Basic Instinct: la storia dell’accavallamento più sexy di sempre

Su Netflix trovate Basic Instinct, il film di Paul Verhoeven che consacrò Sharon Stone. Esaminiamolo insieme dalla scena dell'accavallamento alle contestazioni.

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1992. Sharon Stone ha già lavorato con Woody Allen in Stardust Memories ed in Atto di forza di Paul Verhoeven, ma non ha ancora bucato lo schermo e conquistato il pubblico internazionale. La possibilità le si palesa proprio in quell’anno, quando lo stesso Verhoeven la richiama per Basic Instinct, una pellicola che negli anni diventerà un cult, impresso nella memoria di generazioni soprattutto per una scena memorabile, quella scena memorabile, in cui viene sprigionata tutta la sensualità di Sharon Stone con l’accavallamento di gambe che ha segnato per sempre il cinema e che la decreterà un’icona di femminilità.

Presentato in concorso al 45esimo Festival di Cannes, Basic Instinct domina il botteghino e negli anni Novanta è una delle pellicole con i maggiori incassi, ottenendo anche due nomination agli Oscar.

Imperfetto, sfacciato, più che discusso e contestato. Dopo un minuto di film Verhoeven mostra subito al suo pubblico il vero ed unico intento della pellicola: scioccare.

Thriller, noir, poliziesco, giallo, erotico

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Basic Instinct è un thriller non troppo originale – scritto da Joe Eszterhas – che si apre con l’omicidio dell’ex star del rock Johnny Boz, assassinato nel letto durante un amplesso con le mani legate, grazie ad un punteruolo da ghiaccio. Ad occuparsi del caso troviamo Nick Curran (Micheal Douglas), un uomo che rappresenta il peggio del peggio del genere maschile e dalla parte dei sospettati, la provocante scrittrice Catherine Tramell (Sharon Stone), la quale nel suo libro aveva raccontato una medesima uccisione. Catherine è esplicita, diabolica e nel giro di poco riesce a conquistare anche il “giustiziere” Nick.

Esistono due tipi di persone: chi ammette di aver “stoppato” la scena e chi mente

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In circa cinque minuti, si mette in scena una delle sequenze più sensuali ed erotiche della storia della Settima Arte. Stiamo parlando di quando Catherine Tramell viene convocata nel dipartimento di polizia per l’interrogatorio circa la morte di Johnny Boz, con il quale intratteneva una relazione sessuale. Il gioco di voyeurismo ed esibizionismo a cui verremo sottoposti per tutta la durata del film inizia nella camera da letto della scrittrice, quando Nick la osserva indossare il vestito bianco senza biancheria intima. E da quello stesso momento comincerà anche la continua provocazione – non solo sessuale – della donna nei confronti del Giustiziere. Ma arriviamo alla scena cult.

Lei stuzzicante sulla sedia pronta a rispondere alle domande dei poliziotti, loro ipnotizzati dalla sua bellezza. Catherine si accende una sigaretta, replica ai quesiti che le vengono posti e poi l’ennesima provocazione verso Nick chiedendogli se avesse mai fatto sesso sotto cocaina. Gli archi coprono il silenzio dei partecipanti, tutti la osservano e lei, sorridendo, accavalla lentamente le gambe mostrando di non indossare la biancheria. Le gambe si accarezzano l’una con l’altra e l’interrogatorio prosegue.

La scelta di girare la scena senza slip fu una genialata di Verhoeven. Difatti nella sceneggiatura scritta da Joe Eszterhas non era prevista, ma venne pensata dal regista, il quale si rifece ad un suo ricordo di quando frequentava il college ed una ragazza durante una festa accavallò le gambe allo stesso modo per metterlo in imbarazzo. Sharon Stone ha dichiarato più volte di non essere stata messa a conoscenza della presenza della telecamera esattamente davanti a lei e di essersi quindi sentita tradita, tanto da schiaffeggiare il regista durante la presentazione del film a Cannes. Ma nonostante la polemica, è un dato di fatto che la scena dell’accavallamento di Basic Instinct sia stato un simbolo, un elemento di rottura e provocazione estrema che ha portato Sharon Stone verso la via della santità cinematografica.

Sì, ma oltre l’accavallamento?

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Una delle più grandi capacità di Basic Instinct fu quella di far incazzare chiunque. Andiamo con ordire.

Bisogna premettere che oltre la scena cult, Basic Instinct è un film piuttosto scontato, con una sceneggiatura che talvolta lascia interdetti e scene girate in maniera non troppo magistrale. Per non parlare dei personaggi, i quali non trovano mai un’evoluzione, una rimessa in discussione, ma rimangono sempre imprigionati nei loro schemi, con le proprie abitudini, ossessioni, manierismi. Insomma, se non fosse stato per quella carica erotica di cui è imbastita tutta la pellicola, per quell’interrogatorio memorabile e la colonna sonora di Jerry Goldsmith, probabilmente di Basic Instinct non si sarebbero ricordati in molti. Ma la sua natura così sfrontata, punto di forza assoluto della pellicola, fu (ovviamente) oggetto di numerose contestazioni, a partire dalla presenza costante della sigaretta – lo sceneggiatore negli anni successivi, dopo essersi ammalato di cancro alla laringe, dichiarò che con il senno di poi non avrebbe mai mostrato tanto utilizzo – fino alle proteste dei movimenti gay. Difatti, a Basic Instinct venne accusato di rappresentare la bisessualità con un’accezione negativa, tanto da arrivare al boicottaggio della pellicola anche al Festival di Cannes.

Ah, per inciso, nel 2006 Michael Caton-Jones decise di girarne un sequel, sempre con protagonista Sharon Stone, al cui fianco si trovava David Morrissey. Uno dei peggiori mai girati. Semplicemente terribile.

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