Fin dove può spingersi un governo pur di legittimare il proprio operato?

Il processo ai Chicago 7 indaga in chiave moderna una vicenda che ha segnato la storia, spiegando la rivoluzione culturale e l’obiezione di coscienza mediante un film che attraversa i generi storico, politico e tribunalizio.

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Trama de Il Processo dei Chicago 7

151 giorni, ovvero l’intera durata del primo grado del processo che ha visto come protagonisti coloro che vennero ritenuti responsabili delle agitazioni contro la guerra del Vietnam. Il celebre processo che tentò di estirpare ogni forma di ideologia di sinistra per conto dell’amministrazione Nixon, viene vivisezionato da Aaron Sorkin, che ci offre parecchie e modernissime chiavi di lettura della vicenda.

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Gli aspetti del film

I personaggi sono originalissimi archetipi dell’America che si avviava agli anni ’70. La stridente ed ossimorica scelta di questi due aggettivi non è un inutile virtuosismo, bensì quanto di più vero si possa dire circa i ritratti storici cuciti addosso ad un cast di grandissimo livello dal brillante Aaron Sorkin.

La sceneggiatura è brillante e Sorkin supera un complicatissimo scoglio, ovvero quello di plasmare e far emergere gli aspetti più evidenti di caratteri diametralmente opposti ma appartenenti a persone comunque brillanti e carismatiche.

La colonna sonora vive anch’essa di contrasti presentando ritmi e melodie emotivamente in contrasto con quanto mostrato dalle immagini, ma riesce anche, laddove necessario, ad adempiere alla funzione di accompagnamento senza mai risultare invadente, per un film che vive di tempi, di battute e di risposte taglienti.

A colpirmi più di tutto è però stato il montaggio del film, capace di scandire linee temporali differenti, gestendo cruciali ed importantissimi eventi storici inseriti come flashback. Interessante e ben riuscito è anche il completamento di alcune testimonianze attraverso il flashback stesso della scena in questione, che vivacizza una pellicola pericolosamente tendente alla claustrofobia di un’aula di tribunale.

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Gli aspetti ideologici

Ne Il Processo ai Chicago 7, l’aula è il microcosmo delle ideologie politiche americane di quegli anni, una cornice storica verosimile ma fittizia che, come fosse un ring, permette un moderno confronto tra personaggi del passato. L’aula stessa mostra manicheisticamente la sinistra in tutte le varie sfumature possibili e la destra, un blocco granitico che possiede Il Verbo: che corrisponde alla parola giustizia.

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Inutile dire che Sorkin sia affascinato dalle sfaccettature della sinistra dell’epoca, specialmente dai principali esponenti dell’estrema sinistra hyppie, ovvero Abbie Hoffman, e i democratici liberali rappresentati da Tom Hayden.

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Conclusione

Il processo ai Chicago 7 è un omaggio ad un gruppo di persone, splendidi individui che hanno votato la propria vita ad un progetto più grande di loro, mettendo a repentaglio quando di più caro avevano: la libertà.

Hanno fatto tutto questo perché le generazioni future potessero vivere in un mondo in cui ogni giorno non si dovesse fare la conta dei caduti, in cui i ragazzi avrebbero potuto esprimere le proprie idee senza la paura delle conseguenze, e poco importa se attraverso la rivoluzione culturale hyppie o un moderno sistema di leggi progressiste e liberali, il film serve a ricordare anche ai più giovani tale battaglia.

In risposta alla domanda iniziale direi quindi che un governo, per legittimare il proprio operato, possa addirittura spingersi a provare a fermare delle idee. Appunto, provare.

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E voi, cosa ne pensate di questo Il Processo ai Chicago 7? Vi è piaciuto?

Fatecelo sapere nei commenti e, per questa ed altre interessanti news, visitate il nostro sito: Ciakclub.

Tommaso Serena

Tommaso Serena

Cinematograficamente onnivoro, sono cresciuto tra l'autorialità dei fratelli Coen ed i fagioli western di Bud Spencer e Terence Hill. Sogno di sceneggiare un film in cui Trinità e Bambino prendono a sberloni i responsabili del furto del proprio tappeto che "dava un tono all'ambiente".

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