David W. Griffith: la nascita… del cinema classico (o del cinema tout court)

David W. Griffith, con il suo Nascita di una nazione, è da considerare il padre fondatore del cinema narrativo per come lo conosciamo oggi.

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“Ogni articolo di cinema, dovrebbe parlare di Griffith…”, così scriveva Jean Luc-Godard parlando di David W. Griffith. A questo poi aggiungeva che nessuno deve dimenticare che è stato proprio lui a mettere in moto il “meraviglioso trenino elettrico al quale i Lumière non credevano” che è il cinema.

Un’affermazione di certo molto pesante, ma che ricorda tutto il portato e il mito di un cineasta fondamentale, tanto quanto controverso, come Griffith. È con lui che, senza ombra di dubbio, si è iniziato ad esplorare davvero le potenzialità dell’arte narrativa visuale. Un’arte che di lì a poco sarebbe stata il fulcro centrale del cinema classico, nonché dell’idea di cinema che tutti prendiamo a modello.

David W. Griffith ha dunque il merito di aver fatto capire a Hollywood, e senza dubbio al mondo intero, che il cinema poteva essere qualcos’altro. Non solo un’arte della visione, alla stregua della fotografia, come credevano i pionieri del mezzo, ma un’arte del racconto per immagini. E nessuno si sarebbe convinto se egli non avesse dato vita a quell’opera monumentale che è Nascita di una nazione (1915). Un’opera tanto problematica quanto necessaria per l’istituzionalizzazione di quello che è considerato a tutti gli effetti il montaggio moderno.

Vediamo dunque perché Griffith è ricordato in definitiva come uno dei padri fondatori del cinema, quasi al pari dei Lumière.

 

David W. Griffith

David W. Griffith

Giornalista, attore, commediografo e poi sceneggiatore, infine cineasta rivoluzionario, David W. Griffith è stato senza dubbio una delle personalità di spicco della cinematografia internazionale. Figlio di un eroe della guerra di secessione, Griffith crebbe in una famiglia dalla rigida morale protestante che lo infarcì di racconti mitico-romantici dell’epica militare americana. Tutte influenze che si riverbereranno nei suoi film più importanti.

Per parlare del Griffith che tutti avranno modo di conoscere con Nascita di una nazione è necessario partire dalla sua carriera alla Biograph. Tra il 1908 e il 1913 il cineasta produsse circa 450 cortometraggi con la casa di produzione (lo standard era di 15 minuti ca.). Questo gli permise di fare numerosissime sperimentazioni in campo linguistico ed espressivo.

Infatti se il cinema contemporaneo (un esempio su tutti potrebbero essere i numerosi colossal storici italiani) era ancora molto debitore del teatro, Griffith stava invece intuendo che il mezzo cinematografico avrebbe potuto dare di più. Se il primo trovava la sua “verità” nelle scene maestose da esaltare con i movimenti di macchina, il cinema di Griffith iniziava a concentrarsi sull’inquadratura. L’esaltarla come nucleo fondamentale del linguaggio cinematografico permise a Griffith di fare numerosissime sperimentazioni in termini di profondità di campo e di dinamismo dell’immagine. Il passo per arrivare al montaggio fu dunque molto breve.

Certo, elogiare David W. Griffith come il padre fondatore/deus ex-machina del linguaggio cinematografico classico è un po’ una semplificazione. Nello stesso periodo sia in America che in Europa erano numerosissime le sperimentazioni in questo campo. La sua importanza è invece proprio da ricercare nella sistematizzazione e nella messa a punto delle tecniche di narrazione e spettacolarizzazione del racconto cinematografico.

 

Nascita di una nazione (1915)

Nascita di una nazione

Ora che tecniche linguistiche erano state messe a punto, bisognava però testarle su una narrazione più lunga e più complessa. Fu così che nel 1913 David W. Griffith si licenziò dalla Biograph, a causa della ritrosia da parte della casa di produzione di mettergli a disposizione capitali più ingenti.

La separazione fu fortuita e, con il sostegno di Mack Sennett, si decise a concepire un’opera maestosa: Nascita di una nazione. Il film sarebbe stato un colossal sulla Guerra di Secessione (180 minuti di proiezione), destinato a segnare una tappa fondamentale nella storia del cinema americano e mondiale. La pellicola è, infatti, la versione romanzata di alcuni episodi della guerra di Secessione americana, incentrati principalmente nel contrasto tra la famiglia nordista dei Stoneman e quella sudista dei Cameron.

La produzione del film riuscì a mobilitare capitali enormi. La pellicola ebbe infatti un costo complessivo di 100.000 dollari, cinque volte di più di qualsiasi altro film prodotto in America al tempo. Il costo di produzione venne, tra l’altro, ampiamente ripagato in termini di successo al botteghino (è il film muto che ha incassato di più nella storia del cinema!). Complici di questo anche le polemiche sull’evidente razzismo della pellicola che, invece di dissuadere il pubblico, ebbero l’effetto di portare pubblico in sala.

Nascita di una nazione rappresenta la summa di tutta l’evoluzione linguistica fino ad allora compiuta dal linguaggio cinematografico. Una summa che si espresse dunque soprattutto a livello di montaggio. Non è un caso infatti che Griffith abbia dedicato molto più tempo al montaggio che alle riprese, tanto che la pellicola presenta più tagli che in qualsiasi altra del periodo. È lì che sta tutta la modernità del film che insegnerà a tutto il cinema cosa vuol dire “raccontare per immagini”.

 

Il montaggio come narrazione, come spettacolo… come arte

Nascita di una nazione

Tutto il dinamismo del film è dato dal suo montaggio. La cinepresa passa infatti con estrema agilità di scena in scena, di personaggio in personaggio, in una dinamica e ben calibrata alternanza di inquadrature. Non ci sono dunque movimenti di macchina, quanto numerosissimi cambi di prospettiva, che generano il vero e proprio ritmo della narrazione.

Il montaggio oltretutto non solo riesce a creare narrazione, ma, nel far dialogare le varie inquadrature, genera l’elemento spettacolare (e in definitiva artistico) proprio del cinema classico. A tal proposito ricordiamo le tre tipologie di montaggio messe a punto da David W. Griffith, nel suo Nascita di una nazione: il montaggio classico, il montaggio alternato e il montaggio parallelo.

Griffith fu uno dei primi a sistematizzare un tipo di montaggio che ora per noi è percepito come naturale. Il montaggio classico è proprio quello che cerca di raccordare le varie inquadrature di una scena secondo criteri di logica e di continuità; così facendo non solo i passaggi tra un’inquadratura e l’altra sono percepiti come naturali, ma anche più coinvolgenti. Griffith fu pertanto il fautore di tecniche poi divenute essenziali per la struttura di ogni film, ad esempio il campo-controcampo.

Il cinema delle origini aveva da subito capito che il montaggio di due inquadrature successive stabiliva un rapporto di “prima” e “dopo” tra le azioni. Griffith aggiunse una condizione in più. Il raccordo di due inquadrature poteva esprimere, oltre alla successione, anche un rapporto di simultaneità. Il montaggio alternato istituisce, infatti, una simultaneità tra due o più azioni che si svolgono nello stesso tempo ma in spazi diversi. Celeberrima è la scena dei membri del Ku Klux Klan che salvano le famiglie assediate.

Simile al montaggio alternato è il montaggio parallelo. Qui la relazione fra le inquadrature non è di tipo temporale, ma di tipo cognitivo. Le scene alternate quindi assumono un senso simbolico solo attraverso il loro montaggio in sequenza. Il montaggio parallelo, tra le altre cose, sarà quello che poi sarà preso a modello e portato alle sue estreme conseguenze da Sergej Ėjzenštejn.

 

In sostanza, se oggi noi percepiamo tutte queste tecniche come naturali e immediate per il nostro sguardo, lo dobbiamo solo a questo uomo qui: David W. Griffith.

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