Di Caprio e Jennifer Lawrence silenziano i propri social per protesta

Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence hanno aderito alla protesta contro l'odio veicolato dai social: per questo hanno silenziato i propri per 24 ore.

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Leonardo di Caprio e Jennifer Lawrence sono solo due delle star che hanno aderito alle nuove proteste contro l’odio sui social. La campagna Stop Hate For Profit ha riscosso un grande successo tra le celebrità del mondo del cinema e dello spettacolo in generale, che hanno deciso di partecipare silenziando i propri profili Instagram e Facebook per 24 ore. L’obiettivo è quello di protestare contro la politica social di Mark Zuckerberg: il fondatore avrebbe infatti più volte difeso e sostenuto la sua scelta di non censurare né marchiare i contenuti violenti o falsi diffusi sui suoi social.

Tra gli altri che hanno partecipato c’è Kim Kardashian, che ha scritto: “Amo potermi connettere direttamente con voi attraverso Instagram e Facebook, ma non posso stare in silenzio mentre queste piattaforma continuano a veicolare odio, propaganda e disinformazione creati da gruppi che vogliono creare divisioni in America solo per muoversi dopo che ci sono dei morti. La disinformazione diffusa sui social media ha un serio impatto sulle nostre elezioni e mina la nostra democrazia. Unitevi a me domani quando congelerò i miei profili Instagram e FB per dire a Facebook #StopHateForProfit.

di caprio e jennifer lawrence

A lei si sono poi aggregati Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence, ma anche  Sacha Baron Cohen, Jamie Foxx, Katy Perry, Demi Lovato, Cara Delevegne, Gwyneth Paltrow, Naomi Cambell, Sebastian Stan, Nick Kroll, Rachel Zoe, Isla Fisher, Natalie Portman, Sarah Silverman e Ashton Kutcher.

Tutte queste star del cinema, della musica e non solo hanno pubblicato post simili a quelli di Kim Kardashian, per poi silenziare per 24 ore i loro profili social. Profili che contano milioni di follower, e che dunque Mark Zukemberg non può decisamente ignorare. Sono circa 10 mila le pagine che hanno deciso di congelare le proprie attività per protesta, il che ha già causato forti danni in Borsa per Facebook.

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