘70. Ci sono i drammi interiori di Scorsese, la fede, la morale, la mafia, l’immigrazione nelle strade malfamate e buie di Manhattan. Mean Streets è in sostanza una prima raccolta del pensiero, vissuto e sentimento del Maestro, che segna anche l’inizio del sodalizio con il giovane Robert De Niro.

9. The Irishman (2019)

De Niro in una scena di The Irishman

De Niro in una scena di The Irishman

Un testamento e una riflessione, una vita piena e il rimpianto della stessa. The Irishman è stato incensato e sottovalutato al tempo stesso; l’ultimo gangster movie di un anziano ma energico Martin Scorsese, riunisce “quei bravi ragazzi” per offrirci un’ulteriore speculazione e una maggior stratificazione dell’esistenza del mafioso. In linea con il precedente e ottimo Silence, il regista ridimensiona l’adrenalina nel tentativo di approfondire l’aspetto spirituale della sua opera.

The Irishman, nella sua completezza, offre il racconto di un anziano in fin di vita e quindi atrocemente solo: in passato ha fatto cose orribili, ma quanto conterebbe davvero il suo pentimento a un passo dalla morte? Un criminale se ne va in maniera differente rispetto a un’altra persona? Lo spettatore si pone di fronte a una vera epopea gangster adattabile a tematiche universali, malinconica e virtuosa, fortemente valorizzata dal trio di mostri sacri De Niro-Pacino-Pesci (squadra che vince non si cambia, al massimo si “compra” un campione in più, Pacino).

Il film sembrerebbe chiudere un ciclo di trent’anni e imporsi come testamento di Scorsese, se non fosse per il fatto che il Maestro non ha nessuna intenzione di smettere di fare film. Senza dubbio alcuno, The Irishman conclude una parabola specifica della carriera del regista/autore. E lo fa egregiamente.

Commento di Tiziano Angelo.

Leggi anche: The Irishman è il miglior gangster movie degli ultimi trent’anni.

8. The Aviator (2004)

The Aviator di Martin Scorsese

Leonardo DiCaprio e Cate Blanchett in The Aviator

Ottava posizione per il biopic candidato a undici premi Oscar, di cui cinque vinti. Martin Scorsese ci pone un punto di vista sul miliardario Howard Hughes mostrandoci genio e sregolatezza, potere e fragilità, amori e legami, ossessione e complessità. Leonardo DiCaprio, al suo secondo film con il cineasta, è il fulcro di tutta la pellicola, accompagnato dalla stupenda Cate Blanchett nel ruolo di Katherine Hepburn e una vallata di grandi nomi che compongono il resto del cast. Una pellicola elegante, che si lega a Quarto Potere di Orson Welles e in cui si ritrova parte del sogno americano.

Anche se avessimo trattato solo il suo rapporto con l’aeronautica avrei fatto il film, perché mi attirava la tragicità delle debolezze di Hughes, il modo in cui le ha spesso superate ma che, alla fine, lo hanno prevaricato”.

7. Re per una notte (1982)

De Niro in Re per una notte

“Meglio re per una notte che buffone per sempre!”

Questa è una delle frasi più celebri dell’intera filmografia di Martin Scorsese. Questa battuta, liberatoria, arriva al culmine del monologo di un Robert De Niro in una delle sue migliori interpretazioni.
Crudele e comico, Re per una notte è una tragicommedia che non è mai uscita dall’immaginario collettivo in quasi 40 anni, prova ne è la sua rielaborazione in un film tanto acclamato come Joker di Todd Philips.
La parabola (discendente solo all’apparenza) dell’aspirante comico Rupert Pupkin è perfetto specchio della cultura e della società americana degli anni ’80. I 15 minuti di celebrità teorizzati da Andy Warhol vengono portati sullo schermo da un Martin Scorsese sempre più abile a raccontare storie di uomini smarriti nella metropoli di New York.

Re per una notte è solo uno dei tanti capolavori di Scorsese e colpisce sempre nel segno, oggi come allora.

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Commento di Arturo Garavaglia.

6. L’età dell’innocenza (1993)

Non c’è degrado e non ci sono gangster nel capolavoro dimenticato di Martin Scorsese. Tratto dal romanzo di Edith Warthon, L’età dell’innocenza delinea l’ambiente borghese della New York del 1870. È un ideale prequel nella filmografia del regista, il quale porta in scena una frattura sociale agli albori di un sogno americano mai funzionale e sempre criticato nel corso della sua carriera.

Il buon costume, il giudizio, il gusto dello scandalo: i personaggi de L’età dell’innocenza sono vittime quanto responsabili di una società altolocata opprimente e della mancanza di libertà interiorizzata negli Stati Uniti.

Su questi temi, Scorsese scatena il suo eclettismo con uno dei suoi film più eleganti, raffinati e composti. L’attenzione ai dettagli ha qualcosa di sconvolgente: dai pizzi alle tavole imbandite, passando per composizioni di frutta e dipinti, ecco che si compone un inferno lussuoso e magistralmente scenografato da Dante Ferretti.

Da segnalare Daniel Day-Lews, Michelle Pffeifer e Winona Ryder – tutti in splendida forma – incastrati un triangolo d’amore terribilmente influenzato da convenzioni, ipocrisie e rimpianti. Ryder venne candidata all’Oscar, forse nel momento della carriera in cui lo avrebbe meritato di più.

Commento di Tiziano Angelo.

5. Fuori orario (1985)

Un povero impiegato vuole solo passare una serata piacevole con una ragazza. Ma New York, e nello specifico SoHo, sa essere spietata e grottesca. La notte inghiotte il povero Paul Hackett (Griffin Dunne) in una spirale di eventi che finiscono per travolgerlo.
Le avventure notturne di una persona comune sono occasione per Martin Scorsese di raccontare la città, di raccontare l’imprevedibilità e il modo di vivere di un quartiere artistico come quello di SoHo. Fra soldi che volano dai finestrini dei taxi, bar frequentati dalle più varie personalità gestiti da personaggi assurdi e condomini assetati di sangue l’odissea notturna di Paul Hackett è una delle più esilaranti e riuscite della storia del cinema.
La mano di Scorsese, sempre ben evidente, cattura alla perfezione le atmosfere della notte NewYorkese e restituisce al pubblico un vero e proprio cult, sempre divertente e sempre coinvolgente.

Commento di Arturo Garavaglia.

4. Casinò (1995)

De Niro in una scena di Casinò

De Niro e le luci di Las Vegas in Casinò

Ispirato a un romanzo di Nicholas Pileggi, il film è la storia di Sam Rothstein (Robert De Niro), un ex giocatore che viene messo alla direzione del Tangiers, uno dei più grandi casinò di Las Vegas. Al suo fianco, Nicky (Joe Pesci), l’amico di una vita dai metodi poco ortodossi e Ginger (Sharon Stone), tanto bella quanto spietata.

Casinò è desiderio, potere, verdoni che svolazzano in ogni angolo e un profondo senso di solitudine. Tre personaggi inseriti nelle luci calde e sfavillanti di Las Vegas ed il buio delle strade dove si consumano i crimini della malavita, immersi nel vizio sfrenato e una smodata voglia di oltrepassare ogni confine. Tra violenza, rabbia e fragilità raccontati con una velocità resa dalla regia di Martin Scorsese, Casinò manca il podio per un pelo, ma rimane un capolavoro indiscusso.

3. Quei bravi ragazzi (1990)

Quei Bravi Ragazzi

I tre di Quei bravi ragazzi

Quei bravi ragazzi è il gangster movie, uno sguardo di circa trent’anni sulla mafia italoamericana raccontata dalla voce del protagonista Henry Hill (Ray Liotta). Il giovane di Brooklyn, cresciuto con il mito dei malavitosi, ha sempre voluto intraprendere questa vita, “fare il gangster è sempre stato meglio che fare il Presidente degli Stati Uniti” e lo desiderava esattamente come gli altri “bravi ragazzi”, Jimmy Conway (Robert De Niro) e Tommy DeVito (Joe Pesci, vincitore dell’Oscar come Migliore attore non protagonista).

Inizia così la loro scalata ed il nostro viaggio nel vortice della mafia italoamericana di Quei bravi ragazzi, nella spietata ricerca da parte di questi personaggi di conquistare il mondo, in cui tutti sono abbagliati dallo sfarzo e dalla potenza. Martin Scorsese ritaglia nei gesti, nelle parole e nei pensieri gli identikit dei boss, fra esplosioni, sparatorie, tradimenti e note ironiche.

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2. Taxi Driver (1976)

de Niro in una scena di Taxi Driver

Ma dici a me?

Definire o parlare di Taxi Driver è difficilissimo. Farlo con a disposizione poco più di 100 parole lo è ancora di più. Taxi Driver è il primo vero “Masterpiece” di Scorsese e l’inizio della sua fruttuosa collaborazione con lo sceneggiatore Paul Schrader. Un film entrato di prepotenza dentro l’immaginario collettivo insieme al suo protagonista Travis Bickle. Una rappresentazione disincantata e lugubre della New York (e degli Stati Uniti) post-Vietnam. Un film coraggioso, violentemente provocatorio e senza peli sulla lingua. Tecnicamente ineccepibile e con una delle più belle colonne sonore della storia del cinema. Non bastano gli elogi per descrivere Taxi Driver, un’opera che rappresenta un unicum del medium cinematografico, che si inserisce perfettamente in quello che era il periodo più roseo della New Hollywood e che però contiene anche le motivazioni per cui quella corrente cesserà di esistere. Il film di Scorsese è materia di studio, vera e propria opera d’arte.

Commento di Giacomo Lenzi.

1. Toro scatenato (1980)

De Niro in una scena di Toro Scatenato

Toro scatenato: il miglior film di Martin Scorsese

La scena iniziale, basta quella. Tre strisce nere sullo schermo. Nel mentre sale il volume della Cavalleria Rusticana, una figura dietro quelle strisce che si muove, dentro quell’accappatoio pare quasi un animale. Balla al rallentatore. Dietro il pubblico neanche si vede, si notano solo alcuni flash di macchina fotografica anch’essi in slow motion. Jake è solo e bellissimo, dietro quelle corde sembra una nota su uno spartito. La più bella nota che il cinema abbia mai rappresentato. Basta questa scena per spiegare la grandezza di Toro scatenato. Certo: si può parlare di De Niro, di quanto sia perfetto il montaggio, dell’innovazione tecnica che rappresenta il film, di come rappresenti il testamento cinematografico di Scorsese. Ma vi assicuro, bastano quei minuti iniziali per definire Toro Scatenato: solo e bello come Jake LaMotta.

Commento di Giacomo Lenzi.

Leggi anche: Jake LaMotta, il Toro scatenato che fece risorgere Martin Scorsese.

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Giulia Leto

Giulia Leto

Appassionata di cinema, musica, arte, letteratura e tutto quello che l'essere umano può esprimere.

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