A giugno si celebra il Pride, per sostenere l’accettazione sociale e l’auto-accettazione di coloro che appartengono alla comunità LGBTQ. Lo ha deciso Brenda Howard, la madre del pride, e ce lo ricordava l’attivista bisessuale Tom Limoncelli con queste parole:

“Se qualcuno vi chiede perché esiste la marcia dell’orgoglio omosessuale o perché giugno è il mese del Pride, ditegli che è perché una donna bisessuale di nome Brenda Howard pensava che così dovesse essere.”

Il Pride, però, nasce come rivolta, dai moti di Stonewall del 1969. Questi moti prendono il nome da un bar gay di New York, che si trovava in Christopher Street, nel Greenwich Village. Questo bar, come molti altri locali omosessuali, era spesso preso di mira dalla polizia che faceva retate, identificava i presenti, annotava le generalità e talvolta eseguiva arresti per “atti osceni” o “indecenza”.

LGBTQ

La notte tra il 26 e il 27 giugno 1969, però, durante la classica retata i frequentatori del locale si sono ribellati. Secondo la storia, la rivolta venne iniziata da Sylvia Rivera, donna transessuale che lanciò una bottiglia in risposta alle manganellate. Un’altra donna ad aver incitato la ribellione fu Stormé DeLarverie che, mentre veniva arrestata, urlò ai presenti “perché non fate qualcosa?”.

Così iniziò la vera violenza e il risultato furono 13 arresti, 4 poliziotti feriti e un numero tutt’ora imprecisato di manifestanti feriti. Dall’anno successivo in poi, l’ultimo sabato di giugno si celebra il Pride in America.

In Italia arrivò nel 1972 e la prima parata ebbe luogo a San Remo. Solo nel 1994 si tenne a Roma il primo Gay Pride nazionale ufficiale. Dal maggio 1990 l’omosessualità non è più considerata una malattia dall’OMS, e la transessualità non è considerata un disturbo mentale dal 19 giugno 2018. Queste date e gli episodi attuali di omofobia, transfobia e qualsiasi atto di discriminazione contro la comunità LGBTQ, dimostrano quanta strada abbiamo fatto, ma allo stesso tempo indicano che c’è ancora molto da fare.

Giugno 2020 è ormai agli sgoccioli, due giorni fa c’è stato fatto il primo Global Pride virtuale, per celebrare l’orgoglio LGBTQ nonostante il Covid-19 ed ecco una lista di film LGBTQ da vedere (sono tutti disponibili su Amazon Prime Video).

LGBTQ

10 film LGBTQ+ per celebrare il Pride

Tengo a sottolineare che i dieci film posti di seguito sono in ordine cronologico, non di preferenza, e sono stati selezionati a partire dal catalogo di Amazon Prime Video. Quindi alcuni film LGBTQ importanti e bellissimi non sono stati inseriti perché non sono disponibili sulla piattaforma.

Il catalogo Amazon ha un’offerta abbastanza ampia, che comprende film più conosciuti (e potremmo dire un po’ scontati) come Chiamami col tuo nomefino ad abbracciare film sperimentali e di nicchia come Stanley’s Mouth o le pellicole di Andy Warhol (Lonesome Cowboys, My Hustler). 

Una pecca è che le storie raccontate hanno principalmente uomini come protagonisti, e i film con al centro relazioni tra donne, o donne appartenenti alla comunità LGBTQ, sono pochi e piuttosto sconosciuti o comunque di qualità inferiore rispetto a quelli messi nella lista. Per compensare, vi consiglio dei titoli (in questo caso non ci sono su Amazon): La vita di Adele, Carol, Boy’s Don’t Cry, Gia Ritratto della giovane in fiamme sono un buon punto di partenza.

Pride

Maurice (1987)

diretto da James Ivory, tratto dall’omonimo romanzo di E. M. Forster, Maurice è ambientato nei primi anni del ‘900, in Inghilterra. Il protagonista, Maurice, interpretato da James Wilby, scopre durante l’università di essere innamorato di Clive Durham (Hugh Grant). I due intraprendono una relazione segreta, ma l’arresto e la condanna al carcere di un loro amico accusato di atti osceni porta ad una rottura.

Una storia d’amore, che mostra quanto fosse difficile per una coppia omosessuale vivere nel segreto costante per paura di essere condannati al carcere, alla fustigazione e essere ostracizzati socialmente.

Pride

Hamam – Il bagno turco (1997)

Prima opera di Ferzan Özpetek, sceneggiatore turco naturalizzato italiano, che ha realizzato sempre a tema LGBTQ anche i film Le fate ignoranti La dea fortuna. Il bagno turco è una co-produzione tra Italia, Spagna e Turchia, che ottenne molto successo al tempo.

Parla di Francesco (Alessandro Gassmann), architetto italiano sposato, che alla morte della zia eredita un vecchio bagno turco. Inizialmente intenzionato a venderlo e a tornare in fretta a Roma, Francesco rimane affascinato dalla Turchia e stringe un profondo legame con il giovane Mehmet.

Si tratta di una pellicola ricca di colpi di scena, attraverso la quale il regista mostra dal suo punto di vista la terra natia. Uno sguardo nostalgico e dolce che si amalgama perfettamente alla narrazione.

LGBTQ

XXY (2007)

Esordio alla regia di Lucia Puenzo, ispirato al racconto Cinismo di Sergio Bizzio. Parla di Alex, quindicenne intersessuale che affronta la normale confusione sentimentale dell’età, accentuata dalla sua condizione e dall’insistenza dei genitori a volerle far scegliere un sesso.

XXY racconta della sindrome di Klinefelter, malattia genetica caratterizzata da un’anomalia cromosomica in cui un individuo di sesso maschile possiede un cromosoma X soprannumerario. Si tratta di una sindrome molto rara, e il film ne mostra gli effetti sul corpo e la mente di un’adolescente, confuso e bullizzato per la sua diversità.

LGBTQ

Milk (2008)

Film biografico diretto da Gus Van Sant sulla vita di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica politica negli Stati Uniti.

Il film testimonia la persecuzione della polizia contro la comunità LGBTQ e mostra la vita di Harvey Milk, dal 1970 al 1978. Inizialmente si trasferì da New York a San Francisco, nel quartiere di Castro per via della maggiore libertà. Col tempo, Milk si fa sempre di più portavoce dei problemi della comunità gay, tanto da essere soprannominato “Sindaco di Castro Street”.

Dopo anni di sensibilizzazione e di tentativi, viene eletto consigliere per il 5º Distretto, diventando il primo gay dichiarato ad assumere una carica istituzionale negli Stati Uniti. Ha avuto un ruolo fondamentale per l’abrogazione della Proposition 6, legge che  avrebbe permesso di licenziare gli insegnanti sulla base dei loro orientamenti sessuali.

LEGGI ANCHE  Beautiful Boy, il trailer del film con Timothée Chalamet e Steve Carrell (VIDEO)

Candidato a otto Premi Oscar, Milk ne ha vinti due, uno per il migliore attore protagonista a Sean Penn e il secondo per la migliore sceneggiatura a Dustin Lance Black (entrambi largamente meritati).

LGBTQ

Laurence Anyways (2012)

Diretto e scritto da Xavier Dolan (che ha vinto la Queer Palm), Laurence Anyways racconta della transizione di Laurence, iniziata a trentacinque anni quando confessa alla sua ragazza il suo desiderio.

Dopo un periodo difficile, Frédérique aiuta Laurence a prendere un’apparenza femminile, ma la coppia si separa nuovamente dopo che Laurence viene licenziato per la transizione e per via della depressione di Fédérique. I due si incontreranno anni dopo e cercheranno di far funzionare la relazione.

Per la storia, Dolan si è ispirato alla storia di Luc Baillargé, diventata Luce, e il film è dedicato a lei. Laurence Anyways è un film carico di emozioni, che accompagna il pubblico nelle scelte di vita del protagonista, il tutto coronato da con una colonna sonora e una fotografia pazzesche.

LGBTQ

Dallas Buyers Club (2013)

Dallas Buyers Blub è uno dei titoli più conosciuti della lista, grazie alla regia di Jean-Marc Vallée e all’interpretazione di Matthew McConaughey e Jared Leto (non a caso entrambi hanno ottenuto il premio Oscar).

Ambientato in Texas tra il 1985 e il 1988, il film si ispira a una storia vera, quella di Ron Woodroof, operaio appassionato di rodeo che conduce una vita sregolata. A causa di un rapporto non protetto con una tossicodipendente contrae l’HIV. Dal momento che al tempo vi era l’erronea convinzione che fosse una malattia relativa solamente alla comunità omosessuale, viene licenziato e perde gli amici.

La sua malattia diventa un pretesto per parlare dei farmaci con cui venivano curati i sieropositivi, al tempo tutti piuttosto sperimentali. Pur di curarsi decide di viaggiare fino in Messico dove incontra un medico radiato dall’albo che gli prescrive una cura a base di peptide T, al posto dell’AZT. Dall’amicizia di Ron e la transessuale Rayon nasce il Dallas Buyers Club, che offre cure alternative ai malati di AIDS.

LGBTQ

Tom à la ferme (2013)

Altro film diretto da Xavier Dolan che unisce alla tematica LGBTQ il genere thriller, creando un film inquietante in cui i confini tra passione e odio si confondono. Lo stesso vale per l’amore tra madre e figlio, il cui rapporto è un precario equilibrio tra amore e odio, e sfocia spesso nella tossicità.

Il protagonista, Tom (interpretato da Dolan) si reca in campagna per partecipare al funerale del suo grande amore Guillaume. Qui rimane scioccato nello scoprire che nessuno sa di lui e dell’omosessualità di Guillaume, tranne Francis, fratello di quest’ultimo, che gli impone violentemente il silenzio, suscitando in Tom una strana attrazione.

LGBTQ

120 battiti al minuto (2017)

Scritto e diretto da Robin Campillo. Il film è ambientato nei primi anni ’90 e si sofferma sugli anni in un cui gli attivisti di Act Up Paris richiamano l’attenzione sui malati di AIDS e cercano di sovvertire l’opinione comune secondo cui si possono ammalare solamente omosessuali e drogati.

Nonostante il movimento Act Up Paris sia effettivamente esistito, la storia è fittizia, anche se il regista ha affermato di essersi ispirato anche ad alcuni episodi vissuti da lui stesso, durante il periodo in cui è stato militante per il movimento. Act Up Parigi è stato un gruppo importante per sensibilizzazione all’AIDS, che puntava molto sulla prevenzione e sull’educazione dei minori. Tuttavia, denunciavano anche in modo deciso la mancanza di etica e di trasparenza dei laboratori farmaceutici sulle cure e sui farmaci sperimentali.

Il titolo richiama proprio la musica pop di quegli anni, non a caso alcune delle scene più belle sono proprio quelle in cui i personaggi si lasciano andare in balli spensierati.

LGBTQ

Chiamami col tuo nome (2017)

Uno dei film più conosciuti della lista è proprio quello di Luca Guadagnino, adattamento dell’omonimo romanzo di André Aciman.

La dolcezza e la bellezza visiva con cui racconta la storia d’amore tra Elio (Timothée Chalamet) e Oliver (Armie Hammer) gli sono valsi molti premi e altrettante candidature ai Golden Globes e agli Oscar del 2018. Chiamami col tuo nome ha ottenuto il meritato Oscar per la miglior sceneggiatura non originale.

Anche la colonna sonora è stata particolarmente apprezzata e si nota la cura con cui il regista ha scelto le canzoni. Tra le più suggestive c’è Mystery of Love di Sufjan Stevens che ha ottenuto la candidatura come miglior canzone. Ma anche la canzone Love My Way dei Psychedelic Furs sulle cui note Elio e Oliver ballano.

Insomma, un film da recuperare assolutamente se non si ha ancora avuto l’occasione di guardarlo, ma è anche il pretesto perfetto per goderselo una seconda volta, con calma.

LGBTQ

Rocket man (2019)

Il 2019 è stato l’anno dei biopic e Rocket Man ripercorre la vita di Elton John, a partire dagli studi alla Royal Academy of Music, fino ad arrivare agli anni ’80.

Il film, diretto da Dexter Fletcher si concentra sul suo genio musicale, ma anche sulle conseguenze che la mancanza d’amore da parte dei genitori e la relazione tossica con John Reid hanno avuto sulla sua vita. Attraverso una serie di flashback vediamo scorrere la sua vita, il suo esordio nel mondo della musica, l’amicizia indistruttibile con Bernie Taupin e la sua costante ricerca di amore.

Il tutto è costellato (ovviamente) dalle canzoni del cantante e l’interpretazione di Taron Egerton è stata ricompensata con un Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale.

Questo e altri approfondimenti nella sezione news di CiakClub.

Marta Caterina Cabra

Marta Caterina Cabra

Ricerco nell'arte l'espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments