Le strade del male: un film cupo e violento che poteva anche spingersi più in là

Il nuovo film Netflix, Le strade del male, è un crudissimo crime thriller gotico ambientato nell'America rurale degli anni '60, divisa tra fede e cupa violenza.

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Provate a mettere insieme Spider-Man, Batman/Edward Cullen, Alice, Pennywise, The Winter Soldier e pure Dudley Dursley. Sembrerebbe pura fantascienza, eppure è proprio da questo cast improbabile che nasce Le strade del male. Si tratta del nuovo film originale Netflix, scritto e diretto da Antonio Campos, uscito ieri in anteprima mondiale sulla piattaforma.

Le strade del male è l’adattamento del romanzo, ancora inedito in Italia ma dal grande successo in patria, The Devil All The Time, dello scrittore americano Donald Ray Pollock. Si tratta a tutti gli effetti di un crime/drama dalle tinte gotiche ambientato nel cuore rurale degli Stati Uniti. Un film a tratti molto ambizioso che, pur non riuscendo a creare un suo stile ben definito, propone alcune soluzioni innovative in termini di impatto estetico e morale.

 

La trama: la guerra, la fede, la violenza

Le strade del male

La vicenda de Le strade del male si sviluppa in Ohio, intorno al paesino sperduto tra le foreste di Knockemstiff; in un periodo a cavallo tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, o meglio: tra la Seconda Guerra Mondiale e la rovinosa Guerra in Vietnam.

Ed è infatti proprio dal primo dopoguerra che la storia del film ha inizio. I giovani reduci, di ritorno dalle sanguinose missioni in giro per il mondo, si rifugiano tra le pagine della Bibbia per alleviare cicatrici corporee e non. Tra questi c’è il veterano Willard Russell (Bill Skarsgård), che con la sua fede “assoluta” condizionerà più di tutti il cammino del figlio Arvin (Tom Holland).

La storia di crescita e di responsabilità del giovane Arvin sarà dunque costellata da i fantasmi del passato lasciatigli in eredità dal padre. Si troverà a fare i conti con questi e con altri personaggi fantasmatici, ma molto concreti, che il destino gli metterà di fronte. Tra questi: una coppia di serial killer “fotografici” (Riley Keough e Jason Clarke), un reverendo perverso e seducente (Robert Pattinson) e uno sceriffo corrotto (Sebastian Stan).

Difficile dire con più precisione i dettagli di una trama (senza fare spoiler) che, per quanto esile, risulta il perno interpretativo di un film che intreccia abilmente fede, violenza, morte e destino.

 

Tante star, ma nessun protagonista

Le strade del male

Appare chiaro dalla voce narrante che introduce e accompagna tutto il film (appartenente proprio allo scrittore Pollock) che la lente per leggere il film è quella dell’epopeaLe strade del male infatti fa del suo contesto – storico, sociale, geografico e culturale – il nucleo della vicenda.

È la cornice dunque a conferire senso e profondità all’intera narrazione. Le storie singole di Arvin o del padre Willard non avrebbero la potenza che hanno, se non fossero inserite all’interno di un sistema più ampio. Un sistema – o probabilmente la Storia stessa – che intreccia, stratifica e rende più complessa una realtà evenemenziale altrimenti piatta. Quasi come uno Spoon River più contemporaneo, ma quasi ugualmente “necrologico”, il film usa l’impianto corale per dare l’idea del piattume morale ed esistenziale che intrappola allo stesso modo ogni singolo personaggio.

Il cast così gremito e senza mai nessun personaggio preponderante sugli altri (tranne forse Holland minimamente) aiuta a dare questo senso di coralità. Tutti gli attori infatti forniscono interpretazioni magistrali in questo film. A partire da un convintissimo e sempre più perfezionista Skarsgård. Fino ad arrivare ad un lascivissimo e inquietante Pattinson, che ormai non perde occasione per riscattarsi dalla nomea di teen idol. Lui, insieme a Tom Holland, pur non rappresentando il canone estetico americano, fanno un finissimo lavoro di interpretazione attraverso voce e fisicità. Senza dimenticare le interpretazioni, purtroppo contenute ma ugualmente efficaci ed essenziali per la trama, di Mia Wasikowska e Haley Bennett.

Questo alto livello generale, unito alla concatenazione paratattica delle vicende, aiuta lo spettatore a non focalizzarsi mai sul singolo personaggio. L’empatia così è attiva ad un livello più generale, evitando l’identificazione particolare e non elevando nessuno a Vero protagonista della storia.

 

Silenzio e solitudine

Le strade del male

Probabilmente il film è riassumibile con un estratto dell’intervista al presidente Lyndon Johnson “Intendiamo convincere i comunisti che non possiamo sconfitti con la forza delle armi o da un potere superiore”. Parole che si sentono alla radio in una scena verso la fine della pellicola (e gravemente NON presente nel doppiaggio italiano!).

Le strade del male, in contrasto con la retorica presidenziale, invece, è un film che presenta solo uomini sconfitti. Uomini soli, incapaci, volubili e violenti, che risultano invece ripetutamente “sconfitti” dal potere di illusioni come la fede e le armi, e per estensione l’uso della violenza. La prima è ridotta a puro espediente retorico e coercitivo da parte di predicatori e affini. Fatta di parole che, quando si esauriscono, lasciano vuoto, solitudine e mancanza di risposte.

La risposta a questo silenzio, pertanto, diventa la violenza. E il film di Campos non si risparmia nel presentare scene violente, davvero molto crude e pesanti allo sguardo. Anche perché, a ben vedere, i personaggi si relazionano tra di loro solo attraverso atti violenti; sembra essere questa infatti, oltre alla predica, l’unica forma di comunicazione che presenta il film. Ed è una violenza che, seppur molto grafica, dato che fortunatamente lo spettatore non entra mai troppo in empatia con i personaggi, risulta comunque molto ostile allo sguardo.

 

Le strade del male è, in definitiva, un prodotto ben fatto e con un’interessante configurazione tematica ed estetica. Non è di certo un film d’autore in senso classico, ma presenta comunque una sua complessità di fondo, il che lo dota di una fruibilità mai troppo ostica. Insomma, un altro buon colpo messo a segno in questa recente ondata di Originali Netflix (vedi Sto pensando di finirla qui).

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