La folle storia della realizzazione di Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road è uno dei film più apprezzati degli ultimi anni, eppure la sua realizzazione è stata piena di difficoltà e ritardi.

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Vedendo Mad Max: Fury Road è facile capire che un film del genere non sia affatto semplice da girare. Non per la trama, che in fin dei conti è piuttosto semplice e lineare. Ma piuttosto perché questo film di George Miller è azione pura: dinamico, folle, rapido, ambientato in un mondo distopico che non viene mai spiegato del tutto.

La cosa che invece non si coglie è che la realizzazione di Mad Max: Fury Road fu molto più difficile di quanto immaginiamo. Questo perché oltre alle difficoltà date dalla scrittura e dalla struttura del film stesso, si aggiunsero una serie di circostanze esterne che resero il lavoro di Miller un vero inferno. Basti pensare che Miller ideò il film nel 1988, mentre la sua realizzazione terminò solo nel 2015: ben 27 anni di ritardi, modifiche, problemi e complicazioni.

INIZIARE LE RIPRESE

mad max: fury road

Mad Max: Fury Road si aggiunge alla trilogia che si era conclusa nel 1985 con Mad Max oltre la sfera del tuono. A questo punto George Miller si trovava a corto di idee per portare avanti la saga. L’intuizione arrivò nel 1988 mentre si trovava a Los Angeles: il quarto film sarebbe stato interamente strutturato come un grande inseguimento, nel quale il MacGuffin (ovvero il pretesto che porta avanti la trama) fosse umano. L’idea sembrò subito interessante anche al produttore Doug Mitchell. Mel Gibson avrebbe continuato ad interpretare Max come nel resto della trilogia, mentre per il ruolo di Furiosa pensarono a Uma Thurman.

Tuttavia il progetto non sarebbe partito subito. Si decise che la produzione sarebbe iniziata nel 2001 sotto la produzione di 20th Century Fox. Tuttavia l’11 Settembre l’attacco alle Torri Gemelle sconvolse l’America, e l’inizio dei lavori venne rimandato. Nel 2003 la sceneggiatura era pronta e sembrava tutto pronto per iniziare a girare. Tuttavia un altro evento esterno bloccò i lavori: lo scoppio della guerra in Iraq causò una nuova interruzione per Mad Max, che in questo contesto risultava un film “potenzialmente politicamente sensibile”.

Miller decise di abbandonare, almeno momentaneamente, il progetto per dedicarsi ad Happy Feet. Era ormai il 2006, e dopo il successo di questo film la Warner Bros ritrovò l’interesse per Mad Max: Fury Road. Tuttavia mantenere le idee di casting originali era impossibile: Mel Gibson aveva ormai quasi 50 anni, mentre il Max che Miller aveva in mente era molto più giovane. Inoltre, Gibson non era più visto di buon occhio ad Hollywood. Tra i nomi che Miller prese in considerazione c’era Heath Ledger, che però sarebbe morto nel 2008. Alla fine si decise di puntare su Tom Hardy, il cui carisma in qualche modo si accordava bene con il personaggio di Mel Gibson. Per Furiosa, invece, si pensò a Charlize Theron, che era una fan della saga.

Nel 2010 sembrava finalmente tutto pronto: il cast, la scrittura, il set. L’ambientazione doveva essere un deserto arido, che non aveva bisogno di troppi effetti speciali: Broken Hill, in Australia. Eppure, ancora una volta, accadde qualcosa: proprio a Broken Hill, nel secco deserto australiano, iniziò a piovere tanto da rinverdire l’ambiente e renderlo inadatto alle riprese.

Miller decise di aspettare un anno, poi si convinse a cambiare set e a spostarsi in Namibia. La preparazione richiese alcuni mesi: finalmente le riprese iniziarono, nel 2012.

LE RIPRESE

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Ma iniziare le riprese non pose fine ai problemi. Realizzare un film del genere non era affatto semplice. Miller decise di puntare tutto sull’azione, inserendo pochissimi dialoghi. Gli effetti speciali erano minimi, mentre le continue battaglie erano realizzate grazie al lavoro continuo degli stuntman e degli attori stessi.

Ai vertici della Warner Bros i dirigenti stavano cambiando, e le riprese di Mad Max: Fury Road, a nove mesi dall’inizio, erano in ritardo e fuori budget. Il capo della Warner in persona, Jeff Robinov, volò in Namibia con un ordine ben preciso: interrompere le riprese, nonostante mancassero ancora le scene della Cittadella che iniziano e concludono il film. Scene fondamentali.

Tuttavia ben presto Robinov venne sostituito da Kevin Tsujihara, il quale decise di dare fiducia a Miller e al suo staff: le riprese potevano continuare. Così l’intera troupe si spostò in Australia per un altro mese di riprese. Miller riuscì ad averla vinta anche sulla produzione che reputava il film troppo lungo.

IL CAST

mad max: fury road

Anche all’interno del cast la situazione non fu così tranquilla. Miller si impegnò molto per far sì che ogni attore si immedesimasse al meglio nel proprio personaggio. Nel corso del film lo spettatore non ottiene molte informazioni sullo strano mondo post-apocalittico nel quale è ambientato, tuttavia il cast aveva accesso a molti più dati: ognuno infatti aveva accesso ad un archivio online che spiegava la storia dei singoli personaggi, le gerarchie, le famiglie, le tribù, i costumi e i veicoli.

Inoltre per far comprendere al meglio il ruolo delle schiave sessuali venne coinvolta Eve Ensler, autrice dell’opera teatrale I Monologhi della vagina. Per il personaggio di Furiosa, invece, fu la stessa Charlize Theron ad intervenire: l’idea iniziale era quella di un personaggio etereo, con i capelli lunghi e un costume principesco. Fu la stessa attrice a proporre di rasarsi i capelli a zero e rendere il personaggio più forte e duro.

Tom Hardy, d’altra parte, ha dovuto raccogliere l’eredità di Mel Gibson: una responsabilità non da poco, che spesso creava tensioni. A quanto pare sarebbero stati numerosi i litigi e gli scontri sul set tra Hardy e Theron: i due avevano approcci molto diversi alla recitazione, e in più si trovavano in una produzione complessa da capire, a girare scene apparentemente scollegate. Tutto questo rendeva l’ambiente sul set molto teso. Come la stessa Charlize Theron ha raccontato, “In un modo strano stavamo agendo come i nostri personaggi: tutto riguardava la sopravvivenza“.

I RISULTATI OTTENUTI

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Considerando tutti i ritardi, le coincidenze e le difficoltà, probabilmente molte volte George Miller si sarà chiesto se ne valesse realmente la pena. Portare avanti un progetto nonostante tutto significa credere in questo fino in fondo, in circostanze che avrebbero fatto arrendere molti altri probabilmente.

Miller ha invece difeso e portato avanti il suo film fino alla fine, e decisamente ne è valsa la pena. Mad Max: Fury Road ha ottenuto subito un ottimo successo al botteghino e critiche molto positive, nonostante negli Stati Uniti fosse vietato ai minori di 17 anni a causa di  “intense scene di violenza e immagini inquietanti“.

Il film è stato elogiato per le sue tematiche, quali la redenzione o il concetto di casa o di famiglia. I forti e atipici personaggi femminili sono stati particolarmente apprezzati anche dai movimenti femministi, mentre Quentin Tarantino l’ha eletto il suo film preferito del 2015. Inoltre secondo l’American Film Institute, Mad Max: Fury Road rientra tra i 10 migliori film dell’anno, e anche del decennio per Indie Wire.

Anche l’Academy ha riconosciuto il valore di Mad Max: Fury Road. Con ben 10 candidature e sei Oscar vinti, è risultato il secondo film più candidato (dopo Revenant) nonché il più premiato dell’edizione del 2016. Inoltre è l’unico film della saga di Mad Max ad ottenere vittorie agli Oscar e attualmente detiene il record di film australiano più premiato della storia.

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