Venezia 77: Notturno di Gianfranco Rosi è un’occasione mancata

Recensione di Notturno, diretto da Gianfranco Rosi e presentato alla 77° edizione della Mostra del cinema di Venezia in competizione per il Leone d'oro.

0
488
notturno
Con Notturno Gianfranco Rosi torna al lido sette anni dopo l’inaspettato successo di
Sacro GRA, primo documentario nella storia della Mostra ad aggiudicarsi il Leone d’oro.
Il regista, che nei sette anni distante da Venezia ha avuto modo di girare anche l’acclamato Fuocoammare (Orso d’oro a Berlino nel 2016), arriva quindi al Lido come uno dei volti più noti della selezione ufficiale.

Notturno è frutto di tre anni di riprese nei territori di Kurdistan, Siria, Iraq e Libano, in zone in cui l’ISIS ha avuto le sue roccaforti e ha seminato panico e terrore, in terre in cui lotte intestine e invasioni straniere hanno minato ogni forma di convivenza civile.
Il lavoro di Rosi consiste, però, non nel raccontare i fatti bellici, il macro, bensì le conseguenze che questi hanno sulle popolazioni locali, sulle persone comuni.

Una visione a 360° della vita nei luoghi di guerra

Notturno ci porta fra i dimenticati, fra coloro i quali sono condannati alla notte, a non conoscere un sole, e lo fa seguendo diversi personaggi nelle proprie attività giornaliere, costruendo un puzzle di situazioni che danno una precisa idea di cosa voglia dire vivere in zone in cui una guerra è appena finita e una nuova sembra sempre sul punto di sorgere.

Se le premesse di Notturno sono più encomiabili che interessanti (basta infatti seguire vari reportage reperibili ovunque per avere un’idea su cosa succede fra le persone a margine di eventi bellici), lo svolgimento di quest’ultimo non può che essere da meno.
La statica camera di Rosi cattura diversi uomini in diverse situazioni con l’obiettivo di dare allo spettatore una visione a 360° della vita nei martoriati territori del vicino oriente, ma il risultato non è di quelli sperati.
Notturno intreccia infatti molti eventi, ritorna su alcuni, abbandona altri senza alcuna soluzione di continuità e finisce per offrire una visione glacialmente superficiale del dolore dei protagonisti e del loro modo di vivere.

Rosi, portando avanti la sua idea di documentario presente sin dai suoi esordi, non interviene mai nella narrazione, lascia parlare i personaggi da lui immortalati.
Il risultato è tuttavia disarmonico.
Fra episodi in cui le parole sono fuoriluogo e episodi in cui invece servirebbe qualche parola in più, Notturno cerca costantemente un equilibrio che non è in grado di trovare.

Dalla cruda realtà di sofferenza raccontata da disegni di bambini la cui infanzia è perduta si passa alle parole di questi ultimi. Non sarebbe stato forse più potente immortalare solo i disegni per lasciar capire allo spettatore quanta sofferenza e quanto dolore hanno provato i bambini senza aggiungere a questi tragiche, ma ridondanti parole?
Questo è solo uno dei tanti esempi di disarmonia strutturale che Notturno presenta.

Si ha spesso infatti la sgradevole impressione nel corso della visione del film di sentire parole messe in bocca dal regista ai propri personaggi e non parole spontanee. E anche quando esse sono verità, sanno di una verità urlata e non svelata, di una verità che è sotto gli occhi di tutti e che non ha certo bisogno di Notturno per essere svelata e raccontata.

In favore del film di Rosi è però doveroso affermare che ciò che racconta è realtà e la realtà, purtroppo, non si barrica in interpretazioni o in ipotesi.
A ciò può essere dovuto il veder ribadire più volte uno stesso concetto, un concetto magari scontato, ma non per questo banale.

notturno

Immagini splendide, ma che non sono in grado di sorreggere il film

Dal punto di vista tecnico, invece, Notturno è uno splendido insieme di fotografie. La camera di Rosi cattura con simmetrie e con giochi di luci splendidi le vicende dei protagonisti del documentario, li inquadra in ambienti grigi e bui, li chiude in corridoi profondi con uno spiraglio di luce, li raccontasenza aver bisogno di parole.

La fotografia è, a conti fatti, il principale punto di forza dell’opera. Grazie a essa Gianfranco Rosi riesce a esprimere appieno l’ispirazione del film nonchè lo stesso titolo di esso, Notturno.
Le immagini al buio sono affascinanti, sono dei quadri in cui il blu trionfa in tutte le sue sfumature. I grigi vengono trattati con una cura maniacale e i riflessi nelle trasparenze
riescono sicuramente a suscitare nello spettatore più di un sussulto.

Un’occasione mancata?

Era lecito aspettarsi sicuramente uno step in avanti da parte di Gianfranco Rosi dopo un ottimo lavoro come Fuocoammare. Notturno, tuttavia, ha il sapore di un’occasione mancata per raccontare, per dare dignità, per dare una voce autonoma territori e persone di cui troppo spesso si sente parlare in telegiornale e di cui troppo poco si capisce.

La forma, quasi perfetta, sovrasta di gran lunga il contenuto che è frutto di un accumulo di suggestioni, di una matassa di eventi e personaggi con cui non si può assolutamente non empatizzare.
Ma si tratta, anche qui, di un’empatia momentanea, destinata a durare lo stesso tempo di un servizio di un telegiornale o di un reportage mandato in televisione, non in grado di sedimentare nell’animo dello spettatore.

Questa e altre recensioni su CiakClub.it

Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai “mattoni” filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here