Su Netflix trovate La regina degli scacchi, una miniserie originale con Anya Taylor-Joy, ispirata all’omonimo romanzo di Walter Tevis datato 1983 e riportata sul piccolo schermo da Scott Frank. Un prodotto ben riuscito, una storia avvincente che riesce a intrattenere lo spettatore e trascinarlo nel mondo della giovane protagonista, Beth, fra dipendenze, fragilità e genio.

Trama

la regina degli scacchi

La regina degli scacchi racconta la storia di Beth Harmon (Anya Taylor-Joy), una giovane rimasta orfana a soli 9 anni che trascorre la sua infanzia in un orfanotrofio del Kentucky. Qui le vengono insegnate le buone maniere, il rigore e l’educazione, ma al contempo inizia a sviluppare una forte dipendenza da tranquillanti che vengono somministrati come sedativi alle bambine ospitate. Nel giro di poco, Beth entra anche in contatto con il mondo degli scacchi grazie al custode che passa le sue giornate a giocare nel seminterrato. Fin da subito si denota lo spiccato talento della ragazzina, la quale, grazie all’ausilio del personale dell’orfanotrofio, riuscirà a emergere e farsi notare. A 13 anni viene adottata da una famiglia, che inizialmente non sembra poterle dare una vita migliore di quella vissuta fino a quel momento. Ma in realtà, fra lei e la madre si instaurerà uno splendido rapporto che la porterà a girare il mondo e far fortuna con gli scacchi.

Genio e sregolatezza

la regina degli scacchi

La storia de La regina degli scacchi si sviscera in sette puntate di circa un’ora in cui al centro dell’attenzione troviamo la nostra Elizabeth, per tutti semplicemente Beth. La sua straordinaria e distruttiva vita viene seguita fin dal principio, da quando rimane sola a 9 anni; un inizio che segnerà per sempre la sua sorte e che la porterà ad avere sempre più sete di vittoria e competizione. Caratterizzata da forza e genio, adottando strategie impulsive e spesso anche sbagliate, Beth nasconde – ma non troppo – anche un lato piuttosto sensibile, di profonda sofferenza per la perdita delle figure di riferimento. Gli scacchi diventano il suo unico modo per tenere a bada una vita spezzata, corrosa da lutti e tratti oscuri contraddistinti da dipendenze. Con La regina degli scacchi giriamo il mondo, dal New Mexico fino a Parigi, in un perfetto clima anni ‘60, dove fare scacco matto per una donna non era cosa così semplice.

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In questa miniserie troviamo una costellazione di personaggi interessanti, dal custode solitario che le insegna le prime mosse, all’amica di stanza, ai vari giocatori che si susseguono mano mano e che la affiancheranno. Fra le tante, oltre a quella di Beth che viene scavata nel profondo, un’altra figura degna di nota è quella della madre adottiva, Alma Wheatley (Marielle Heller), abbandonata dal marito poco dopo aver accolto in casa la giovane e che fra un naufragio e l’altro trova il modo di instaurare un rapporto con Beth. La sua premessa è quella di non essere riuscita a diventare una buona moglie e quindi l’unico obiettivo che le rimane da inseguire è di provare a essere almeno una buona madre. Beth si ritrova così a giocare mosse dopo mosse più o meno strutturate, sempre seguita dagli affetti che costantemente costruisce e distrugge. Un po’ come una partita a scacchi.

In definitiva

la regina degli scacchi

La regina degli scacchi riesce ad essere una miniserie magnetica, che trattiene lo spettatore davanti allo schermo per tutto il tempo, interessato a scoprire il destino della giovane e rimanendo sconvolto sempre più della sua maestria, saltando da una mossa di gioco (e vita) ben studiata a una completamente allo sbando. Scorre veloce, suscita simpatia e riflessioni grazie al contesto nel quale viene inserita, sia per le tematiche sessiste, puntualmente sottolineate dalla solida sceneggiatura, sia per la lotta al comunismo e la Russia. Il prodotto risulta dunque ben confezionato grazie alla regia di Scott Frank che segue costantemente gli scacchi fino al soffitto e l’interpretazione di Anya Taylor-Joy. Insomma, una buona serie da godersi in queste sere (probabilmente) pre-lockdown.

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Giulia Leto

Giulia Leto

Appassionata di cinema, musica, arte, letteratura e tutto quello che l'essere umano può esprimere.

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