Stanley Kubrick: la classifica dei film, dal migliore al “peggiore”

92 anni fa, nasceva Stanley Kubrick,che è passato alla storia come "uno dei più grandi cineasti della storia". Per ricordarlo, ecco un top 10 dei suoi film.

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Stanley Kubrick

Novantadue anni fa, nasceva Stanley Kubrick, a New York. Figlio di un medico di una casalinga, entrambi ebrei ma con origini austriache, polacche e rumene da parte di padre.

Sin da piccolo, Kubrick si appassiona ai miti dell’antica Grecia, alle fiabe nordiche, ma anche agli scacchi e alla musica jazz. Tanto che, per un periodo, diventa giocatore di scacchi professionista.

Ma la svolta nella sua vita avviene a 13 anni, quando per la prima volta si trova tra le mani una macchina fotografica, regalo del padre. Poco dopo, divenne fotografo per la rivista Look grazie a uno scatto, che ritrae un edicolante rattristato della notizia della morte del presidente Roosevelt.

Stanley Kubrick

Il passaggio dalla fotografia, al cinema è piuttosto consequenziale. A diciannove anni, trascorre cinque sere a settimana nella sala di proiezione del MOMA di New York e grazie allo stipendio da giornalista si paga quattro anni di studio all’accademia di arte cinematografica.

Inizia la sua carriera da regista con due corti documentari, Day of the Fight Flying PadreIl primo lungometraggio è Paura e desideriodel 1953 e per anni introvabile, definito dallo stesso Stanley Kubrick come “un tentativo serio realizzato in modo maldestro”. Segue Il bacio dell’assassino (1955), unico film noir del regista Rapina a mano armata l’anno successivo, quest’ultimo non è un successo dal punto di vista commerciale, ma riceve diverse critiche positive.

Continua con la trasposizione del libro Orizzonti di Gloria (1957), che viene finanziato dallo stesso protagonista, Kirk Douglas. Con lui lavora anche a Spartacusil primo e unico film che ricade nel genere peplum. Nonostante le difficoltà tra Douglas e Kubrick, che non riuscivano a lavorare serenamente, il film ottiene un grande successo e vince quattro Premi Oscar.

Spartacus segna il passaggio del regista dall’America all’Inghilterra, in cui decide di trasferirsi per avere pieno controllo e libertà artistica sui suoi film.

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Stanley Kubrick, cervello in fuga

Sarà stata l’aria piovosa e umida dell’Inghilterra, ma da quando fugge da Hollywood, Kubrick continua a sfornare capolavori, acclamati dal pubblico e dalla critica. Si allontana dai canoni hollywoodiani, prende i generi e li ribalta, ci gioca, creando film innovativi e sempre freschi.

Inizia anche la sua collaborazione con Peter Sellers, che parte da Lolita (1962) e continua con  Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1963), la commedia satirica in cui interpreta persino tre personaggi.  

Successivamente, si cimenta nel genere sci-fi, creando l’acclamatissimo 2001: Odissea nello spazioche vince l’Oscar per gli effetti speciali. Subito dopo, nel 1971, crea il suo film più controverso Arancia Meccanicache ha generato molto scandalo all’epoca per la rappresentazione della violenza.

Man mano vediamo la tecnica fotografica di Kubrick affinarsi e raggiungere i vertici con Barry Lyndon (1975), girato con l’obiettivo Zeiss prodotto per la NASA, che gli permette di girare in interni con la sola luce delle candele.

Si cimenta nel genere horror con Shining (1980) e sette anni dopo dirige il suo terzo e ultimo film di guerraFull Metal JacketIl suo ultimo film è Eyes Wide Shutdel 1999, ma Kubrick non lo vide mai uscire in sala perché morì di infarto poco prima, il 7 marzo 1999.

Stanley Kubrick

Perché Stanley Kubrick è passato alla storia

Sono tanti i motivi che hanno costruito il mito di Kubrick e che hanno portato a definirlo “uno dei più grandi cineasti della storia del cinema”. Nonostante abbia prodotto relativamente pochi lungometraggi (sono solo tredici in totale), il suo genio è possibile vederlo in ognuna delle pellicole.

Sicuramente la fotografia è un elemento che ha determinato la sua fortuna. Allenando l’occhio sin da adolescente a guardare attraverso l’obiettivo e a catturare il mondo, Kubrick ha sviluppato una sensibilità estetica e un’abilità tecnica uniche. Ne viene fuori una cura ossessiva per i particolari dell’immagine, per la prospettiva e l’illuminazione, per la posizione degli attori e degli oggetti di scena, per la simmetria, tanto che ogni suo film è studiabile in ogni fotogramma come “album di inquadrature”.

Altro elemento che ha contribuito al suo successo è l’utilizzo della musica, fondamentale nei suoi film, che sottolinea i momenti di maggiore importanza. Il suo modo di applicare la colonna sonora alle immagini è chiamato contre-emploi, nel senso che l’elemento visivo e quello uditivo sono posti in contrapposizione tra loro. Dal “Ludovico Van” di Alex che celebra la sua ultraviolenza, al candido swing della chiusura de Il dottor Stranamore che accompagna con leggerezza la fine dell’essere umano, imputabile alla sua stessa stupidità.

“Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato.”

Leggi anche: Qual è il miglior film di Stanley Kubrick? La doppia risposta

 

Top 10 film di Stanley Kubrick

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10. Spartacus

Il primo film di guerra di Stanley Kubrick delinea subito il suo spirito anti-militarista e il suo disprezzo per le istituzioni. Non utilizza il genere peplum per osannare il grande passato dell’impero romano e di coloro che l’hanno governato, ma lo racconta dalla prospettiva della classe più bassa del tempo: gli schiavi, i gladiatori e le donne.

Scritto da Dalton Trumbo e ispirato dalla vera storia di Spartaco, raccontata nell’omonimo romanzo di Howard Fast, Kubrick ci porta indietro nel tempo. Vediamo i vestiti e le ambientazioni cambiare ma non l’animo e le emozioni umane.

Sono sempre presenti la corruzione politica, gli altarini e gli inganni di coloro che dovrebbero guidare il grande impero romano. Uomini che al posto di perseguire nobili cause ricercano il potere, la vanità e la ricchezza. Contrapposti a loro ci sono gli schiavi, i poveri, che senza diritti, soldi o proprietà si ribellano e perdono la vita per perseguire valori più alti.

Nonostante siano passati duemila anni, Kubrick ci mostra che la società e la natura umana sono sostanzialmente le stesse, forse, è arrivato il momento di cambiare l’antifona.

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9. Lolita

Lolita è un altro film di Stanley Kubrick che ha suscitato scalpore ed è stato censurato. Tratto dall’omonimo romanzo di Vladimir Nabokov, è un dramma che racconta una storia d’amore ossessiva e perversa tra una ragazzina e il patrigno.

Sue Lyon è perfetta per la parte della “ninfetta”, oltre a dimostrare talento per la sua giovane età, traspare perfettamente una naturale commistione tra innocenza ed erotismo in ogni suo movimento. Senza parlare di Peter Sellers, ormai collaboratore affine al regista, che ha arricchito la sceneggiatura con improvvisazioni ironiche, che alleggeriscono il tema controverso. Ad esempio, la scena del ping-pong, poco prima della sua morte è una di quelle scene totalmente improvvisate dall’attore.

Ancora una volta, Kubrick mostra la sua abilità nel trasporre temi scottanti, come la pedofilia, sullo schermo restando in equilibro tra lo scandalo e i parametri stabiliti dal Codice Hays. Ovviamente non sono mancate le censure, che hanno portato il film ad essere molto meno esplicito del previsto, ma anche se molte scene vengono lasciate all’immaginazione dello spettatore, Lolita non perde di valore, bensì ha un alone di mistero aggiunto che stimola la mente di chi guarda.

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8. Orizzonti di gloria

Inizio con un’affermazione leggera leggera: Orizzonti di Gloria (1957) è il più grande film antimilitarista e contro il potere mai realizzato. Non solo. È un’opera avanti anni luce. È 1917 prima di 1917. È Dunkirk prima di Dunkirk.

Il film apre con un lungo e magnifico piano-sequenza lungo le trincee francesi della Prima Guerra Mondiale ad inquadrare i soldati spossati (scena apertamente richiamata da Mendes). Quello francese, poi, è l’unico esercito che vedremo durante tutto l’arco del film, come nel film di Nolan infatti il nemico è invisibile.

Un’opera drammatica ma allo stesso tempo fortemente satirica e ironica nei confronti del potere (e dei suoi abusi) e dei conflitti bellici con uno dei finali più potenti della storia del cinema. Caposaldo che non può mancare nella cultura di ogni persona, cinefila o non.

Commento di Giacomo.

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7. Full Metal Jacket

L’ultimo film sulla guerra di Kubrick non poteva che essere sulla guerra in Vietnam (1955-1975), passata alla storia per l’estesa copertura televisiva che ha portato a un maggiore accesso alle informazioni sul conflitto e a conseguenti rivolte di pacifisti, soprattutto giovani. In particolare, si è ispirato al romanzo Nato per uccidere di Gustav Hasford, lui stesso ex Marine e corrispondente di guerra.

Non mancano lo spirito anti-militarista e l’ironia, che trasformano il film in una commedia nera in certe sequenze. Uno dei personaggi passati alla storia è sicuramente il sergente Hartman (che non era interpretato da un attore ma da un ex istruttore dei Marines, Ronald Lee Ermey) e i suoi insulti urlati in faccia ai soldati, simbolo della comicità dissacrante del regista.

Nonostante Kubrick sia stato in grado di alleggerire un tema così cupo come la guerra, non mancano le sequenze difficili da digerire, come il suicidio di “Palla di Lardo” e la Mickey Mouse March, (che dimostra ancora una volta la caratteristica contrapposizione tra immagini e colonna sonora).

“Certo, vivo in un mondo di merda, questo sì. Ma sono vivo… e non ho più paura.”

Leggi anche: Cinema contro la guerra: l’antimilitarismo in Stanley Kubrick

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6. Barry Lyndon

Barry Lyndon è, senza ombra di dubbio, il film esteticamente perfetto per eccellenza. Stanley Kubrick passò numerosissimo tempo a studiare e a farsi ispirare dall’arte del periodo. La composizione delle scene, i costumi e la fotografia della pellicola sono infatti tutti ispirati ai quadri dei paesaggisti del XVIII secolo, così come alle stampe e ai disegni dell’epoca. In particolare, parlando di Barry Lyndon, non si può non elogiare la sua fotografia. Kubrick, in collaborazione con il direttore della fotografia John Alcott, decise di effettuare le riprese utilizzando solo la luce naturale, al limite con l’ausilio di candele e lampade a olio. Dato il compito difficilissimo furono addirittura utilizzate macchine da prese e lenti apposite, progettate dalla Zeiss per la NASA.

Ma lungi dall’essere un’opera d’arte che compiace solo l’occhio, il film è anche un’epopea personale e umana di ascesa e fallimento. Una pellicola sottile, equilibrata e piena di dettagli, che lascia lo spettatore ancorato per più di tre ore alla superba narrazione. Barry Lyndon, in definitiva, è una delle opere più libere di Kubrick, in cui la sua tensione misantropa e quella utopicamente filantropa si uniscono in perfetta armonia.

Commento di Alberto.

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5. Eyes Wide Shut

Eyes Wide Shut è l’ultimo capolavoro del grande Stanley Kubrick. Con un cast che vede al proprio interno due degli attori più in forma degli anni ’90, il regista britannico cambia volto ancora una volta e regala allo spettatore un thriller psicologico di un’eleganza e di una perfezione stilistica senza pari.

Riadattando alla contemporaneità il romanzo breve Doppio Sogno di Arthur Schnitzler Stanley Kubrick dimostra, un’ultima volta, la sua enorme capacità di variare nelle tematiche, negli stili e nella messa in scena. Il gioco di contrasti delle gamme cromatiche rosse e blu è fra i più raffinati che la storia del cinema possa ricordare. La scena della festa in maschera, poi, ha sempre un qualcosa di magico ogni volta che la si vede ed è una delle migliori scene di tutta la filmografia di Kubrick.

Vedere Eyes Wide Shut lascia sempre in parte stupiti e in parte rammaricati: stupiti da quanto vediamo, rammaricati pensando a quanto ha perso il cinema con la scomparsa di Stanley Kubrick.

Commento di Arturo.

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4. Shining

Al quarto posto di questa top troviamo Shining, quella perla di cinema di genere che Stanley Kubrick ci regalò nel 1980. Tra i corridoi dell’Overlook Hotel si scatena la più esplosiva follia mista a sovrannaturale personificata dal titanico Jack Nicholson (Jack Torrance), Danny Lloyd (Danny Torrance) e la disperata Shelley Duvall (Wendy Torrance).

Con Shining, Mr. Kubrick ci regala un biglietto di ingresso in un climax di angoscia, paura, condendo il reale con l’insania. È un affresco dell’horror autoriale in cui la trasformazione del personaggio, nato dalla penna di Stephen King, viene seguita passo passo da una regia moderna, dinamica, per consentire il mantenimento del ritmo della pellicola, grazie alla steadicam di Garrett Brown. Innovazione e genio tecnico in comorbilità con lo sguardo agghiacciante di Jack Nicholson, pioniere del Male, il quale è contornato da personaggi, come il barman o le gemelline, e misteri, come la stanza numero 237, all’interno di un contesto claustrofobico che rimanda la sensazione di non poter fuggire. Tutti elementi che ossigenano l’inquietudine senza tregua, pregni di richiami e metafore. Un pilastro della Settima Arte.

Qui un nostro approfondimento su Shelley Duvall: Shelley Duvall: la tragica storia di una diva mancata

Commento di Giulia Leto.

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3. Il dottor Stranamore

Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba è un triste ma veritiero ritratto di una realtà più vicina di quanto pensiamo.
Realizzato da Kubrick nel 1964, rispecchia delle tensioni tremendamente moderne. Un racconto in bianco e nero che spezza qualsiasi sfumatura possibile e che ironizza il racconto con scene paradossali.

Il vero protagonista della storia arriva solo alla fine della narrazione, il dottor Stranamore un folle scienzato ex nazista interpretato dal grandioso Peter Sellers, che sembra essere l’unico uomo che conosce il funzionamento del letale ordigno nucleare sganciato sulla Russia Sovietica.

Una narrazione che viaggia in un arco molto breve di tempo ma che sconfina in diversi temi, la guerra fredda, la fiducia, il fanatismo e il potere. Kubrick si diverte a chiudere i personaggi in stanze chiuse che li spinge a monologhi interiori ad alta voce folli, l’esempio più lampante è la War Room, che racchiude i poteri più grandi di un’intera nazione che sono in conflitto tra loro e con loro stessi.

Un capolavoro dipinto in bianco e nero che non perde la sua attualità, che racchiude problematiche politiche, momenti di comicità e di forte tristezza emotiva dell’incomunicabilità dell’uomo con la follia del potere.

Commento di Giulia Colombo.

Leggi anche: Il dottor Stranamore: la guerra nucleare secondo Kubrick

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2. Arancia Meccanica

Arancia Meccanica è sicuramente uno dei film più celebri e apprezzati di Kubrick. La sua estetica, i costumi, il linguaggio, l’uso della colonna sonora lo rendono un film assolutamente iconico. Il modo in cui rappresenta e denuncia alcune problematiche della modernità, soprattutto la violenza quasi estetizzata ed elevata, in modo originale e visionario e senza moralismi, resero Arancia Meccanica un film scandaloso per l’epoca e, allo stesso tempo, assolutamente moderno anche oggi.

L’aspetto più interessante, forse, di Arancia Meccanica è come Kubrick decide di coinvolgere lo spettatore, inconsapevole, nelle vicende di Alex. Nella prima metà del film, infatti, assistiamo a scene di violenza gratuita ed efferata, quasi affascinante, accompagnati dalla musica del dolce dolce Ludovico Van”.

Solo quando Alex subisce l’esperimento Ludovico allora anche il nostro atteggiamento cambia: stiamo male con lui, alle prese con una società che spinge alla violenza stessa, strumentalizzandola in modo meschino. Senza saperlo, abbiamo subito anche noi L’esperimento Ludovico, mentre assistevamo ad un capolavoro senza tempo.

Commento di Gaia.

Leggi anche: Tarantino vs Kubrick: la violenza e la paura della violenza

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1. 2001: Odissea nello spazio

Perché 2001 è probabilmente il miglior film di fantascienza di sempre? Semplicemente perché è il più attuale e moderno. Nessun altro si è mai posto in maniera così rivoluzionaria in relazione ai tempi d’uscita, al contesto storico del cinema. Sono meno di 40 minuti di dialoghi per sostenere un film essenziale, simbolico e allegorico; effetti speciali strabilianti, un impatto visivo di rara bellezza e una poesia infinita, valorizzata da Così parlò Zarathustra di Strauss a sostegno dei momenti topici. E poi c’è il valzer nello spazio… serve altro?

2001: Odissea nello spazio ancora ispira tutti i film di fantascienza che vogliono riflettere sul significato dell’origine e del senso della vita; è ancora il padre – oggi più che mai – delle opere che provano a utilizzare la fantascienza per stimolare la filosofia, l’inconscio, le piccole fragilità. E come dimenticare Hal, “l’umanità del robot” è anch’esso un elemento di una modernità assoluta (oltre che uno dei personaggi più inquietanti della storia).

2001: Odissea nello spazio è anche un film che non vuole dare risposte pre-confenzionate perché preferisce fidarsi del fascino e del carisma del suo mistero, e anche per questo funziona a ogni livello.

Commento di Tiziano.

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Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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