Tutti i film di Christopher Nolan dal peggiore al migliore

Christopher Nolan è uno dei registi più amati al mondo: ecco la nostra classifica dei suoi film, dal peggiore al migliore in ordine di preferenza.

0
13257
Christopher Nolan

Finalmente ci siamo, l’attesa è praticamente finita: 48 ore e verrà rilasciato nelle sale cinematografiche italiane l’attesissimo Tenet (potete trovare qui cosa aspettarsi dalla pellicola).
In attesa della recensione che pubblicheremo in seguito all’anteprima che si terrà domani, per ingannare l’attesa, ecco la classifica dei migliori film di Christopher Nolan stilata dalla nostra redazione:

10) Following

Jeremy Theobald in Following (1998)

Il film d’esordio di Christopher Nolan è un neo-noir in bianco e nero che racconta le vicende di uno scrittore e di un ladro. Gli ingredienti che compongono il cinema del regista sono già tutti sul piatto: la struttura non lineare, un bianco e nero per tentare maggior autorilità, le ossessioni, il thriller.

Nonostante la sua interessante ricerca di stile, in questo esordio però Nolan realizza un film privo di particolari sussulti, colpi di scena o svolte inaspettate. Voleva dire qualcosa di importante, fare in modo che la sua firma pesasse, ma era ancora un po’ acerbo. Sarebbe esploso poco dopo.

A cura di Tiziano Angelo

9) Insomnia

Al Pacino and Robin Williams in Insomnia (2002)

Dopo il successo di Memento, Nolan costruisce un thriller ad alta tensione con Al Pacino e Robin Williams. L’agente Dormer deve andare in Alaska per indagare sulla morte di una ragazza; nella nebbia, uccide accidentalmente la sua collega per poi dare la colpa all’assassino. Un punto di non ritorno che sfuggirà di mano.

Insomnia è un buon film ad alti ritmi che si regge bene anche sulla ingombrante presenza di Pacino – come sempre sopra le righe – e un buon Robin Williams nei panni del cattivo. Nolan racconta abilmente un protagonista spaccato: attraverso una regia discretamente ispirata, mette in risalto il contrasto tra senso di responsabilità, rimorso e voglia di scappare. Nonostante le buone premesse, la pellicola perde un po’ di coerenza narrativa sul finale.

A cura di Tiziano Angelo

8) Il cavaliere Oscuro: Il Ritorno

Christian Bale in The Dark Knight Rises (2012)Il terzo capitolo della trilogia de Il Cavaliere Oscuro è, quasi all’unanimità, il meno gradito dei tre. Oltre che come naturale per una pellicola che conclude una trilogia, il minor gradimento al pubblico è giustificato da alcuni aspetti, tra i quali una sceneggiatura meno brillante, una storia meno accattivante, una colonna sonora più anonima, un antagonista stesso che subisce l’impietoso confronto con il Joker e un Batman ormai logoro.

“Discorso differente per Bane, minaccia più che mai fisica: ne Il Cavaliere Oscuro: Il Ritorno assistiamo ad un cambio di registro. Dal caos asmatico de Il Cavaliere Oscuro che calcava perfettamente la folie, qui il ritmo sembra essere più calmo ed il tempo scandito in maniera ordinata. La scelta di Nolan non è casuale: la visione meno disturbante è lo specchio di Bane, mercenario con una fisicità importante, senza comunque risultare uno sprovveduto.”

Trovate la recensione della trilogia qui.

7) Interstellar

Matthew McConaughey and Mackenzie Foy in Interstellar (2014)

Dispiace, perché Interstellar potenzialmente sarebbe potuto stare un po’ più alto. Nonostante vette emotive mai esplorate nella fimografia di Nolan e una prima metà di film grandiosa, la pellicola cede poi a un didascalismo quasi irritante e soprattutto si caratterizza anche per molte sbavature nella scrittura e nel montaggio. Nonostante questo, il coinvolgimento è assicurato per uno dei film più toccanti degli ultimi tempi.

Gli occhi dei due si incrociano, la commozione è evidente. Prevale però la consapevolezza di aver votato le proprie vite ad un bene più grande.
Murph mostra al padre l’orologio che le aveva regalato prima di partire e che lui ha usato per comunicare con lei. Sa già tutto. Quel fuggevole momento le è bastato. Lo esorta a ripartire: la salvezza del genere umano non può attendere, in fin dei conti ha sempre saputo che sarebbe tornato da lei.
“Nessuno voleva credermi, ma sapevo che saresti tornato”
“Come?”
Perché il mio papà me lo aveva promesso”.
Omnia vincit amor. L’amore vince ogni cosa.

Questo è solo un estratto della recensione del film che potete trovare qui.

6) Batman Begins

Gary Oldman and Christian Bale in Batman Begins (2005)

Batman Begins ha messo Christopher Nolan davanti ad una sfida davvero complessa: far sconfinare nell’autorialità un franchise come quello di Batman, appartenente alla nicchia dei cinecomic che, negli anni 2000, anche e grazie soprattutto a Sam Raimi, iniziavano a destare sempre più interesse nello spettatore.

Batman  era reduce dalle due ottime pellicole di Tim Burton alle quali, purtroppo, ne sono seguite due di Shumacher che sono risultate più che altro un dispendioso sfoggio di stile kitsch.

Il regista britannico ha immediatamente restituito dignità all’uomo pipistrello, dotandolo di uno scavo psicologico e di una tridimensionalità che trovano pochi precedenti, non solo nei cinecomics.

Qui potete trovare il confronto con i due interessanti capitoli di Batman firmati dal cupo gotico di Tim Burton.

5) Inception

Visualizza immagine di origine

Inception è un film estremamente cerebrale, contorto ma dall’indiscutibile fascino: la quinta posizione in una classifica di tale qualità è infatti un ottimo risultato.

Per la prima volta, anche visto il successo di Batman, un regista ha potuto disporre di un budget da kolossal per un film con un tema principale decisamente particolare come i sogni. Ciò dimostra la grandissima capacità di Nolan di mescolare l’autorialità ad una pellicola pensata per grandi incassi, ottenendo come risultato un piccolo capolavoro del genere fantascientifico.

Proprio in questi giorni Inception di Christopher Nolan è in molti cinema per festeggiare i dieci anni dall’uscita: ecco qui il nostro articolo celebrativo.

4) Memento

Visualizza immagine di origine

Lenny, un ex investigatore di una compagnia assicurativa, soffre di perdita di memoria a breve termine in seguito a un aggressione da parte di due uomini. Nella colluttazione rimane uccisa Catherine, sua moglie. Adesso, l’uomo riesce a trattenere i ricordi solo per 15 minuti. Cercherà la sua vendetta.

La tecnica narrativa di Memento fu folgorante; nulla di particolarmente originale a livello di trama, ma questa struttura richiede allo spettatore di fare un salto indietro di 15 minuti nel racconto per riprenderlo in un punto diverso – così come accade nella testa del protagonista. Il film venne scritto con il fratello, Jonathan, sempre fondamentale nella carriera di Nolan.

Dopo l’interessante ma difettoso Following, con Memento il regista britannico inizia finalmente a manipolare il (suo) cinema in maniera funzionale: la sua personalissima visione è leggermente claustrofobica, fortemente autoriale ma anche vendibile a vari livelli. Attraverso scelte di forte personalità, come le dissolvenze e il bianco e nero, il film con Guy Pearce decostruisce e ricostruisce la linearità per trasmettere ambivalenza e angoscia e per togliere punti di riferimento a chi guarda. Inizia ad essere ben chiaro lo stile di questo autore.

Stupisce come il giovane Christopher Nolan riesca a gestire così bene – pur con minime sbavature – una struttura narrativa così complessa e come riesca a gestire i tempi con precisione attraverso un montaggio puntuale, preciso. Memento è la prima grande firma di Christopher Nolan, un’opera destinata e rimanere un cult e un manifesto della visione cinematografica del cineasta.

A cura di Tiziano Angelo

3) Il Cavaliere Oscuro

Visualizza immagine di origineL’ultima posizione del podio è occupata da Il Cavaliere Oscuro, film che, a poco più di dieci anni dall’uscita, è già un cult.

Difficile trovare un difetto alla pellicola nella quale Christopher Nolan riesce a far coesistere con estrema armonia un montaggio incalzante, una regia con dei guizzi davvero interessanti, una colonna sonora eccellente ed una sceneggiatura vicina alla perfezione.

Il suo Joker poi, l'”agente del caos” segue una vera e propria logica del caos, espressione ossimoricamente calzante per un figlio calpestato e respinto da una città spietata come Gotham. A tale logica aderirà anche Harvey Dent, figlio prediletto della suddetta città, decaduto come i costumi della metropoli.

Cosa dire ancora de Il Cavaliere Oscuro? Beh che se non lo avete ancora visto, vi conviene tenervi liberi nel pomeriggio per rimediare.

2) The Prestige

Visualizza immagine di origine

Con The Prestige Christopher Nolan trova un perfetto equilibrio fra contenuto e messa in scena. Con un’ambientazione che non può altro che esser definita affascinante, la Londra positivista di fine Ottocento assetata di spettacolo e di stupore, e degli interpreti dello spessore di Hugh Jackman, Christian Bale, Scarlett Johannson, Michael Caine e David Bowie Nolan porta sul grande schermo una storia appassionante di una folle rivalità che raggiunge vette inimmaginabili. Ciò che stupisce in The Prestige è come Nolan, non lasciando nulla in sospeso, non ricorra allo sciatto didascalismo presente in altre sue opere. Con una perfetta gestione dei tempi di narrativi e una sceneggiatura basata su un grande romanzo di Christopher Priest, Nolan trova la dimensione adeguata per la sua ricerca di una trama complicata che non risparmi lo spettacolo. Un thriller di spessore che entra di diritto fra i migliori del 21esimo secolo, in grado di mettere d’accordo sia gli estimatori sia i detrattori del regista britannico.

A cura di Arturo Garavaglia

1) Dunkirk

Visualizza immagine di origine

Tre unità di tempo per togliere il fiato. Puro cinema di movimento, semplice azione: Dunkirk valorizza l’essenza dell’arte cinematografica stessa.

L’ultima opera di Nolan non è un film di guerra, è un film sull’eroismo e su chi rifiuta di rivedersi in esso. Una storia che vuole valorizzarlo ma anche discutere la concezione dello stesso, privandolo di un po’ di sacralità. Sopravvivere è sufficiente. Cosa succede quando l’essere umano è costretto a sopportare l’insopportabile? Emerge la Resistenza. Anche se i personaggi non sono particolarmente sfaccettati, in realtà Nolan ci propone un affascinante studio psicologico e quasi sociologico. L’essere umano viene frazionato e raccontato nel suo collettivo, nella solidarietà e in qualche – comprensibile – egoismo. Il fatto che il nemico non si veda mai valorizza questi aspetti: i soldati potrebbero anche scappare dallo squalo di Spielberg o da un mostro dietro a una porta, ma a noi interessa osservare questi uomini imperfetti e reali con le spalle al muro (o al mare, in questo caso).

Un’epopea valorizzata da un comparto tecnico eccezionale: sequenze spettacolari, che siano in mare o in cielo, girate egregiamente e un impatto visivo di rara bellezza. Inoltre, quasi mai si era visto il montaggio sonoro integrarsi così bene con la quota emotiva: il ticchettio dell’orologio a trasmettere angoscia, gli aerei, le esplosioni, le onde.

Il ritmo di un montaggio incalzante e quadrato sostiene un’intensità logorante che alza i giri sempre di più con il passare dei minuti. La sceneggiatura di Nolan è una scala: la percorri gradualmente ma incessantemente, senza scampo. Non ti concede tregua. I tempi narrativi sono gestiti con una perfezione che mai il regista aveva messo in campo. Di una precisione chirurgica.

Se volessimo considerarlo un film di guerra, allora, potremmo dire che Dunkirk è un prodotto che ha dato nuova linfa vitale al genere. Non il migliore in assoluto, ma sicuramente profondamente diverso da qualsiasi altro – pur dovendo qualcosina ad Orizzonti di Gloria di Kubrick, ma mantenendo comunque uno stile proprio e una propria filosofia.

Dunkirk semplifica la complessità del cinema di Christopher Nolan pur mantenendo intatto il suo modo di vederlo: tre linee temporali, corpi in movimento per restituire dinamismo al servizio di una grande storia per strabuzzare gli occhi. Il suo cinema cervellotico può anche essere molto semplice e centrare il punto: un frame dopo l’altro per incantare. C’è chi dice sia il meno “nolaniano” del regista… a nostro avviso è esattamente il contrario.

“Ben fatto”
“Siamo solo sopravvissuti”
“È abbastanza”

A cura di Tiziano Angelo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here