Keanu Reeves: tutti lo amano ed è giusto così, ecco perché

La Keanussance continua, così come i meme, le storie sul gentile Keanu Reeves e il suo successo. Ecco perché tutti amano Keanu e perché è giusto così.

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Keanu Reeves

Tutti amano Keanu Reeves sin dagli anni ’80 e ’90, ma la Keanuassance iniziata nel 2019 e fomentata dal vasto ed eclettico mondo dell’internet l’ha portata a tutto un altro livello. Nonostante i meme abbiano contribuito a farlo tornare in voga e abbiano aumentato il numero dei suoi fan, gli effetti favolosi della rete sono solo uno dei motivi per cui è diventato uno degli attori più amati.

Perché, dunque, c’è questa venerazione attorno alla figura di Keanu Reeves? I motivi sono svariati, hanno a che fare con la sua carriera, la sua vita personale, il dolore che ha dovuto sopportare, il suo bell’aspetto e il suo carattere. Enumerarli sembra farli diventare una sciocchezza, ma se ci si pensa bene non è facile trovare una persona che risulti un esempio in così tanti aspetti della vita.

Non voglio scrivere una sciorinata strappalacrime di quanto sia bello, buono e bravo, voglio semplicemente dedicare un articolo a una persona degna di rispetto, il cui comportamento e la cui personalità possono essere fonte di ispirazione e insegnamento per tutti.

Keanu Reeves
From: GQ

Il dolore e la morte

La vita travagliata di Keanu Reeves non è un mistero ormai. Nato in Libano da padre multietnico e madre inglese, le prime difficoltà sono iniziate quando il padre venne arrestato per spaccio per poi abbandonarli per sempre quando Keanu aveva solo 3 anni. Successivamente lui, la madre e la sorella continuarono a traslocare da un luogo all’altro fino a stabilirsi in Canada. La madre non riuscì a dargli una stabilità emotiva, perché in quindici anni sposò e divorziò quattro uomini.

Anche dal punto di vista scolastico non fu molto fortunato. Cambiò quattro diverse scuole per via della dislessia e dell’incapacità degli insegnanti di fornirgli un’educazione adatta, fino a quando decise di mollare a 17 anni.

Dopo aver raggiunto la maggiore età corse incontro alle luci della ribalta, un sogno che cullava da quando aveva 15 anni, iniziando nel 1986 nel film I ragazzi del fiume. Il successo arrivò però con Bill & Ted’s Excellent Adventure nel 1989. Successivamente arrivarono i ruoli più adulti, come in Belli e Dannati, Point Break, Dracula di Bram Stroker e il famoso Speed. Dopo questo successo, fece scelte poco convenzionali. Per esempio decise di dedicarsi alla musica e fondò la band rock Dogstar, interruppe la produzione di film per recitare in uno spettacolo teatrale di Shakespeare e nel 1996 rifiutò di fare Speed 2. Quest’ultima scelta fu molto difficile, per via dell’influenza della Fox, ma Keanu era più interessato alla musica in quel periodo. Tornò ufficialmente sotto tutti i riflettori nel 1999 con Matrix e vi rimase fino a che, dopo il 2004, andò in contro a una serie di fallimenti commerciali. Nel 2014 si riprese con forza grazie a John Wick e l’ondata di successo continua fino ad ora.

Tra gli alti e bassi della carriera e le difficoltà a livello famigliare, ha dovuto sopportare altri momenti ben più difficili. Nel 2000, un anno dopo il matrimonio con Jennifer Syme, persero la loro prima e unica figlia pochi giorni dopo il parto a causa di una malformazione cardiaca. La coppia si lasciò e solo un anno dopo, la ormai ex moglie morì in un incidente stradale perché aveva in corpo un mix di antidepressivi e anestetici. Infine, la sorella Kim morì dopo una battaglia contro la leucemia.

Insomma, dopo una simile vissuto credo che nessuno si stupirebbe se Reeves fosse un burbero solitario e arrabbiato con il destino, ma lui ha dimostrato di essere l’esatto opposto. Il modo in cui una persona affronta il dolore, lo accetta e lo supera, dimostrano molto di più di qualsiasi altro gesto o pensiero.

“Perché non si dimentica. Perdere qualcuno che ami è la cosa più devastante che ci sia e quando credi di aver in parte dimenticato, riappare. Non si dimentica mai, speri solo di non essere fagocitato da tutto quel dolore”.

Keanu Reeves

La sua carriera e il modo di recitare

La carriera di Keanu Reeves ha avuto un impatto notevole sull’immagine dell’attore. Nonostante non si sia fossilizzato e abbia un catalogo di performance piuttosto varie, ha portato sullo schermo grandi personaggi, che gli calzavano talmente a pennello che la linea di demarcazione tra realtà e finzione si è fatta sempre più sottile.

L’esempio più calzante è Neo, nella trilogia Matrix, un cult talmente cult che a diciassette anni di distanza fremiamo alla notizia dell’arrivo del quarto. L’influenza è stata talmente potente che si presume abbia dato il via a un vero e proprio culto, chiamato Matrixism o The path of the One, che richiama il fatto che One sia proprio l’anagramma del nome Neo. Inutile negare che il ruolo dell’eroe, del prescelto, del salvatore gli si addice parecchio.

Non mancano anche personaggi più spirituali e zen, come Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci. Sicuramente non di successo come il film appena citato, ma ha contribuito a creare l’immaginario legato all’attore. Diametralmente opposto, ma sicuramente di impatto è il franchise John Wicki cui parallelismi tra il protagonista e il vissuto di Keanu Reeves sono troppo evidenti per essere ignorati. In un’intervista al Guardian ha commentato questi punti di contatto, affermando di sentirsi connesso al personaggio:

“Sia nel personaggio che nella vita, c’è la presenza dell’amore per la persona per cui sei in lutto, e in ogni momento puoi avere la compagnia di quel fuoco, che è sempre caldo. Lo comprendo in modo molto profondo, e non credo che si possa superare del tutto. Il lutto e la perdita, quelle sono le cose che non se ne vanno mai. Restano con te”.

Anche il suo modo di recitare probabilmente ha aiutato il pubblico a entrare maggiormente in empatia con l’attore. Nonostante sia stato occasionalmente criticato per il suo sguardo vacuo e l’espressione indecifrabile, questo ha permesso agli spettatori di rispecchiarsi ancora di più nei suoi personaggi perché traslavano le loro emozioni su di lui.

Keanu Reeves

L’aura di mistero

Una caratteristica di Keanu Reeves che ne aumenta esponenzialmente il fascino è l’aura di mistero che lo circonda. Uno dei misteri più grandi è il fatto che a 56 anni ne dimostra 40, i folti capelli neri non lasciano spazio al bianco e si lancia ancora in acrobazie che l’hanno reso famoso vent’anni fa.

Ma, a parte gli scherzi, l’attore è molto riservato. Non ha profili social e le poche informazioni personali risalgono agli anni 2000. Inoltre, non è una celebrità convenzionale, non ama i red carpet o mettersi in mostra, anche se non rifiuta mai un autografo o una foto con un fan. Peter Stormare, a proposito di questo argomento ha infatti affermato che hanno un carattere simile:

“Siamo entrambi eremiti. Lui è solitario. Io sono solitario. Non ci piacciono i red carpet. Keanu – pensano che faccia finta quando balbetta durante le interviste sul red carpet, distoglie lo sguardo e sembra a disagio. Ma lui lo è davvero.”

Di Keanu Reeves non si sa molto, non rilascia interviste spesso e quando lo fa l’argomento principale sono i suoi film. In una delle rare interviste, il giornalista di GQ ha notato anche che il suo modo di rispondere alle domande è estremamente ponderato. Tanto che quando gli viene posta una domanda sembra che stia analizzando tutte le possibili risposte e che scelga cosa dire in base alle conseguenze che le sue parole potrebbero avere.

Reeves, nonostante la fama, ha preservato il fascino dell’enigma, ed è una delle pochissime persone al mondo ad averlo ancora. Decisamente una caratteristica rara in questa età della performance, della trasparenza e della costante connessione dei social network.

Keanu Reeves

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Il favoloso mondo dell’Internet e i meme

L’internet è bello perché è vario e con Keanu Reeves ha dato il massimo. Tutto è iniziato con Sad Keanu, nel 2010, dopo che si sparse la foto dell’attore mentre mangiava un panino da solo, seduto una panchina in un parco di New York. Sad Keanu fece talmente breccia nel cuore dell’internet che il 15 giugno venne dichiarato il Cheer Up Keanu Day, ovvero il giorno dedicato a rendere Keanu felice. Poi arrivarono anche Horseback Keanu, tratto da una foto fatta sul set di John Wick, Conspiracy Keanutratto da una scena del film Bill & Ted’s Excellent Adventure. Infine Immortal Keanu, per via della sua somiglianza a figure storiche come Carlo Magno e Paul Monet, e per il fatto che sembra non invecchiare.

Ma il trend più genuino nato sulla rete è stato quando le persone hanno iniziato a condividere foto e storie degli atti di gentilezza di Keanu Reeves. Tra i più famosi c’è la foto che lo ritrae seduto accanto a un barbone a cui aveva deciso di tenere compagnia per un po’ e il video che lo vede in metropolitana, mentre cede il suo posto a una donna.

Ma ci sono anche storie non immortalate visivamente. Per esempio, durante un volo da San Francisco a Los Angeles l’aereo su cui volava dovette fare un’atterraggio d’emergenza a Bakersfield. Per tranquillizzare le persone, una volta atterrati in sicurezza, si mise a leggere ad alta voce fatti interessanti su Bakersfield con un sottofondo musicale country. Inoltre ci sono innumerevoli storie che lo ritraggono mentre firma autografi a ragazzini troppo timidi per chiederli, regala gelato e fa altri gesti gentili.

La gentilezza è un’altra caratteristica probabilmente considerata banale, ma estremamente rara e sottovalutata. Non è scontato il fatto che una celebrità faccia con estrema naturalezza semplici gesti e accortezze. Naomi Fry in un’articolo per il New Yorker descrisse perfettamente l’atteggiamento dell’attore: “Keanu Reeves è conscio del suo status di celebrità, ma non ne approfitta, ed è generoso ma attento con la sua presenza”. Siamo tanto abituati a vedere le persone famose su un piedistallo irraggiungibile che la semplicità di Keanu sono quasi disarmanti, non dovrebbe essere così, ma lo è.

Keanu Reeves

Mascolinità positiva

The Vision ha pubblicato un articolo circa un anno fa fa intitolato Keanu Reeves è l’esempio di uomo ideale in una società che esalta la mascolinità tossica e non potevano scrivere parole più vere.

“L’attore è genuinamente galante, simpatico, affabile e divertente, e al contempo riesce a essere bello, sexy e virile in una maniera molto convenzionale: è, insomma, un modello di mascolinità positiva.”

Facendo riferimento alla teoria degli anni ’80 della sociologa Raewyn Connell, che ha coniato il termine mascolinità egemone, Jennifer Guerra spiega come Reeves sia la dimostrazione del cambiamento delle dinamiche di potere maschile. Nonostante abbia tutte le carte in regola per essere definito come “classico maschio egemone”, presenta aspetti di quella che viene considerata mascolinità marginalizzata. 

La sensibilità e la vulnerabilità, bandite dal vocabolario dei maschi egemoni, sono caratteristiche preminenti del carattere di Keanu Reeves, ma non sono sfruttate per tornaconto personale e non intaccano in alcun modo la sua virilità. (Anzi, si potrebbe affermare senza remore che non fanno altro che affermare il suo fascino)

Dal momento che adesso il concetto di genere e di conseguenza anche quelli di mascolinità o femminilità sono molto più liquidi e indefiniti, avere un modello positivo che possa raggiungere un vasto pubblico è sempre apprezzato.

Keanu Reeves

Tutti lo amano ed è giusto così

Anche se vi avevo detto il contrario, forse quest’articolo ha effettivamente preso la forma di una sciorinata delle gesta da gentleman di Keanu Reeves e in realtà me ne rammarico solo in parte. Viste le notizie e i modelli negativi che diventano virali in rete, scrivere (e spero anche leggere), un articolo su quanto sia giusto amare Keanu Reeves è una brezza d’aria fresca. (Senza farlo apposta ho effettivamente tradotto il nome di Keanu, che in hawaiiano significa brezza fresca che viene dal mare. Ironia della sorte.)

Tutto questo, per dire che è giusto amare Keanu Reeves ed è giusto promuovere questo amore platonico nei suoi confronti. Perché? Perché abbiamo bisogno di modelli più positivi. Le persone che ci circondano e con cui entriamo in contatto (fisicamente o virtualmente) condizionano la nostra personalità, il nostro carattere e il nostro modo di pensare. Questo è ulteriormente accentuato se la persona è famosa, perché per via di bias cognitivi siamo portati ad elevare le celebrità che apprezziamo a modelli.

Quindi, ripeto: è giusto amare Keanu Reeves perché è giusto promuovere modelli positivi. Non modelli perfetti, ma modelli reali. E se Keanu Reeves non è positivo e reale, allora siamo spacciati.

Questo e altri approfondimenti li trovate nella sezione focus di CiakClub.

Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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