Anche i cinema avrebbero bisogno di un selfie della Ferragni

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“Spero sia ironico”, “Ma vi sembra il caso?”, “Rimuovete il post!” È questo il tenore della gran parte dei commenti che accompagnano la foto di Chiara Ferragni nelle Gallerie degli Uffizi a Firenze. C’è chi addita il post come “marchetta”, chi non apprezza il modo di vestire della blogger, chi si indigna per la descrizione nella quale si crea un parallelismo tra la Venere di Botticelli e la Ferragni stessa, due modelli di bellezza di due epoche distanti.

Non è raro nell’epoca dei social che una semplice foto possa creare dibattiti e scalpori, ma questa polemica è realmente fondata? In un periodo di forte crisi per il mondo della cultura (compreso quello del cinema), sicuramente questa vicenda si inserisce in un dibattito molto più ampio e interessante. E se, in realtà, anche il cinema avesse bisogno di un selfie di Chiara Ferragni?

MUSE DI IERI E DI OGGI

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Lo sappiamo, Chiara Ferragni è un facile obiettivo per le critiche: è una donna ricca, molto esposta, con un lavoro nuovo che non è facile da comprendere, incentrato sulla moda e sull’immagine. È facile ricadere nello stereotipo del personaggio pubblico di bell’aspetto, ma frivolo e superficiale.

La stessa Ferragni è ormai abituata alle critiche: per quanto il suo personaggio possa essere apprezzato o meno, a volte ogni suo piccolo gesto diventa motivo di odio e attacchi mediatici. Sebbene alcune di queste polemiche siano fondate o condivisibili, a volte sembra quasi che sia il capro espiatorio delle molte incomprensioni nei confronti delle nuove generazioni.

D’altra parte è assurdo non riconoscere il potere che Chiara Ferragni esercita: dietro al suo apparire sui social c’è un’attenta strategia di marketing. Chiara Ferragni è una vera e propria imprenditrice, capace di sfruttare il mondo di internet sin dall’inizio. Questo l’ha resa una delle persone più influenti nel mondo della moda e non solo, una voce ascoltata da milioni di persone, ruolo che comporta visibilità, responsabilità e potere da gestire.

In Italia spesso le figure delle imprenditrici digitali vengono sottovalutate, quando si potrebbe sfruttare il loro potenziale e il loro modo di comunicare, soprattutto con i più giovani. Quando questo accade, invece, non mancano le critiche.

LA POLEMICA

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Quali sono realmente le critiche mosse nei confronti della promozione degli Uffizi tramite la Ferragni? In primo luogo la scelta di utilizzare un’influencer per sponsorizzare un importante luogo di cultura. D’altra parte le stesse influencer vengono criticate anche se decidono di promuovere oggetti meno culturalmente elevati. Le sponsorizzazioni sui social non sono altro che la nuova versione delle più tradizionali pubblicità. I più giovani tendono a guardare molto meno la televisione, è molto più semplice raggiungerli tramite Instagram. Se gli Uffizi avessero realizzato uno spot televisivo, con un qualsiasi testimonial, sarebbe scoppiato lo stesso caso mediatico?

Se a dar fastidio è la commercializzazione dell’arte, anche questo punto può essere facilmente smontato: l’incriminata Nascita di Venere fu realizzata da Botticelli sotto commissione della famiglia De Medici. L’idea delle opere come libera espressione artistica è legata all’arte moderna, i grandi capolavori del passato furono spesso realizzati per celebrare eventi o famiglie importanti. Furono realizzati, insomma, per soldi. Questo ne sminuisce il valore?

Ha fatto scalpore, infine, l’accostamento di una figura “pop” ad un luogo “sacro” come un Museo. Ma è veramente utile rendere l’arte qualcosa di intoccabile ed immutabile? La visione elitaria dell’arte appartiene ad un passato ormai superato. Oggi chiunque può accedere alle opere e alla loro comprensione, in modo più o meno approfondito. Relegare l’arte ad un interesse esclusivo, estemporaneo, è un atteggiamento dannoso. Al contrario, accostare l’arte del passato al mondo moderno, realizzare commistioni tra questi, è ciò che può mantenere in vita un museo, a livello sociale come a livello meramente economico.

Cosa ha fatto di male Chiara Ferragni? Ha realizzato uno shooting in uno dei musei più importanti d’Italia e ha incoraggiato il suo vastissimo e giovane pubblico a visitarlo. Non ha avuto pretese, non ha tenuto una lezione sull’arte rinascimentale. Cosa c’è di pericoloso in questo? L’effetto, confermato dai dati, è un incremento del numero di giovani che ha deciso di passare una giornata agli Uffizi. Alcuni di questi saranno andati lì senza alcuna consapevolezza, solo per farsi una foto con un quadro di Botticelli: cosa che accadeva anche prima del post della Ferragni. Altri, magari, si sono effettivamente interessati al mondo dell’arte, hanno approfondito la questione e hanno diffuso ed incentivato il patrimonio culturale italiano. Cosa c’è di male?

Se l’unico motivo per cui un ragazzo decide di visitare gli Uffizi è una foto di Chiara Ferragni sicuramente è sintomo di un problema, che però non dipende dal mondo degli influencer. Si potrebbe discutere sul fatto che l’Italia non promuove in modo adeguato il proprio inestimabile patrimonio artistico; sul fatto che un modello scolastico che non riesce ad invogliare i giovani a visitare i musei forse vada rivisto; sul problema che le istituzioni non riescano a comunicare in modo adeguato con le nuove generazioni, a coinvolgerle. Sono tematiche importanti, che però non possono essere affrontate con un commento carico di astio rivolto a Chiara Ferragni.

IL CINEMA

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Al di là delle polemiche, ci sono stati molti meme che vedono Chiara Ferragni come promotrice di qualsiasi cosa (dalla sede del PD al buttare l’umido). Un fondo di verità però c’è: effettivamente la sponsorizzazione degli Uffizi ha avuto un riscontro, con un aumento del 27% di giovani visitatori. 

Il lockdown ha rivelato molti punti di debolezza del settore della cultura, fortemente penalizzato dalla chiusura prolungata e ancora oggi in difficoltà nella ripartenza. Questo riguarda ovviamente anche il mondo del cinema. Numerose sale cinematografiche sono tutt’ora chiuse, le perdite economiche durante la quarantena sono state di diversi milioni. Inoltre considerando le misure di sicurezza e la paura del contagio che non è mai svanita, molti preferiscono evitare le sale e (soprattutto i giovani) utilizzare i servizi streaming, più o meno legali. È un vero e proprio crollo per il mondo del cinema.

Di fronte ad una tale crisi forse un post di Chiara Ferragni che incita a riempire le sale potrebbe essere d’aiuto. Nessuno crede che un post su Instagram possa risolvere una crisi economica ingente, né d’altra parte che questo debba essere d’ora in poi il solo mezzo di promozione della cultura. Ma è un mezzo che non si può screditare o sottovalutare per una sorta di snobbismo elitario e chiuso. In una situazione di difficoltà come questa se una semplice foto può aiutare e sostenere la ripartenza, ben venga. Ben vengano le visite di Chiara Ferragni nei musei, i selfie con Botticelli e gli hashtag virali. Ben venga la cultura pop, che non sostituisce quella elevata ed intellettuale, ma la aiuta a sopravvivere. Molto più rispetto alla cieca indignazione e alle polemiche futili.

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