Inception: la stratificazione onirica del subconscio secondo Nolan

A dieci anni di distanza dall'uscita nelle sale cinematografiche, analizziamo alcuni aspetti di Inception, capolavoro di Christopher Nolan

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Inception

Oggi sono passati dieci anni dall’uscita nelle sale cinematografiche di Inception, capolavoro attraverso il quale Christopher Nolan sfida il subconscio, dieci anni da quella trottola che gira.

E cosa potremmo fare per celebrare al meglio il compleanno decennale se non un’analisi del film?

Trama

Nella innovativa ma rischiosissima arte dell’estrazione, ovvero il furto di informazioni dal subconscio durante il sogno, Dom Cobb (Leonardo DiCaprio) è il miglior ladro al mondo. Queste sue abilità lo hanno reso un personaggio estremamente richiesto nel panorama dello spionaggio industriale, ma al tempo stesso un fuggitivo costantemente a rischio arresto. Una possibilità si profila all’orizzonte: un ultimo lavoro che riuscirà a garantirgli la sua precedente vita, ad una condizione però: dovrà riuscire in qualcosa di mai fatto prima, ovvero impiantare un’idea nella mente di un potentissimo ereditiero.

Marion Cotillard and Ken Watanabe in Inception (2010)

La componente temporale

Da dove partire se non dal tempo?

Ebbene, contro ogni aspettativa vista la complessità del film, la componente temporale è meno complessa del solito: non ci sono salti temporali clamorosi e la narrazione gode della linearità necessaria ai fini della comprensione della pellicola. Massimo Zanichelli, appassionato e studioso del regista britannico, intitola il capitolo legato a Inception all’interno del libro sulla filmografia di Nolan “La vertigine del sogno multiplo”: la chiave del film infatti, per una volta, non è il tempo, o meglio, non soltanto. La vertigine è frutto di una verticalità quasi austera, metaforica ma anche fisica, all’interno del subconscio.

Il tempo, in questo caso, è “scientificamente relativizzato” attraverso una percezione volutamente distorta dai livelli di subconscio nei quali ci si trova.

Tom Hardy in Inception (2010)

Verticalità – catabasi

La letteratura è fatta di topoi letterari, dal greco significa luoghi comuni, che potremmo quasi definire strutture fisse, archetipi, capaci di riciclarsi all’interno della cultura scritta attraverso i secoli.

A proposito di greco, un topos classico della letteratura greca è proprio la catabasi, espediente che Nolan prende a prestito dalla tradizione letteraria ellenica per impiantarlo nella complessa struttura di Inception.

Originariamente è la discesa nell’Ade, ma qui l’Ade è non è più luogo delle anime, bensì domicilio della moglie scomparsa di Cobb, o meglio, dell’idea che il subconscio del ladro stesso conserva di lei.

Come ogni eroe egli discende in questo regno capace di riscuotere un prezzo altissimo per la sola possibilità di esserci entrati, per poi compiere l’anabasi, ovvero il percorso inverso, la risalita verso la salvezza.

La discesa nei piani più profondi è figlia della ripartizione nolaniana del subconscio onirico, che protegge le informazioni, i pensieri ed i ricordi più preziosi all’interno dei livelli più bassi.

Leonardo DiCaprio in Inception (2010)

Sviluppo

Per la prima volta, anche visto il successo di Batman, un regista ha potuto disporre di un budget da kolossal per un film con un tema principale decisamente particolare come i sogni. Nolan ha sempre creduto in tale progetto, tanto che la prima bozza è stata stesa prima di Insomnia, che non a caso riguarda l’esatto opposto: la mancanza di sonno.

Parte del processo creativo legato al film è poi stata la rappresentazione tangibile dei paradossi, avvenuta sfruttando le celebri litografie di Escher (Un altro mondo, 1947 e Casa di scale, 1951).

Michael Caine in Inception (2010)

Curiosità

L’attenzione ai particolari del regista è dimostrata da una scelta curiosa: le iniziali dei protagonisti (Dom, Robert, Eames, Arthur, Mal, Saito, Peter, Arianna e Yusuf) formano le iniziali della frase DREAMS PAY, in relazione all’attività di lucro onirico di Dom.

Leonardo DiCaprio and Cillian Murphy in Inception (2010)

Conclusione

Cosa dire quindi di Inception?

Sicuramente che dimostra la grandissima capacità di Nolan di mescolare l’autorialità ad una pellicola pensata per grandi incassi, ottenendo come risultato un piccolo capolavoro del genere fantascientifico.

Il confine tra il mondo come rappresentazione e realtà appare inoltre più sottile che mai: il regista britannico ne assottiglia i margini attraverso un lavoro superbo, capace di affidare sogni, speranze e salvezza al semplice quanto angosciante arresto di una trottola, che però continua a girare…

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