Conosciamo tutti Hattie McDaniel come l’iconica “Mamy” di Via col Vento: un personaggio al centro di polemiche, soprattutto negli ultimi tempi, per le sue connotazioni stereotipate e razziste. Ma se la questione del personaggio di Mamy è delicata e complessa, ancora più controversa è la posizione della sua attrice.

Quella di Hattie McDaniel è una storia che spesso è passata in secondo piano, ma che rivela tutte le contraddizioni e le difficoltà del mondo di Hollywood, soprattutto per un’attrice nera negli anni ’30. Un mondo in evoluzione e in rivolta, tra ideali e realtà, in cui Hattie non ha mai trovato un posto stabile, ma solo limiti e critiche da ogni parte. Discriminata dai bianchi e attaccata dai neri, chi era veramente Hattie McDaniel?

LA SCALATA VERSO L’OSCAR

hattie mcdaniel

Quando Hattie McDaniel nacque nel 1895 probabilmente nessuno si sarebbe mai aspettato il suo successo. La sua famiglia era di ex schiavi, e lei era solo l’ultima di 13 figli. Hattie era comunque portata per il mondo dello spettacolo: dopo il diploma entra in un coro gospel, poi inizia a lavorare in una stazione radiofonica.

I suoi sogni sembrano però infrangersi nel 1929: la borsa di Wall Street crolla, la crisi economica sconvolge l’America e il mondo. Hattie ha bisogno di lavorare: fa da cameriera, da cuoca, da donna di servizio. Si trasferisce a Los Angeles e continua a lavorare come può, ma senza mai dimenticare il suo amore per la recitazione.

Nel 1932 ottiene il suo primo ruolo al cinema: L’occidente d’oro. Continua a recitare in sempre più film, la sua filmografia ne conta quasi 300. Il ruolo è quasi sempre lo stesso: quello della matrona, della donna di servizio che lavora per la famiglia bianca. A consacrarla arriva, nel 1939, Via col Vento: il suo ruolo come Mamy le fa addirittura ottenere l’Oscar come Migliore attrice non protagonista, per la prima volta vinto da una donna nera.

Hattie McDaniel è ormai celebre ad Hollywood, ma continua ad ottenere solo ruoli come donna di servizio, stereotipata e sempre uguale. Intanto ottiene anche uno show radiofonico tutto suo e conduce una vita ben più agiata di quanto si aspettasse. Morirà nel 1952, a soli 57 anni, a causa di un tumore al seno.

LA MAMY

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Il personaggio che ha portato Hattie McDaniel al successo è quindi quello della Mamy: un personaggio storicamente molto controverso. Ma da dove nasce questo ruolo? Bisogna risalire ai Minstrel shows, ovvero delle forme di spettacolo risalente al XIX secolo: erano un insieme di sketch, varietà, danze, i cui protagonisti erano personaggi neri (o bianchi in blackface) raffigurati in modo caricaturale come ignoranti, pigri e superstiziosi.

I personaggi dei Minstrel shows erano fissi: c’erano per esempio lo schiavo, il lavativo “Jim Crow“, il soldato, la ragazza provocante. E poi c’era la Mamy. Quest’ultima era solitamente una donna di mezza età, in sovrappeso, solitamente con una bandana a cingerle la testa. Era inoltre un personaggio assolutamente asessuato. In realtà solitamente le domestiche di colore erano delle ragazze giovani, ed era frequente che i padroni abusassero di loro. La Mamy voleva invece dimostrare come non ci fosse nessuna attrattiva nelle domestiche nere e smentire dunque queste accuse.

Inoltre proponevano l’idea per cui le schiave nere fossero contente del proprio ruolo: la Mamy è una lavoratrice instancabile, del tutto inserita nella famiglia per cui lavora. Non ha amici neri né una vita al di fuori del suo lavoro. Una rappresentazione quindi antistorica e decisamente problematica della schiavitù in America.

Il personaggio di Hattie McDaniel in Via col Vento si inserisce perfettamente in questo filone: fisicamente corrisponde allo stereotipo classico, il suo unico ruolo è quello di servire “Miss Rossella”, non ha una vita o una famiglia al di fuori del suo lavoro. Il suo rango di serva viene romanticizzato, l’abolizione della schiavitù a seguito della Guerra di Secessione diventa un evento negativo anche per la stessa Mamy.

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Tuttavia, Hattie McDaniel ha aggiunto un tocco personale al suo personaggio. La sua Mamy si lascia scappare qualche battuta impertinente di troppo, spesso critica in modo sottile il comportamento di Rossella, anche solo con sguardi o gesti. Sono elementi che non facevano parte del copione, ma che Hattie decide di inserire per regalare qualche sfumatura in più al suo personaggio, pur senza uscire mai veramente dallo stereotipo.

LE CONTROVERSIE

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Cosa rappresentò la vittoria di Hattie McDaniel agli Oscar? Un’apertura da parte di Hollywood verso l’integrazione? Un’importante conquista per la comunità nera? In parte entrambe le cose, in parte nessuna delle due. Per l’attrice fu causa di polemiche da entrambe le parti. Ma soprattutto fu un evidente segnale delle contraddizioni di Hollywood.

L’Academy decise di premiare Hattie McDaniel rendendola la prima attrice di colore ad ottenere un premio Oscar. Tuttavia durante la cerimonia di premiazione fu necessario l’intervento del produttore Selznick per far sì che l’attrice fosse presente: non volevano infatti che una donna di colore entrasse nell’Hotel Ambassador di Los Angeles. Alla fine Hattie ottenne un tavolo separato insieme al marito, ben lontano dagli altri membri della crew. Riuscì anche a ritirare di persona il premio, grazie ancora una volta all’insistenza di Selznick, e a pronunciare il suo discorso di ringraziamento.

Hattie McDaniel non partecipò neanche alla prima proiezione del film in Georgia a causa delle leggi razziali in vigore. D’altra parte il suo successo era ormai all’apice, tanto che riuscì a comprare casa in un facoltoso quartiere abitato solo da bianchi (che tentarono anche di farle causa).

Ma se continuava a subire discriminazioni da parte dei colleghi bianchi, Hattie McDaniel non era vista di buon occhio neanche dalla comunità nera. La sua decisione di accettare ruoli stereotipati, il suo rifiuto di aderire a proteste e associazioni come la NAACP non furono mai accettati. Hattie fu aspramente criticata per questo, le furono attribuiti epiteti come “Zio Tom dei bianchi” “agente attiva al servizio del governo nell’oppressione verso i neri”.

La risposta di Hattie McDaniel a queste proteste è così pragmatica da diventare disarmante: Perché dovrei sentirmi in colpa se guadagno 700 dollari a settimana interpretando una cameriera? Se non lo avessi fatto, guadagnerei 7 dollari alla settimana lavorando come una vera donna di servizio”.

Hattie McDaniel non fu mai un’eroina: non lottò contro il sistema che la discriminava, ne fece parte e seppe trarne vantaggio. Ma non è neanche da condannare: le sue conquiste personali erano comunque segnali di una Hollywood che aveva bisogno di cambiare. Hattie McDaniel doveva farsi strada in un mondo che per troppi motivi non era fatto per lei. Riuscì ad andare avanti con le sue forze, col suo talento. Senza gesti eclatanti e senza farsi abbattere, riuscì a rimanere a galla. Mentre la protesta dei neri infuriava e la supremazia dei bianchi dominava, la immagino nella sua casa guadagnata, nel suo quartiere bianco, con il suo Oscar in bella mostra. Forse, tutto sommato, anche questa fu una piccola rivolta: silenziosa e solitaria, ma pur sempre una rivolta.

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Gaia Franco

Gaia Franco

Lucana, studentessa a Bologna. Appassionata da sempre di cinema, letteratura e qualsiasi forma d'arte.

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