Caro Jim Morrison, sei ancora la nostra leggenda

49 anni fa ci lasciava Jim Morrison, cantante dei Doors, poeta maledetto, regista ed attore. Ma la sua musica è viva più che mai.

0
708
jim morrison

49 anni fa, nella notte del 3 luglio 1971, James Douglas Morrison, ma per tutti semplicemente Jim Morrison, muore nella vasca da bagno dell’appartamento di Rue Beautreillis a Parigi. Se la causa riscontrata dai medici è quella di un arresto cardiaco in seguito ad un abuso di eroina, per il resto del mondo il suo ritrovamento è in verità la fine di una corsa tortuosa, contraddistinta da dolori, stili di vita e sofferenze che si ritrovano nelle sue poesie e nella sua musica. Quello di Jim Morrison (o Re Lucertola, o Dioniso del rock, chiamatelo come preferite) è un nome che risiede nell’Olimpo degli artisti anticonformisti che hanno rappresentato generazioni intere, seduto al fianco di Janis Joplin, Jimi Hendrix, fino a Kurt Kobain. Nonostante la giovane età, Jim non conquista solo il primato nella musica, ma diviene anche regista, poeta maledetto ed attore e sarà ricordato da tutti come una leggenda.

Prima dei Doors

Jim Morrison è il primogenito dell’ammiraglio della Marina George Morrison e Clara Clarke. Nasce a Melbourne l’8 Dicembre 1943 e la sua infanzia è contraddistinta da una forte mancanza di radici: per questioni lavorative del padre, infatti, è costretto più volte a cambiare casa assieme al nucleo familiare, non riuscendo mai a creare legami. Nonostante le difficoltà legate agli spostamenti, Jim si dimostra un ragazzino acuto, che spicca fra la massa, con un quoziente intellettivo alto, brillante ed interessato alla letteratura. Il suo rapporto con i genitori viene meno nel corso della giovinezza, tanto da arrivare al punto di dichiarare di essere orfano. Un aspetto fondamentale di questo periodo della vita di Morrison prima della nascita dei Doors è il racconto di quando da bambino a 4 anni, in macchina con i genitori ed i nonni durante un viaggio nel deserto, incontra un gruppo di pellerossa che aveva appena fatto un incidente e sanguinava a terra. Questo è quello che Jim Morrison identifica come il momento più importante della sua vita, quando le anime degli indiani deceduti “sono saltate” nella sua. Si unirà in matrimonio nel 1970 Patricia Kennealy, importante giornalista del panorama musicale dell’epoca, sposata con un rito neopagano attraverso una celebrazione handfasting – la Kennealy non sarà mai la sua donna in realtà, perché la compagna più importante rimarrà comunque Pamela Courson. “Non era un perfomer. Era uno sciamano. Era posseduto” – dirà Ray Manzarek, tastierista dei Doors.

The Doors

Jim Morrison, nonostante le ambizioni del padre di fargli intraprendere la sua medesima carriera, frequenta Cinematografia all’Università della California di Los Angeles ed è qui che incontra Ray Manzarek. La storia vuole che i Doors siano nati su una spiaggia di Venice, in California, dopo che il futuro tastierista di uno dei più grandi gruppi di sempre aveva sentito i versi della poesia Moonlight Drive. Un giovane con difficoltà, fuori dagli schemi, dotato di una spiccata intelligenza ed un estro che in pochi possiedono, incontra un altro giovane, meno capace sotto tanti punti di vista, ma con ottime basi musicali. Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger alla chitarra con uno stile bottleneck e compositore di brani come Light My Fire e John Densmore alla batteria sono i nomi dei Doors, i quali mischiano perfettamente il rock psichedelico, al jazz ed al blues. Il nome della band viene scelto da Morrison prendendo spunto da “Le porte della percezione” (The Doors of Percepition) dell’autore Aldous Huxley sull’uso della mescalina, che si ispira ad un verso di William Blake: “If the doors of perception were cleansed, every thing would appear to man as it is, infinite”.

Quel che resta di Jim

Nell’onda d’urto del successo, Jim Morrison rimane comunque un giovane fragile, anticonvenzionale, che declama la morte e la sofferenza, ma che rifugge da quest’ultima assumendo alcol costantemente e droghe. Se lo scopo dichiarato è quello di servirsi di sostanze per alimentare la creatività ed aprire le porte della mente, dall’altra il vortice dell’autodistruzione lo coinvolge sempre più. Sciamano, poeta maledetto, rappresentate dei sixties, riti pagani, bicchieri di sangue. Ma il pubblico lo acclama ed i successi aumentano. The Doors, primo album datato 1967, è un tornado di musica e parole pronte a sconvolgere come il celebre verso di The End, “Mother, I will fuck you!”, che costa più volte la censura, ma che diviene anche la colonna sonora di Apocalypse Now. È un album esplosivo, in cui c’è disordine, caos, amore, morte che impattano con la musica trascendentale dei Doors. Il primo passo verso l’ascesa del gruppo, ma al contempo l’inizio della fine di un mito. Il declino di Morrison, difatti, diventa sempre più veloce, con problemi legali dettati dalle sue performance sul palco troppo spinte, fra nudità, bestemmie e comportamenti non consoni che costringono la band ad annullare diverse date successive, fino al 12 Dicembre 1970, quando al concerto di New Orleans si decreta la fine dei Doors con la caduta della leggenda sul palco.

Con la moglie Pam si trasferisce a Parigi per dedicarsi alla poesia ed al cinema, ma di lì a qualche mese Jim Morrison viene trovato morto nella sua vasca da bagno. Attorno alla scomparsa del Re Lucertola ci sono supposizioni, racconti e versioni discordanti, come spesso accade dinanzi alla morte di un artista di questo calibro. Se ne va un pezzo di storia della musica, una voce che è un pugno al petto, una creatura dalla vita inquieta, un simbolo del dissenso dell’epoca, che riposa al fianco di nomi come Oscar Wilde e Honoré de Balzac.

Jim Morrison al cinema

Di docufilm su Jim Morrison e la storia dei Doors, ne trovate in ogni dove. Indubbiamente la pellicola più celebre che ha tentato di raccontare musica, pensiero e filosofia di vita del Re Lucertola è quella di Oliver Stone del 1991, intitolata appunto The Doors. Per chi non si fosse mai accostato al mondo di Jim ed al successo senza tempo dei Doors, quella di Oliver Stone, senza dubbio, non è la modalità giusta per dare il via a questo processo. Tutti coloro che invece possiedono una conoscenza della materia ed apprezzano il lavoro di una delle leggende del rock, non possono certamente amarlo. Val Kilmer, per quanto bravo ad interpretare il Nostro artista, si cala nella parte più autodistruttiva di Jim, nell’abuso di alcol, acidi, sesso ed assoluta trasandatezza. Tutti aspetti senz’altro veri ed innegabili, ma con un forte rischio di far scadere un mito in un oblio un po’ povero, perdendo per strada l’estro che lo hanno trasformato in una leggenda della musica rock. Un lavoro per certi versi un po’ sbagliato, che lo stesso Ray Manzarek non apprezzò molto. Se però avete voglia di scoprire qualcosina di più sull’icona degli anni’60, allora guardate When You’re Strange. Quantomeno Manzarek approverebbe.

Qui un nostro articolo su Kurt Cobain.

Per altri focus, continua a seguirci su CiakClub.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here