Scandalo “Cuties”: una polemica giusta o sbagliata?

Oggi vi parliamo di Cuties, primo lungometraggio della regista Maimouna Doucouré e che ha raccolto forse più polemiche che attenzione.

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Tra i vari titoli proposti da Netflix questo mese di Settembre, troviamo CutiesMignonnes, se preferite il titolo originale o Donne ai primi passi, per la forma italiana – primo lungometraggio della regista franco-senegalese Maimouna Doucouré. Un film che affronta tematiche spinose e che è stato ampiamente criticato da molti ancor prima di essere visto. Dunque, ci avviciniamo a questa pellicola consapevoli di trovare un terreno scivoloso, ma altrettanto coscienti di quanto Doucouré abbia messo in piedi un lavoro che forse meritava un po’ più di attenzione.

Riassunto delle puntate precedenti

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Prima di parlarvi di Cuties, ci sembra opportuno riassumere brevemente quanto accaduto fino a questo momento e perché Maimouna Doucouré e la sua pellicola siano finite nel mirino.

La prima volta che Mignonnes ha visto la luce è stato al World Cinema Dramatic Competition del Sundance Film Festival, ottenendo il Premio Miglior regista. Di lì a poco, Netflix ne ha acquistato i diritti per la distribuzione, promuovendo trailer e locandina, quest’ultima in modo particolare accusata di sessualizzazione del corpo di ragazzine. Da questo momento in poi sono piovute critiche e petizioni per cancellare il film dalla piattaforma streaming, raccogliendo firme anche su Change.org. Qualcuno lo ha definito materiale pedopornografico, qualcuno in grado di stuzzicare la fantasia di pedofili e da lì siamo passati alla divulgazione di hashtag come #NetflixPedofilia o #CancelNetflix, per non parlare di una perdita in borsa del gigante dello streaming di circa 9 miliardi di dollari. Dall’altra parte, associazioni come UniFrance si sono mosse a sostegno della regista e della sua discussa opera.

Ad oggi, il dibattito è ancora vivo, il pubblico si divide e le accuse ancora molto pesanti. Ma siamo davvero certi che meritasse la gogna?

Partiamo dalla base

Cuties ci porta nel mondo di Amy – interpretata da una bravissima Fathia Youssouf – una ragazzina di 11 anni che vive assieme alla madre ed il fratello più piccolo. La loro è una famiglia di immigrati che si è appena trasferita, molto legata ai valori tradizionali della cultura di appartenenza, di fede musulmana e che attende l’arrivo del padre direttamente dal Senegal, per festeggiare il suo matrimonio con un’altra donna. Tuttavia, Amy, trapiantandosi in una realtà estremamente differente da quella originaria, entra in contatto con una nuova cultura ed un nuovo modo di vivere l’età di passaggio. La ragazza osserva e conosce un gruppo di giovani coetanee appassionate di ballo, di tutte quelle mosse coreografiche ispirate alle cantanti del momento e che hanno l’ambizione di partecipare ad un concorso di danza.

Una polemica giusta o sbagliata?

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Maimouna Doucouré segna la traccia di un dibattito ampio che inizia dal difficile passaggio all’età adulta attraverso la pre-adolescenza ed adolescenza, ponendo l’accento sulla differenza fra due culture, in maniera critica e pronta a non avere vincitori. A questo si aggiunge la sua dichiarata intenzione di denunciare l’ipersessualizzazione infantile, affermando di aver dato vita a Cuties con la volontà di “avviare un dibattito sulla sessualizzazione dei bambini nella società odierna in modo che forse politici, artisti, genitori ed educatori potessero lavorare insieme per apportare un cambiamento a beneficio dei bambini delle generazioni future”.

La regista introduce da una parte la famiglia di origine, con i suoi valori e tradizioni, i quali però iniziano a stare stretti alla giovane, di fatto rinchiusa per “tutelarsi” dal mondo oscuro. Dall’altra la libertà – illusoria – delle amiche, inserite in una società più aperta, in cui vige l’apparenza e l’immagine di sé. Le ragazzine prendono come esempio le grandi cantanti, twerkano per le strade, si riprendono con i cellulari, giocano senza freni. Amy riconosce in quelle coreografie di danza e negli abiti succinti, il suo modo per fuggire da un ambiente sigillato. È la sua ribellione. Ci ritroviamo dunque dinanzi al limite fra l’assurdo ed un senso di compassione, con neanche-adolescenti che si atteggiano da adulte spavalde. E lo spettatore che osserva questa tracotanza, l’unica cosa per cui dovrebbe scandalizzarsi è che loro non sono altro che figlie di una società devota alla mancanza di controllo, esposte costantemente a contenuti che negli anni sono cambiati, diventando sempre più sfacciati.

In definitiva, Cuties verte sul pionierismo esistenziale in cerca di una propria dimensione, di capirsi e scoprirsi, tipico di un’età in cui ancora non si ha né forma né appartenenza. E’ la storia di un bombardamento mediatico, dove attraccare, per una ragazzina, è semplice. L’intento della regista era quella di portare un suo alterego in 96 minuti di lungometraggio, raccontare l’oggettivizzazione del corpo della donna, ma farlo senza troppe carezze. Il risultato finale è pertanto quello di un ritratto – legittimamente contestabile – ma che non equivale all’esaltazione.

Conclusioni

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La forza del film è quello di mostrarci i vari passaggi attraverso gli occhi delle giovani protagoniste. Possiamo soffrire con Amy quando il mondo dove è inserita le sta stretto, possiamo provare la sua voglia di evadere, il suo carisma e la sua semplicità. Ed infine possiamo anche percepire una profonda tenerezza quando si trasforma in qualcosa che non è.

Molto probabilmente le pesanti critiche rivolte a Maimouna Doucouré sono arrivate prima ancora di vedere Cuties, sulla base di una locandina dal messaggio fuorviante che declassa la pellicola e soprattutto ne stravolge il significato. O forse sono arrivate da parte di chi il film lo ha visto, ma che lo ha trovato “troppo” in tutto. Quello che è certo è che Cuties rappresenta un ottimo film di esordio per Maimouna Doucouré, pregno di tematiche interessanti ed attuali, raccontante a tratti con garbo ed a tratti con immagini molto forti e che senza dubbio meritava un’attenzione differente.

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