Tenet: il Cubo di Rubik di Nolan è giocoso, colorato e ben riuscito

La nostra recensione, in anteprima e senza spoiler, dell'ultimo attesissimo film ci Christopher Nolan: Tenet.

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Tenet

Un agente segreto è incaricato di evitare la Terza Guerra Mondiale. Una nuova tecnologia sembra essere in grado di invertire il corso del tempo. Da questa premessa Christopher Nolan costruisce un film che spazia dallo spionaggio alla fantascienza, dalla guerra all’azione, senza dimenticare una buona dose di dramma intimo e personale.

Ci apprestiamo a recensire Tenet con discreta soddisfazione (e senza spoiler). Un consiglio: andate a vedere questo spettacolo visivo al cinema, in sala, come si deve. Il proiettore e le poltrone sono mancate tantissimo ultimamente… quale occasione migliore per tornare, se non un invito da parte di Nolan?

Spensierato e giocoso

Tenet

Con Tenet il regista britannico regala una sintesi di tutto il suo cinema. La struttura “rompicapo” ha un approccio narrativo che funziona per tappe, in maniera vagamente simile a Inception, ma rinunciando stavolta – almeno in parte – alla quota più riflessiva e filosofica tipica delle precedenti uscite. Questo ultimo film è sostanzialmente il parco giochi di Nolan: forte del suo stile, l’autore si diverte a giocare e a portare il suo cinema un po’ più avanti senza rinunciare a sperimentalismi. Lo fa privo di eccessive prese di posizione idealistiche, ma mischiando e divertendosi nell’inserire nel suo prodotto molti dei generi cinematografici esistenti.

Lo spettatore può, dunque, assistere all’opera più esplosiva e pop-rock di cui Nolan sia mai stato capace. Nonostante qualche “spiegone” che presta il fianco a derive un po’ più retoriche, ma moderate, Tenet si caratterizza in due ore e mezza di adrenalina pura. Anche per questo funziona. Disimpegnato, non troppo, parzialmente e felicemente leggero.

Personaggi freddi?

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Vista la sceneggiatura veramente intricata, il regista si concentra molto nel far funzionare ogni piccolo dettaglio della trama in maniera scientifica, con il rischio di perdersi per strada un po’ i personaggi. Tuttavia, già si legge sul web di quanto essi siano freddi: è proprio attraverso Kat, “la lei” del film, che a chi guarda viene concesso un sussulto di amore, di catarsi. Non è un mistero che Nolan non sia un fenomeno a scrivere personaggi femminili; anche in questo caso, difatti, la donna in questione ha quasi il solo scopo di liberarsi dalle grinfie di un marito orrendo (il cattivissimo Kenneth Branagh, anche minaccia per il mondo intero) e di salvaguardare il proprio rapporto con il figlio. Il tutto in maniera spesso passiva e tutt’altro che originale. Un cliché, certo, ma va anche detto che il cuore e il motore della storia dipendono in buona parte da lei (interpretata da Elizabeth Debicki).

È proprio Kat che dona calore al protagonista, interpretato da John David Washington, il quale insieme a Robert Pattinson compone una dinamica coppia brillante e credibile, simil 007. Devono scongiurare la fine del mondo, premessa quanto mai motivante, sufficiente per rimanere incollati allo schermo fino alla fine.

Il tempo

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I personaggi, così descritti, si muovono ovviamente in un thriller la cui storia complessa è sempre al centro del discorso. Il tema che essa comporta si fa personaggio stesso, forse il vero protagonista. Come accennato, in Tenet c’è un po’ tutto il mondo di Christopher Nolan. Dopo Memento, Inception e Interstellar, la sua ossessione per il tempo torna prepotentemente. Le riflessioni al riguardo sono interessanti: se in Interstellar il punto era la vastità di un tempo relativo che compone un tutto, in questo caso il pensiero riguarda il rapporto causa/effetto dei nostri gesti. È proprio padroneggiando questo concetto che il nostro protagonista impara a influenzare la propria sorte; riesce gradualmente a trasformarsi da semplice pedina a autentico elemento centrale nel mondo, così come del film stesso. È più in grado, dunque, di vincere la sua battaglia e difendere un pianeta che – tanto per cambiare – è decisamente al collasso.

Anche stavolta, però, il tempo è circolare. Come suggerito dal titolo, il film ha davvero una struttura palindroma e ricorsiva: e se il finale fosse l’inizio?

Pura azione

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In continuità con Dunkirk, Nolan conferma il suo recente ed immenso salto di qualità sotto l’aspetto tecnico, soprattutto se si dedica a una pellicola prevalentemente d’azione. Solo lui, per lo meno in Occidente, è in grado di girare e montare a livelli impressionanti migliaia di inquadrature d’azione e guerra così bene (a parte la parentesi Mad Max di Miller). Lo fa attraverso uno stile autoriale e commerciale; la regia dinamica non rinuncia però ad essere estremamente precisa. Il coefficiente di difficoltà per mettere in scena lo script di Tenet era altissimo. Al riguardo, pure Pattinson si disse perplesso.

Vero, Nolan gode anche di un budget che in pochi hanno in questo ambiente, però i soldi devi anche saperli gestire. Se poi puoi davvero far esplodere un aereo sul set… be’, lo spettacolo è assicurato. Va detto, però, che questo film è montato egregiamente e la montatrice Jennifer Lame è da applausi.

Un montaggio da matti!

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Per un montatore non è facile adattarsi, in un solo film, ad almeno 4/5 generi cinematografici che solitamente richiedono ritmi differenti gli uni dagli altri. Da aggiungere, poi, che Tenet ha ellissi temporali costanti: questo comporta stacchi secchi al montaggio che tuttavia non devono infastidire l’occhio. Non sempre facile. Jennifer Lame, la quale non aveva mai montato un film d’azione, svolge un lavoro perfetto nel tentativo di accontentare l’ennesima follia di Nolan. La malcapitata gestisce centinaia di inquadrature d’azione per poi passare a un dramma familiare caratterizzato da maggior lentezza, respiro… inquadrature strette per poi allargare su una bellissima immagine su una barca, ad esempio. Molto brava. Inoltre, è la stessa scelta delle inquadrature a dover sottolineare la differenza fra passato e presente, sogno e realtà. Un lavoro di cucito complicatissimo, da far girare la testa all’assistente al montaggio che i take li doveva catalogare, e davvero innovativo. Un film da Oscar in questa categoria, senza starci a pensare troppo.

Conservativo e coraggioso

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Ormai padrone del mezzo e profondo conoscitore del suo stile, Nolan si permette di appellarsi a tutto il suo repertorio per poi rilanciarsi con il progetto più ambizioso della sua carriera. La trama, soprattutto, mette in imbarazzo i vari Memento e compagnia: questo film sì che è complesso, e bisogna dire che il regista britannico riesce e comporre questo Cubo di Rubik senza particolari sbavature. Un coloratissimo giocattolo, caratterizzato appunto da forti tonalità rosse e blu a sottolineare la componente emotiva del momento. Nulla a caso.

Anche se a tratti le svolte della trama possono sembrare leggermente frettolose, in realtà manifestano l’urgenza creativa e l’estrema necessità di movimento di cui il film ha bisogno. Christopher Nolan riesce in questa ennesima impresa, probabilmente con l’intelligenza di aver compreso il momento giusto per realizzarla: qualche anno fa, forse, gli sarebbe sfuggita di mano. Non il suo miglior film in assoluto… sicuramente all’altezza delle aspettative.

Leggi anche Tutti i film di Nolan dal peggiore al migliore.

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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