“Non cercare di capirlo, sentilo”

Perdersi è il viatico di comprensione di Tenet, non c’è il tempo materiale per soffermarsi e sviscerare ogni singolo elemento, la trama che si infittisce e un montaggio sempre più incalzante costringono lo spettatore a sorvolare alcuni dettagli, sintonizzandosi sulla stessa frequenza emotiva dei personaggi del film, costantemente spaesati dalla scoperta di verità fino ad allora nemmeno immaginabili.

Perdersi, allora, non significa altro che lasciarsi trasportare dalla storia, capace di rendersi comprensibile e godibile, pur senza smascherarsi totalmente, mantenendo un certo mistero.

Ed è proprio in questa ottica che la frase “Non cercare di capirlo, sentilo” trova un’applicazione pratica che abbatte la quarta parete per rivolgersi direttamente allo spettatore.

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Un film meno emotivo

Per questa pellicola, come per Dunkirk, manca la firma del fratello Johnatan e, in effetti, l’assenza della sua penna si vede eccome: i personaggi risultano decisamente più piatti e l’azione è la protagonista incontrastata della pellicola.

Lo scavo introspettivo e l’emotività sono infatti estremamente limitati per un film che solo nella parte finale regala un congedo emotivo del personaggio di Neil che, salutando il protagonista poiché prossimo a sacrificarsi per salvargli la vita, afferma: “Questa è la fine di una bella amicizia. Per te è l’inizio.”

Chiaro il tributo al capolavoro Casablanca quando Rick, vista partire Ilsa con Lazlo, pronuncia la storica frase: “Louis, forse noi oggi inauguriamo una bella amicizia”.

Il finale regala un forte sapore agrodolce che può scaturire solo attraverso il sacrificio del singolo in nome di un bene più grande.

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Il tempo reversibile

Se per Christopher Nolan ogni pellicola o quasi indaga una particolare forma di tempo, questa volta e per la prima volta, il tempo diventa espressione fisica e tangibile: da esso scaturiscono passato, presente e futuro, che non sono più visti come tre compartimenti stagni: ognuno di questi tre tempi può influenzare e addirittura modificare gli altri due.

Gli oggetti invertiti risalgono il tempo: sono stati forgiati nel futuro, operano un’inversione dell’Entropia e, di conseguenza del naturale scorrimento del tempo e procedono verso il passato, per cambiarlo, qualora non venissero fermati, irreversibilmente.

Il messaggio è chiaro: nel futuro gli esseri umani non hanno più nulla da perdere.

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Il paradosso del nonno

Cosa accadrebbe se, tornato indietro nel tempo, decidessi di uccidere mio nonno? Non potrebbe conoscere la nonna e, di conseguenza, generare la progenie che sarà la causa stessa della sua morte.

Insomma un cane che si morde la coda.

Questo è precisamente ciò che accade nel film: se l’umanità futura programma di distruggere il passato, cosa gli fa credere che ciò non scaturirà la loro stessa non esistenza?

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La risposta sta nella disperazione poiché, se il presente è “crepuscolare”, il futuro è ormai così compromesso da rendere tale mossa l’unica percorribile.

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Il quadrato del Sator

Ben lontano da una captatio benevolentiae per amanti delle lingue morte, il fascino del latino è elemento tangibile della filmografia del regista britannico (Memento, Insomnia ecc..)

Il quadrato del Sator è una ricorrente iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS.

Inutile dire che questi cinque nomi vengono tutti utilizzati, a partire da Sator che presta il nome all’antagonista, interpretato da un ottimo Kenneth Branagh, passando per Thomas Arepo, il falsario di Goya, fino ad arrivare alla frase “Ti piace l’opera?” e alla Rotas, società che ha creato i Freeport, ovvero i depositi freetax aeroportuali.

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Un montaggio da Oscar

Per la prima volta Christopher Nolan non ha potuto beneficiare del sodalizio lavorativo con Lee Smith, affidandosi così alle grandissime capacità di Jennifer Lame.

Come detto dal regista stesso Tenet rappresenta il montaggio più difficile mai realizzato, poichè la rappresentazione del tempo che corre in direzioni differenti “[..]ha significato andare ben oltre quello che stava scritto sulla pagina”.

Le scene invertite avrebbero potuto creare dei grossi problemi in fase di montaggio, sono invece risultate estremamente chiare, fluide ed intuitive, specialmente nel passaggio dai movimenti invertiti a quelli naturali, aspetto niente affatto scontato.

Nota di merito anche per Ludwig Goransson (anche qui rinuncia al collaboratore di lunga data Hans Zimmer) che riesce, attraverso temi spesso estremamente frizzanti a creare suspance anche in un film che di suspance si nutre dal primo all’ultimo minuto.

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Conclusione

“Soles occidere et redire possunt” letteralmente “I soli possono tramontare e poi tornare” è, a proposito di latino, l’inno alla palingenesi e alla circolarità della vita.

Ebbene, dopo la grande attesa e l’entusiasmo che ha generato questa incredibile pellicola, possiamo dire a malincuore che è giunto al tramonto anche questo capitolo della filmografia di Christopher Nolan, anche se, come direbbe lui, il tramonto può essere nient’altro che un’alba al contrario.

E a voi, è piaciuto Tenet?

Fatecelo sapere nei commenti e venite a trovarci su Ciakclub.

Tommaso Serena

Tommaso Serena

Cinematograficamente onnivoro, sono cresciuto tra l'autorialità dei fratelli Coen ed i fagioli western di Bud Spencer e Terence Hill. Sogno di sceneggiare un film in cui Trinità e Bambino prendono a sberloni i responsabili del furto del proprio tappeto che "dava un tono all'ambiente".

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