Django Unchained, tutte le citazioni: guida al moderno Western “italiano”

Da oggi Django Unchained, capolavoro di Quentin Tarantino, è disponibile su Netflix: ecco la nostra guida alla lettura di un film che deve molto all'Italia

0
894
Django

Nel 2013 Django Unchained consente a Quentin Tarantino, quasi vent’anni dopo, di vincere nuovamente il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale.

Risulta quindi difficile parlare di un film sottovalutato: eppure, data la sua natura di western “anacronistico” (come non può non essere considerato un film western scritto e girato nel 21esimo secolo), per molti che magari non hanno troppa dimestichezza con un genere ormai morto, può non essere stato un film indimenticabile.

Premettendo che, circa altri generi, non esito a definirmi “dignitosamente ignorante” (ne è un esempio l’affinità al pensiero di Fantozziana memoria legato a La corazzata Potemkin, definita “una cag++a pazzesca”), riguardo al Western, vista e considerata la mia passione per il genere, proverò a sviscerare quanto più possibile la pellicola del regista di Knoxville.

Visualizza immagine di origine

Perchè Western?

In molti, seguendo la distinzione di Andrè Bazin, parlano di Western pre e post seconda guerra mondiale: laddove il primo è da considerarsi classico ed il secondo progressivamente distaccato dalle proprie radici, in favore dell’aggiunta di temi nuovi e moderni.

Ebbene Django partecipa di quel retaggio, sia da un punto di vista emozionale che di storytelling, passando per una regia estremamente moderna.

Il contesto è western, le pistole sono veloci, velocissime, eppure c’è molto di più, a partire dallo scopo del film, più vicino al significato antesignano del romanzo di formazione, e cioè l’integrazione sociale del protagonista.

Uniamoci il tema di fondo, ovvero il razzismo violento e dissennato delle zone del delta del Mississippi, profondo e schiavista Sud degli Stati Uniti.

A tutto ciò, già non poco, si aggiungono l’amore di una ragazza, la vendetta, il sacrificio,: il tutto tenuto insieme da una sceneggiatura brillante con una comicità sempre pungente, nonchè un cast davvero stellare.

Visualizza immagine di origine

Crepuscolarità

Questa parola, crepuscolare, ben prima di divenire celebre grazie all’ultimo lavoro di Christopher Nolan (“Viviamo in un mondo crepuscolare” è infatti il motivetto che si ripete in Tenet) è stata spesso associata ai film Western del nuovo millennio.

Ciò avviene per due motivi: valutando diacronicamente il western si può dire che il genere stia ormai scomparendo e che, nella maggior parte dei casi, anche le storie rappresentate abbiano un’ambientazione in periodi successivi alla celebre corsa all’oro e del culto della frontiera come paradigma di libertà.

Django è infatti ambientato in un America che, seppur arretrata, si avvicinava pericolosamente alla guerra di Secessione: la ribellione di Django, non a caso ribattezzato Unchained, non può quindi essere altro che un detonatore di una sopportazione di vessazioni e soprusi arrivata ormai al limite.

Visualizza immagine di origine

Citare l’Italia

Come potrebbe essere un film di Tarantino se non ci fossero citazioni nascoste lungo tutto l’arco della pellicola?

In questo particolare film però è l’Italia la maggior fonte di ispirazione del regista: affrontando il genere western Tarantino dà libero sfogo alla sua passione per gli spaghetti western: Django è il nome stesso del personaggio reso celebre da Franco Nero, che partecipa al film in un divertente cammeo nel quale domanda a Jamie Foxx quale sia il suo nome.

La canzone iniziale è il tema di Django di Sergio Corbucci, cantato da Luis Bacalov ed è anche presente una canzone, Ancora qui, composta da Ennio Morricone e cantata da Elisa Toffoli.

Anche l’impronta del film, lontana dalla ieraticità e solennità di molti western classici e più vicino al mondo raccontato nelle pellicole di Sergio Corbucci.

Di sicura ispirazione è stato Se sei vivo spara, uno dei primi film capaci di mostrare l’aspetto più crudo della violenza, senza mai edulcorare sangue e carne dilaniata dalle pallottole. La citazione vera e propria in Django Unchained non c’è, ma il fatto che Tarantino lo citi in Kill Bill Vol.2 è la garanzia che la sua sceneggiatura passi anche e soprattutto da tale pellicola.

Django si conclude poi con la citazione a mio avviso più bella di tutte. Jamie Foxx si gira, primissimo piano alla Sergio Leone, accompagnato da Trinity, colonna sonora di Lo chiamavano Trinità, omaggio a Franco Micalizzi e agli indimenticabili Bud Spencer e Terence Hill che tanto, tantissimo hanno dato al nostro cinema.

Conclusione

Tarantino riesce, attraverso l’uso della sua scrittura brillante, a dissacrare anni e anni di razzismo, senza mai cadere nella plateale volontà educativa, ma mostrando le contraddizioni stesse di un credo folle come quello esposto da Mr. Candy.

Django, attraverso 165 minuti di puro e scorrevolissimo intrattenimento cinematografico ci ricorda chi siamo stati, e per siamo intendo il genere umano intero, e ci pone, seppur mai esplicitamente, una domanda: chi vogliamo essere in futuro?

Tutto ciò oggi è, purtroppo, tristemente attuale, poiché per molti questo messaggio di uguaglianza ancora non è chiaro.

Ebbene allora forse la colpa è nostra, che nonostante tutto vogliamo commettere sempre gli stessi errori, che meritiamo, dopo Via col Vento (rimosso per poi essere reinserito con disclaimer), anche la rimozione di Django e altri film dai palinsesti delle piattaforme online.

Siamo ancora in tempo però, da oggi Django è disponibile su Netflix: facciamone buon uso.

Seguiteci su Ciakclub.

Cinematograficamente onnivoro, sono cresciuto tra l’autorialità dei fratelli Coen ed i fagioli western di Bud Spencer e Terence Hill. Sogno di sceneggiare un film in cui Trinità e Bambino prendono a sberloni i responsabili del furto del proprio tappeto che “dava un tono all’ambiente”.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here