Cosa ci si deve aspettare da Dune di Denis Villeneuve

Dune di Denis Villeneuve è il film più atteso dell'anno. Ma cosa ci si deve aspettare dal film di fantascienza tratto dal romanzo di Frank Herbert?

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Dune di Frank Herbert è un pilastro della letteratura fantascientifica. Uscito nel 1965 il romanzo è capostipite di un ciclo che ha rivoluzionato il modo di vedere la fantascienza, finino a quel momento propensa più alla filosofia che all’avventura.
Dune è stato fin da subito modello per produzioni cinematografiche. La prima di esse non può non essere Guerre Stellari di George Lucas. Guardando i film della prima trilogia del fortunatissimo franchise non si può infatti non vedere il debito che Lucas ha nei confronti del romanzo di Herbert.

L’occasione era tuttavia troppo ghiotta per essere ceduta a un solo film e, negli anni ’80, si decise di affidare la produzione di un kolossal tratto da Dune a David Lynch. Il risultato non fu però dei migliori. Nonostante il complesso lavoro di sintesi che il regista effettuò sul materiale del romanzo, il film non riuscì a riproporre appieno le suggestioni del libro di Herbert sul grande schermo. Nonostante ciò, però, avvenne un caso più unico che raro. Frank Herbert non stroncò il film, ma si ritienne pienamente soddisfatto dal lavoro di David Lynch. Il regista visionario aveva infatti seguito fedelmente il romanzo e aveva riproposto (con i mezzi dell’epoca) numerose idee presenti nel libro, ma non era stato in grado di gestire alla perfezione l’immensa mole del capolavoro del genere fantascientifico.

Il Dune di Alejandro Jodorowsky

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Tavola dal fumetto L’Incal di Moebius e A. Jodorowsky

Ma prima di Lynch a provare a portare sul grande schermo Dune fu Alejandro Jodorowsky. La vicenda, raccontata egregiamente nel documentario Jodorowksy’s Dune di Frank Pavich, avrà un eco fortissimo sul cinema fantascientifico degli anni ’70. Molti personaggi coinvolti nel progetto, infatti, fecero scorta delle storyboard e delle scenografie immaginate dal regista cileno e le riutilizzarono per produzioni come Alien e, soprattutto, Guerre Stellari.
Il progetto di Jodorowksy era ambiziosissimo, ma, purtroppo, non riuscì a essere realizzato.

Il regista e scrittore, però, non si perse d’animo e riciclò moltissime suggestioni e molte idee nate nella stesura della storyboard di Dune per un’opera che è oggi ritenuta come una delle migliori graphic novel di sempre, L’Incal.
La mente di Jodorowsky incontrerà infatti l’infallibile mano di Moebius e darà vita un’opera cult che, pur derivando dal romanzo di Frank Herbert, rappresenterà il trionfo della creatività, dello storytelling e, soprattutto, del world-building.

Dune nel 2020: una scommessa?

Arriviamo dopo questo lungo excursus al 2020, al tanto atteso Dune di Denis Villeneuve. La notizia che il regista canadese reduce da 10 anni di successi di pubblico e di critica avrebbe girato un adattamento del romanzo caposaldo del genere fantascientifico ha lasciato il pubblico e i numerosi cultori del libro senza parole.
Villeneuve ha infatti varie volte dimostrato di saper trattare sia la fantascienza filosofica, Arrival ne è un esempio, sia la fantascienza più virata verso l’action e l’avventura. Di quest’ultima Blade Runner 2049 non può che essere la dimostrazione.

L’approdo a Dune non arriva quindi come prima esperienza per il regista con lo sci-fi come era per David Lynch, ma arriva scortato da due film che hanno dimostrato appieno tutte le qualità del regista a muoversi nel genere.
Denis Villeneuve, inoltre, si è dimostrato varie volte capace di mettere in scena sceneggiature non originali con una maestria e una caparbietà senza pari nel cinema del 21° secolo. Film come La donna che canta, Enemy o lo stesso Arrival, infatti, sono tratti da opere letterarie e sono testimonianza di una propensione che il regista ha per la rielabrazione e la riproposizione con sfumature sempre nuove di testi di vario genere.

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Immagine da La donna che canta (2010)

La donna che canta ripropone infatti un’opera drammaturgica di Wajdi Mouawad su grande schermo e l’origine teatrale del testo della sceneggiatura non si nota neanche per una scena. Enemy è un interessante rielaborazione in chiave di sottrazione di un romanzo di José Saramago e Arrival è basato su un breve racconto di Ted Chiang. In tutti questi film Villeneuve è riuscito a inserire elementi che possiamo definire, con serenità, “autoriali” senza mai limitarsi a una mera riproposizione delle opere letterarie originali sul grande schermo.

Dune e la “ricerca” di Denis Villeneuve

Chi ha apprezzato i film di Denis Villeneuve deve aver notato che in molte sue opere emerge un comune denominatore tanto antico quanto sempre valido, quello della quête, della ricerca. In film come La donna che canta, Arrival e Blade Runner 2049 notiamo appieno come il regista rielabori a proprio piacimento questo tema. I protagonisti dei film di Villeneuve cercano qualcosa e quel qualcosa è capace di apportare in loro un mutamento. Blade Runner 2049 è la storia di una ricerca di un senso alla propria vita, La donna che canta racconta invece la ricerca di una verità da parte di due fratelli, Arrival ha come tema centrale la ricerca di un’identità.

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Immagine da Blade Runner 2049 (2017)

Dune è però anche esso una storia di ricerca, un romanzo di formazione che, toccando i più vari temi, fa arrivare il proprio protagonista a un cambiamento.
“Come ogni giovane adulto sta cercando la sua identità e provando a capire il proprio posto nel mondo, e dovrà fare cose che nessuno dei suoi antenati è riuscito a fare per sopravvivere.”
Così Villeneuve ha descritto il personaggio di Paul Atreides interpretato da Thimotée Chalamet in un’intervista di qualche mese fa.
Possiamo quindi intuire che in Dune assisteremo alla ricerca di un’identità da parte di un personaggio, una ricerca che lo porterà in vari luoghi dell’universo e, infine, a un mutamento.

Villeneuve ha sempre dimostrato di saper trattare egregiamente questo tema classico e una sua riproposizione in un film come Dune è sicuramente il primo punto fermo, la prima ancora per uno spettatore che non sa cosa aspettarsi dal film.

Dune e Star Wars: il pubblico sarà lo stesso?

Un problema che ci si pone, ed è forse il maggiore, è quello dell’inevitabile somiglianza fra Dune e Star Wars. Come abbiamo già accennato, Star Wars senza il romanzo di Frank Herbert non sarebbe mai potuto esistere. E’ però anche vero che il film di Villeneuve arriva dopo 40 anni in cui la fantascienza d’avventura ad ampio raggio è stata monopolizzata dal franchise ora di proprietà della Disney e che, nel corso degli anni, i pur discutibili film di Star Wars hanno avuto miglioramenti notevoli dal punto di vista tecnico.

Sarà quindi difficilissimo per Denis Villeneuve creare un qualcosa di “diverso” da Star Wars pur nei suoi non pochi punti in comune. Dalle immagini che abbiamo potuto vedere fin’ora, infatti, le scenografie e i costumi non possono non richiamare i film del ciclo inaugurato da Guerre Stellari e proseguito con più bassi che alti nel corso degli anni.
La speranza è, però, che la somiglianza inevitabile di Dune con i vari Star Wars (favorita anche da un’uscita a dicembre che è ormai solita dei film del franchise della Disney), si limiti soltanto a un’estetica non modificabile proprio per il suo essere matrice dei film ideati da George Lucas.

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Un’immagine da Dune (2020)

Denis Villeneuve è infatti un regista che, come già accennato, riesce a manifestare una propria identità in varie pellicole di vario genere.
L’elemento probabilmente più interessante di Dune sarà quindi vedere come Villeneuve riuscirà ad adattare le tematiche del libro di Herbert in un contesto sociale e culturale diverso da quello degli anni ’60. Sarà interessante vedere con che profondità il regista tratterà temi come l’ecologismo, la diversità e lo squilibrio fra classi sociali.
Forse proprio in ciò risiederà la fortuna che il film potrà avere non solo fra il pubblico, ma anche fra la critica.

Avendo come precedente Blade Runner 2049, però, non possiamo non considerare una critica che sovente viene mossa al film del 2017: quella della lunghezza e quella della scarsa caratterizzazione dei personaggi. Se per la lunghezza le critiche (anche eminenti) possono dirsi spessp, è evidente come un difetto da molti percepito nel film di Villeneuve sia quello della piattezza dei personaggi. Molti sono gli spettatori che non si sono trovati a empatizzare con i protagonisti del film. La sfida in Dune per Villeneuve risiederà proprio nel riuscire a portare in scena personaggi più “caldi” e meno rigidi di quelli di Blade Runner 2049, personaggi nei quali lo spettatore potrà essere in grado di rifugiarsi anche a fronte di un’ipotetica lunghezza della pellicola.

Dune e le sale cinematografiche

Dune è stato uno dei pochi kolossal previsti nel 2020 a non aver subito una posticipazione a causa della situazione di emergenza dovuta al coronavirus. Il film arriverà nelle sale italiane il 17 dicembre dopo un vuoto di film in grado di attirare il grande pubblico non indifferente. L’auspicio è, ovviamente, che, prescindendo da tutto, il film possa richiamare in sala un vasto pubblico attratto non solo dal nome del regista (che anzi è reduce dal clamoroso flop al botteghino di Blade Runner 2049), ma anche dai vari nomi presenti nel cast corale. Attori e attrici come Zendaya, Timothée Chalamet, Dave Bautista, Jason Momoa, Josh Brolin e Rebecca Ferguson dovrebbero essere in grado di attirare un pubblico non indifferente nelle sale nonostante la pandemia.

L’attesa di Dune assume quindi molteplici valenze. La speranza è che nessuna aspettativa, da quella inerente alla qualità a quella più puramente economica, venga disattesa.

Questo e altri approfondimenti su CiakClub.it

 

 

Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai “mattoni” filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

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