Millennium – Uomini che odiano le donne: bastano anche solo i titoli di testa

Da Settembre, su Amazon Prime Video trovate il film Millennium - Uomini che odiano le donne, la nona creatura di David Fincher.

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Inclemente, algido, intenso, inquietante. Millennium – Uomini che odiano le donne è il tetro labirinto che annoda la storia di due personaggi soli ad un vecchio mistero irrisolto, all’interno di un contesto freddo e pungente. E la firma di questo quadro conturbante non poteva non essere di David Fincher, il regista americano che arriva con un’altra grande prova dopo The Social Network, uscito nelle sale l’anno prima (2010). Il suo marchio di fabbrica è contraddistinto da quella raffinata ricerca estetica, che qui è ancora più lugubre ed una puntuale analisi psicologica dei protagonisti. Il risultato finale è un’opera di genere spietata.

Basterebbero i titoli di testa

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Millennium – Uomini che odiano le donne, il cui titolo originale della pellicola in realtà è The Girl with Dragon Tattoo, nasce dalla penna di Stieg Larsson, padre della trilogia omonima, ed arriva sul grande schermo come secondo al regista Niels Arden Oplev. Fincher apre la sua nona opera con dei titoli di testa che potrebbero essere un piccolo corto in grado di anticipare e riassumere perfettamente le tonalità di quasi centosessanta minuti di pellicola. Sulle note di una reinterpretazione di Immigrant Song dei Led Zeppelin nata dal genio di Trent Reznor ed Atticus Ross, si ripropongono il turbamento e l’angoscia di Lisbeth Salander (interpretata dalla bravissima Rooney Mara). Al suo fianco, Mikael Blomkvist (Daniel Craig), il secondo giustiziere solitario. I corpi scivolosi accarezzati da un liquido nero petrolio, fiamme (in riferimento alla storia della giovane e del padre), cavi che legano e slegano. I due personaggi si intrecciano e si condensano per poi separarsi e tornare, anche se cambiati, allo stato originale.

Gli opening credits di poco più di due minuti annunciano la violenza successiva, il dolore che si insinua e la perturbante sensazione di viscido che faranno da protagonisti. Un piccolo capolavoro che vale da solo il prezzo del biglietto.

La creatura alienata

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La storia in cui si vedranno coinvolti Lisbeth e Mikael in Millennium – Uomini che odiano le donne, ossia il caso di Harriet, una giovane scomparsa anni prima e la conseguente caduta in picchiata della famiglia implicata, in realtà non è l’oggetto di interesse di Fincher, il quale è molto più attento alla psicologia dei suoi personaggi (ma questo già lo sapevamo). In questo caso ancor di più. Lei, Lisbeth, la ragazza cyberpunk con piercing al volto, abbigliamento estremo, comportamenti passati antisociali ed una storia di vita feroce, è la vera figlia fincheriana, l’animale solitario debole, devastato e vulnerabile, che però si rialza sempre. L’attenzione del regista si rivolge mano mano sempre più sulla ragazza, lasciando andare lentamente il personaggio di Craig, il quale nonostante sia ferito dalle vicende che lo sovrastano fra tribunali e fallimento, ha un destino diverso da quello di Lisbeth, creatura alienata.

I dettagli

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Prescindendo dall’analisi psicologica dei due personaggi, in Millennium, Fincher pone in essere il suo esercizio estetico, con una regia lineare ed elegante. La fotografia di Jeff Cronenweth, qui alla sua terza collaborazione con il cineasta, alterna colori lugubri al paesaggio glaciale delle lande desolate della Svezia, riportando perfettamente il clima imperturbato e di profonda alienazione dei protagonisti. Da non dimenticare, la minuzia maniacale nella cura del montaggio che portò alla vittoria del Premio Oscar a Kirk Baxter ed Angus Wall.

Insomma, Millennium – Uomini che odiano le donne è un thriller tipico nella sua costruzione, lineare nel suo genere, ma assolutamente impreziosito dalla mano di Fincher, nei dettagli della forma e nell’esame dei protagonisti. Le note più negativa sono probabilmente un ritmo a tratti un po’ calante dopo aver superato la metà della pellicola, non facendo arrivare lo spettatore con la giusta dose di ansia alla fine di tutta la vicenda ed una presentazione dilungata dei personaggi. Ma fra guizzi fetish, cyberpunk e liquidi scivolosi, la nona creatura del regista americano è un caleidoscopio di sfumature grige angoscianti. Ah, e poi c’è Stellan Skarsgard, come dimenticarlo.

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