Chiamami col tuo nome: 5 ragioni che lo rendono un film così speciale

Chiamami col tuo nome è uno dei film più amati degli ultimi anni: ecco alcuni dei motivi per cui il film di Guadagnino è così speciale.

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Sin da quando è uscito nel 2017, Chiamami col tuo nome non è passato inosservato. Accolto caldamente da critica e pubblico, ha segnato la vera consacrazione del giovane Timothée Chalamet e un importante successo per il regista Luca Guadagnino. Tre candidature ai Golden Globe, quattro agli Oscar con una vittoria per la miglior sceneggiatura originale.

Subito acclamato come uno dei migliori film dell’anno, celebrato e amato dalla maggior parte degli spettatori. Ma a cosa è dovuto tutto questo successo? Chiamami col tuo nome non è sicuramente la prima storia d’amore omosessuale arrivata al cinema, né la più originale; forse il 1983 di Elio è un ambiente sin troppo idealizzato ed irreale. Eppure, quella semplice storia da qualche parte in Nord Italia riesce a colpire ed emozionare, nella sua semplicità e nella sua ingenua passione.

Chiamami col tuo nome non è un film perfetto, ma non è neanche un film banale. I motivi per cui il film di Guadagnino ha ottenuto una tale consacrazione sono diversi: proviamo ad analizzarne alcuni.

1) KALOS KAI AGATHOS

chiamami col tuo

In Chiamami col tuo nome l’ambiente, tanto fisico quanto intellettuale, ha un ruolo molto importante. L’apparato visivo è ben curato, sia nella ricostruzione dell’atmosfera dei primi anni ’80, sia nel ricercare una delicatezza che accompagni e appaghi la vista dello spettatore. Elio cresce in un ambiente particolare: circondato dalla bellezza della sua villa nelle campagne del Cremasco, ma anche avvolto dalla cultura, dalla sete di arte e conoscenza. La sua famiglia è benestante e colta, aperta, progressista, stimolante.

Suo padre è un professore di archeologia, Oliver è un suo dottorando. I riferimenti all’arte classica e ai suoi valori sono disseminati all’interno della pellicola. Gli antichi greci, in particolare, credevano fortemente nel concetto di “kalokagathia“: l’idea secondo la quale la perfezione nell’uomo era data da una bellezza (kalòs) connessa al possesso delle virtù morali (agathòs).

L’ambiente che circonda e accompagna Elio ed Oliver corrisponde perfettamente a questo concetto: la bellezza interiore che si rispecchia in quella esteriore, un mondo chiuso ma perfetto, cristallizzato. Non ha bisogno di precisazioni geografiche, si trova “da qualche parte in Nord Italia”. Non ha bisogno neanche di essere così realistico, contestualizzato nel tempo. L’ambiente migliore per lasciar sbocciare un amore delicato e passionale come il loro.

2) LA LEGGEREZZA

chiamami col tuo nome

Il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere Chiamami col tuo nome è “leggero“. Il che non significa banale, né superficiale. L’amore tra Elio e Oliver non è mai tragico, mai distruttivo o demonizzato. E’ un legame forte, passionale, eppure leggero.

E’ esattamente la leggerezza che contraddistingue un ragazzo di 17 anni alle prese col suo primo amore. Quel misto di incoscienza, ingenuità e spensieratezza che sono tipici dei 17 anni. Elio sta scoprendo sé stesso, sta esplorando la sua interiorità e i suoi desideri. E’ spaventato, confuso, indeciso, ingenuo. Ma è leggero, sa che può sbagliare, sa che vuole scoprire e imparare.

Oliver con i suoi 24 anni non ha la stessa leggerezza: sorride davanti all’inesperienza di Elio, le sue scelte sono decise e ponderate, ma si lascia trasportare da lui. E’ un amore estivo che non può durare, che è destinato a finire con la partenza di Oliver. Ma è un amore importante, forte, libero. Non ha bisogno di confrontarsi col pregiudizio sociale, con le difficoltà del futuro, con la paura del giudizio. E’ così leggero da volare al di sopra di tutto, senza mai essere superficiale. Non è proprio questo il bello degli amori estivi a 17 anni?

3) L’UNIVERSALITA’

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Sarebbe riduttivo definire Chiamami col tuo nome come la storia di un amore omosessuale. E’, piuttosto, la storia di un Amore, nel suo significato più universale. Che a viverlo siano due ragazzi, quanti anni abbiano, come nasca, poco importa.

Spesso quando viene affrontato il tema dell’amore tra due ragazzi si punta l’attenzione sulla difficoltà, sul tortuoso percorso per arrivare ad accettarsi e farsi accettare. Basti pensare, ad esempio, alla tragicità dell’amore di Ennis e Jack in Brokeback Mountain. Tutti questi aspetti in Chiamami col tuo nome vengono meno: Elio e Oliver riconoscono l’attrazione che c’è tra di loro, la storia di Elio con Marzia dura ben poco. A quel punto la loro passione, protetta dal favorevole ambiente familiare, viene trattata esattamente come se fosse un amore etero.

L’universalità di questa narrazione fa sì che chiunque possa immedesimarsi nei due personaggi, a prescindere da qualsiasi categoria o etichetta. “Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio”significa che non servono definizioni, regole, basta riconoscersi e trovarsi. Non è un amore singolare o esclusivo, ma è la semplice scoperta delle prime volte. Quella stessa magia che viene colta ed espressa in modo sublime da Sufjan Stevens nella sognante colonna sonora, Mystery of Love

“The first time that you touched me
Oh, will wonders ever cease?
Blessed be the mystery of love”

4) “PROVA QUALCOSA, PERCHE’ L’HAI GIA’ PROVATA”

chiamami col tuo nome

Il discorso che il padre (Michael Stuhlbarg) fa ad Elio sul finale del film è una delle scene più belle ed emozionanti di Chiamami col tuo nome. Elio ha il cuore spezzato: Oliver è partito e il loro amore è stato inevitabilmente interrotto, così presto. Le parole che suo padre gli rivolge sono perfette, sono ciò di cui ha bisogno non solo Elio, ma tutti noi.

La scelta delle parole, il tono pacato, sono una vera e propria lezione di oratoria, accompagnata da tutto l’affetto e la comprensione che un genitore può dimostrare al proprio figlio.

“Quando meno te lo aspetti, la natura ha astuti metodi per trovare il tuo punto più debole. Tu ricordati che sono qui.” Il padre di Elio non sminuisce il suo dolore, non lo riduce ad una semplice delusione d’amore adolescenziale. Lo comprende e si dimostra empatico, presente e disponibile. Capisce le sue sensazioni, le sue reazioni, ma sa come renderle un punto di partenza, qualcosa da cui imparare: “Adesso magari non vuoi provare niente, magari non vorrai mai provare niente e, sai, magari non è con me che vorrai parlare di queste cose. Però prova qualcosa, perché l’hai già provata“.

Non c’è traccia di giudizio nelle sue parole, non c’è supponenza. C’è consapevolezza, c’è esperienza. C’è un filo di invidia, perché sa che Elio ha tutto il tempo per superare questo dolore, per amare di nuovo, forse anche di più. Ma sa che il suo compito è anche quello di aiutarlo, di guidarlo, di impedirgli di perdersi in questa sofferenza.

“Strappiamo via così tanto di noi per guarire in fretta dalle ferite che finiamo in bancarotta già a trent’anni. E abbiamo meno da offrire ogni volta che troviamo una persona nuova, ma forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa…che spreco. Ho parlato a sproposito? Allora, dico un’ultima cosa. Per chiarire meglio. Forse ci sono andato vicino, ma non ho mai avuto una cosa così. Qualcosa mi ha sempre frenato prima, si è messa di mezzo. Come vivrai saranno affari tuoi, però ricordati: il cuore e il corpo ci vengono dati soltanto una volta e, in men che non si dica, il tuo cuore è consumato e, quanto al tuo corpo, a un certo punto nessuno più lo guarda e ancor meno ci si avvicina. Tu adesso senti tristezza, dolore. Non ucciderli, al pari della gioia che hai provato.” . Ogni tanto fa bene ricordarsene.

5) IL FINALE

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L’amore di Elio e Oliver nasce e finisce nel tempo di un’estate. Non è nato per durare, eppure il dolore della separazione non diminuisce. Quando Oliver ritorna in America, entrambi tornano alle proprie vite. In inverno Oliver annuncia che sta per sposarsi: la sua vita è ormai lontana dalle campagne cremonesi e dalla passione di Elio.

Non è una storia a lieto fine, ma non è una tragedia. L’amore tra Elio e Oliver non svanisce, anche se le loro vite sono ormai separate. Il dolore di Elio è racchiuso nella scena finale: il ragazzo siede immobile davanti al fuoco, ma i suoi occhi pieni di lacrime sono assolutamente espressivi anche nella sua fermezza. E’ un dolore composto, consapevole, silenzioso. 

Il film finisce lì, su Elio immobile ad ascoltare il suo dolore mentre il mondo continua a vivere. La vita poi riprenderà anche per lui, ci saranno nuove storie, nuove consapevolezze. Ma nella sua estate con Oliver, Elio ha conosciuto l’amore e il dolore e ne è uscito cambiato, cresciuto, forse più consapevole. E tutto questo si legge nei suoi occhi lucidi che riflettono la calda luce del camino. Empatizziamo con lui, ci sentiamo impotenti di fronte alle sue ferite.

E’ per questo che Chiamami col tuo nome merita il suo successo, nella sua semplicità. Per la sua capacità di coinvolgerci, di emozionarci, di farci amare e soffrire con Elio: in ricordo di tutti gli amori estivi, adolescenziali e leggeri che tornano alla mente di tanto in tanto, soprattutto nelle fredde serate invernali.

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