Perchè Park Chan-wook è il miglior regista degli ultimi 20 anni

Park Chan-wook è uno dei registi più importanti che i primi 20 anni del 21° secolo ci hanno offerto. In questo articolo andremo a capire il perchè.

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park chan-wook

Park Chan-wook. A molti questo nome potrebbe suonare non così familiare, potrebbe suonare come il nome di uno dei tanti registi sud-coreani che vanno di moda “adesso” che Parasite di Bong Joon-ho ha ottenuto importanti riconoscimenti nella manifestazione più importante del cinema americano.
Ad altri invece il nome di Park Chan-wook sarà sicuramente impresso nella mente per
Old Boy, il suo film di maggior successo.
Per altri ancora, allargando il campo, Park Chan-wook sarà il regista della cosiddetta
trilogia della vendetta, una serie di tre film girati fra il 2002 e il 2005 nei quali il regista sud-coreano tratta, seguendo una direttrice quasi hegeliana, il tema della vendetta.

Park Chan-wook è tutto questo, ma è anche molto di più. E’ il regista che ha riadattato classici della letteratura europea in un contesto asiatico, è il regista che ha portato sugli schermi occidentali inquietanti film come Stoker, è il regista che ha saputo coniugare alla perfezione intensità erotica a intensità emotiva nei suoi ultimi lavori. Un regista che dal 2000 a oggi non ha mai sprecato una sola cartuccia ed è riuscito a costruire un personalissimo stile che è poi diventato modello per registi suoi connazionali.
Andiamo quindi a vedere come il regista sud-coreano può essere, a tutti gli effetti, considerato come uno dei migliori registi dei primi 20 anni del 21° secolo.

Park Chan-wook e Quentin Tarantino: una somiglianza solo apparente

Quando ci si approccia a registi asiatici la prima tentazione è sempre quella di trovare dei loro corrispettivi in registi occidentali. Per Park Chan-wook è stata fatta più o meno la stessa cosa. Quentin Tarantino nel 2004, premiando Old Boy a Cannes, definì il film del regista sud-coreano come “il film che avrebbe voluto fare”.
Tutti quanti, subito, si affrettarono a trovare analogie fra il grande regista americano e Park Chan-wook e, ancora oggi, sono numerose le persone che utilizzano il termine tarantiniano per definire quello che per molti è il capolavoro del regista di Seul.

Il paragone e il confronto fra i due registi andò accentuandosi nel successivo film di
Park Chan-wook, Lady Vendetta. Già dal titolo si può capire come possa esistere un’analogia fra questo film e i due Kill Bill di Quentin Tarantino.

La somiglianza fra Tarantino e Park Chan-wook è, però, solo ed esclusivamente apparente. Il regista sud-coreano, infatti, pur avendo una formazione cinematografica tutto sommato simile a quella del regista texano (entrambi incalliti cinefili ed entrambi critici cinematografici), imposta ogni suo film sul conflitto tragico. Grazie a questo elemento strutturale ogni suo film assume più i toni di una tragedia greca che i toni di un film in cui il divertimento nasce dal distacco fra immagine e spettatore.
I film di Tarantino, infatti, divertono, ma non angosciano. I film di Park Chan-wook divertono e angosciano.

La tragedia contemporanea

E’ importante tornare sul tema del conflitto tragico e su come Park Chan-wook riesce a portarlo sul grande schermo. La tragedia classica ha come tema fondante quello dello scontro, spesso irrisolto, fra due “forze” che si contrappongono.
La contrapposizione fra due entità è una costante dei film di Park Chan-wook. Se nei suoi primi film lo scontro è esterno e dicotomico, nei suoi film successivi a Old Boy la contrapposizione diventa interna, interiore.

Joint Security Area, il suo primo film girato negli anni 2000, racconta di una storia di amicizia fra soldati sud-coreani e nord-coreani che si trovano a operare nell’area demilitarizzata posta come confine delle due Coree. La contrapposizione è tutta esteriore. Corea del Nord e Corea del Sud sono bloccate da anni in un conflitto fra entità, non fra uomini. Il contrasto è quasi fra due forze della natura, forze che trascurano, schiacciano e subordinano l’uomo.

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Mr. Vendetta porta invece il conflitto sul piano dell’uomo, del singolo. Grazie a una gestione dei tempi e degli espedienti narrativi perfetta Park Chan-wook riesce a farci empatizzare contemporaneamente per due personaggi contrapposti (emblematico è il titolo internazionale del film, Sympathy for Mr. Vengeance). Mr. Vendetta non presenta quindi il classico schema del protagonista e dell’antagonista, mostra invece lo scontro fra due posizioni inconciliabili, fra protagonista e deuteragonista. In esso nasce e si consuma quella che si può tranquillamente definire una tragedia post-moderna.

Old Boy presenta uno schema non del tutto dissimile da quello di Mr. Vendetta con una diversa maturità e un diverso obiettivo. Se infatti in Mr. Vendetta è abbastanza difficile divertirsi e lo stile di Park Chan-wook è ancora grezzo, in Old Boy la messa in scena è così accattivante, così elegante che non può che far altro che affascinare lo spettatore. Quello che era in Mr. Vendetta un conflitto fra due uomini palesato senza particolari colpi di scena, in Old Boy si scopre essere tale solo nel finale. In Old Boy lo schema protagonista/antagonista viene ribaltato e annichilito a favore di un finale che non lascia soluzioni, come sembra lasciarne il primo film della trilogia della vendetta, solo interrogativi.

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Per approfondimenti sui primi due film della trilogia della vendetta vi rimandiamo ai seguenti articoli:
Mr. Vendetta: la violenza ha origine nel silenzio
Old Boy: vendetta e redenzione come traiettorie parallele

Lady Vendetta: il conflitto tragico interno

Old Boy è da molti ritenuta una delle opere più importanti del 21esimo secolo ed è davvero difficile trovare una persona che non abbia apprezzato il film più noto di Park Chan-wook.
Dopo Old Boy il regista sud-coreano decide di chiudere la propria trilogia con un film che costituisce sia un punto di arrivo sia un punto di inizio di un percorso cinematografico in continua evoluzione, Lady Vendetta.

Lady Vendetta è la sintesi di Mr. Vendetta e Old Boy. Mantenendo la perfezione formale (la si può tranquillamente definire così) di Old Boy e la tragicità di Mr. Vendetta Park Chan-wook aggiunge un importante tassello alla sua filmografia.
Ciò che nei precedenti film della trilogia della vendetta era un conflitto tragico esterno e visibile in Lady Vendetta diventa tutto interiore.

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Il personaggio di Geum-ja è logorato dal senso di colpa e pensa di essere in grado, grazie alla vendetta, di redimersi dal proprio peccato.
In Lady Vendetta l’antagonista c’è, ma è solo un fantoccio. Il focus del conflitto si sposta dentro e non fuori. La protagonista di Lady Vendetta cerca la vendetta nei confronti di chi l’ha fatta soffrire fino a scoprire di esser stata lei stessa causa di sofferenza per altri.
Se però in Old Boy, che segue uno schema simile, esiste una contrapposizione esterna fra due personaggi, in Lady Vendetta non esiste. Il conflitto irrisolvibile fra colpa e redenzione risiede nella protagonista e non trova punti esterni in cui sfogarsi.

Grazie a ciò Park Chan-wook è in grado di portare il film a un’intensità emotiva probabilmente mai vista in un film del 21esimo secolo. In Lady Vendetta spettacolarità, profondità di analisi psicologica e tragicità convivono in un perfetto equilibrio che trova sfogo in un finale che definire maestoso è il minimo che si possa fare.

Per un approfondimento su Lady Vendetta e un’analisi della migliore trilogia del 21° secolo vedi anche:
Lady Vendetta: quando la violenza si tinge di rosa
La trilogia della vendetta: una traiettoria non del tutto pessimistica

La letteratura occidentale in versione sud-coreana

Dopo Lady Vendetta Park Chan-wook alleggerisce i toni con una straniante commedia dal titolo I’m a cyborg but that’s ok che viene accolta con pareri contrastanti dalla critica, ma che apre una nuova stagione del cinema del regista sud-coreano, quella del grottesco.

Thirst è il titolo internazionale di un film con protagonisti Song Kang-ho e Kim Ok-bin che dimostra come Park Chan-wook sia un regista che non conosce alcun limite. A chi sarebbe mai venuto in mente, d’altronde, di far diventare il romanzo naturalista Teresa Raquin di Emile Zola un film sui vampiri?
Il risultato è un film che si muove su più generi, dal drammatico alla commedia nera, dal grottesco fino all’horror.
Thirst, vincitore del Premio della Giuria a Cannes, è un film sovrabbondante, senza alcun argine, che diverte, terrorizza e commuove.

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Portando su livelli ancora più alti dei suoi precedenti film la ricerca di una raffinatezza estetica, che sfocia quasi nel barocco, Park Chan-wook non sclerotizza il tema del conflitto interno alla psiche dei personaggi, ma, anzi, lo esaspera quasi fino al morboso.
Il risultato è un film che si presenta senza filtri agli occhi dello spettatore. All’intensità emotiva si aggiunge l’intensità erotica, al conflitto interiore che logora il protagonista del film, un prete divenuto vampiro a seguito di una trasfusione di sangue, si somma una propensione verso l’eccesso e una disinibizione che trova sfogo in scene di grande impatto visivo ed emotivo.

Stoker, girato negli Stati Uniti e in Inghilterra con un cast che comprende Nicole Kidman, Mia Wasikowska e Matthew Goode è un omaggio del regista sud-coreano all’immaginario della letteratura gotica ottocentesca e introduce nel suo cinema l’elemento della casa come luogo di misteri. Su una sceneggiatura non sua Park Chan-wook si dimostra totalmente a suo agio nella direzione di attori non della sua lingua e dimostra di riuscire a non tralasciare aspetti fondanti del suo cinema anche in un prodotto per il cinema occidentale.

Mademoiselle, l’eleganza erotica sullo schermo

L’ultimo film di Park Chan-wook è però quello che dimostra come il regista abbia ormai raggiunto una totale padronanza e consapevolezza del proprio modo di raccontare e di mettere in scena. Il film in questione è Mademoiselle.
Mademoiselle è un film perfetto. Si potrebbe tranquillamente chiudere qui il commento e lasciare ogni altro giudizio a chi ha in mente di vedere il film, ma è opportuno fare qualche considerazione per concludere al meglio il percorso nella filmografia di uno dei più importanti registi del 21° secolo.

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Mademoiselle è un thriller che si contraddistingue per un’eleganza compositiva e per una raffinatezza manierista nella messa in scena che non diventa mai ridondante e strabordante. L’erotismo, parte integrante e sostanziale della pellicola, non diventa mai volgare, mai eccessivo. Le scene erotiche sono girate con un’attenzione e una finezza che non hanno probabilmente eguali nella storia del cinema.
Adattando un romanzo di Sarah Waters e spostando l’ambientazione dall’età vittoriana agli anni dell’occupazione giapponese della Corea Park Chan-wook dirige un thriller privo di sbavature, ricco di ribaltamenti e di colpi di scena in grado di tenere lo spettatore sulle spine fino agli ultimissimi seconi. Vicino in molti aspetti a Parasite di Bong Joon-ho, Mademoiselle è il punto più alto della ricerca stilistica di Park Chan-wook. Girato prevalentemente negli interni di una casa il film è probabilmente uno dei migliori del decennio appena conclusosi.

Un regista totale

Concludendo l’analisi del percorso cinematografico che ha portato l’ormai cinquantasettenne Park Chan-wook sulla vetta del cinema mondiale è opportuno fare una considerazione finale sul perchè lo si può ritenere come uno dei migliori registi che i primi anni del 21° secolo hanno saputo offrirci.

Ci sono persone che prediligono film spettacolari e ricchi di colpi di scena e dal cinema non chiedono altro che ciò. Park Chan-wook fa film del genere.
Ci sono persone che prediligono invece dei film in cui l’importanza del messaggio e della riflessione che essi sono in grado di stimolare sono fondamentali.
Park Chan-wook fa film del genere.
Ci sono spettatori che amano i film “politici”. Ogni film di Park Chan-wook ha un sottotesto politico.
Altri ancora ancora amano film che fanno immergere lo spettatore nella loro trama. Nessun film di Park Chan-wook fa annoiare lo spettatore con trame labili e confuse.
Gli spettatori più buongustai magari apprezzano film tecnicamente elaborati. Trovare un film di Park Chan-wook che sia, da un punto di vista prettamente tecnico brutto, è impossibile.

In Park Chan-wook c’è un perfetto equilibrio fra forma e contenuto. Di fronte a tutto ciò come possiamo non definirlo il regista migliore degli ultimi 20 anni?

Continuate a seguirci su CiakClub.it e fateci sapere cosa ne pensate di questo grande regista sud-coreano.

Grande appassionato di cinema orientale, apprezzo film di ogni tipo e di ogni genere, dai cult ai “mattoni” filippini. Non bisogna mai porre limiti alla propria curiosità e lasciare che i pregiudizi ci influenzino.

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