The Blues Brothers: 40 anni del film cult… più cult di tutti

Compie 40 anni The Blues Brothers, il film cult per eccellenza. Vediamo cosa l'ha reso una delle pellicole più conosciute e più celebrate del mondo.

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Se è da 40 anni che siete in missione per conto di Dio, che vi imbattete nei temutissimi nazisti dell’Illinois o semplicemente se volete finalmente vedere la luce… è giunto il momento. Unirvi alle celebrazioni per l’importante compleanno di The Blues Brothers, anche detto: il film cult più cult di tutti.

Chi se lo poteva immaginare infatti che The Blues Brothers potesse rappresentare, e continui a rappresentare tutt’oggi, un fenomeno globale di tale portata. Di certo chiaro non lo era il 20 giugno 1980, quando il film uscì in America, dopo svariate vicende produttive, nella completa incertezza del mercato.

Eppure oggi, persino chi non ha mai visto il film – mannaggia a lui – ha una vaga idea di cosa sia il film di John Landis. Che sia il motivetto Everybody Needs Somebody oppure l’iconico look dei due “fratelli Blues”, la pellicola è entrata a pieno diritto nell’immaginario collettivo. Meritandosi così lo status di film di culto.

Ma quali sono gli elementi che hanno reso così famoso (e cult) un film, senza capo né coda, come The Blues Brothers? Abbiamo così individuato i 5 motivi che hanno portato il film con Dan Aykroyd e John Belushi a meritarsi il premio di “cult dei cult”. Caratteristiche per cui tutti abbiamo osannato, e continueremo ad osannare, questa piccolo gioiellino pop.

The bLues Brothers

 

1. Sgangheratezza

Di cosa parla The Blues Brothers? La trama principale coinvolge di certo i due fratelli Jake e Elwood Blues nella loro missione per recuperare i soldi, in maniera legittima, e salvare l’orfanotrofio cattolico in cui sono cresciuti. Dire poi come da queste premesse lineari si arrivi a coinvolgere i nazisti, una donna pazza armata di lanciarazzi, musicisti R&B e chi più ne ha più ne metta rimane tuttora un mistero.

Per molti versi, è difficile dire come una tale “sgangheratezza” di trama riesca a mantenersi coesa e credibile. Fu proprio questo uno dei punti su cui la critica dell’epoca si accanì più duramente. A distanza di 40 anni, possiamo invece vedere come proprio quella disfunzionalità e quel caos abbiano costituito uno dei punti che sta all’origine del successo del film.

La trama di The Blues Brothers, infatti, ricalca perfettamente il mondo da cui provenivano Belushi e Aykroyd. È proprio durante il Saturday Night Live, dove entrambi lavoravano in pianta stabile, che i due personaggi sono stati creati. Partito come un susseguirsi di sketch comici, poi ripulito il più possibile, il film ha raggiunto la struttura che noi tutti conosciamo. Una struttura a dir poco anarchica, ma che gli conferisce un ritmo invidiabile.

The Blues Brothers

 

2. Memorabilità

Come abbiamo appena detto, il film si basa fortemente su degli elementi singolari, molto potenti a livello individuale. Questi, negli anni, sono diventati le parti su cui si è fondato il fenomeno cult del film, grazie alla loro memorabilità. Riassumendo all’osso, potremo quasi dire che sono “cose assurde fatte bene”, capaci di scolpirsi nell’immaginario collettivo in maniera pressoché permanente.

The Blues Brothers è stato letteralmente una fucina di citazioni. Dalla più canonica “in missione per conto di Dio” a “ho visto la luce”. E oltre alle citazioni, sono diventate memorabili pure le battute di spirito totalmente estemporanee, in gran parte fatte da Jake/Belushi. Dal suo paradossale monologo per giustificare di aver abbandonato la compagna all’altare, all’ordinazione di 4 polli fritti e una coca al diner gestito da Aretha Franklin.

Anche tutti quegli elementi ricorrenti presenti nella pellicola non sono da sottovalutare nella  creazione del culto intorno ad essa. Primi fra tutti: la Bluesmobile, il completo, gli occhiali e il cappello. Praticamente sempre presenti in ogni scena del film, questi ultimi sono diventati così importanti da caratterizzare univocamente non solo loro stessi, ma quasi anche uno stile di vita. Merito forse anche della sequenza iniziale in cui Jake recupera i suoi abiti dopo la prigionia: una sorta di metafora della creazione del cult attorno ad un personaggio così costruito.

The Blues Brothers

 

3. Black Voices Matter

Uno dei motivi per cui è possibile parlare di The Blues Brothers come di un film cult è la presenza di un grande numero di guest star. Rappresentanti della storia della Black Music americana che hanno contribuito a trasformare la pellicola in un insolito happening musicale.

Abbiamo già ricordato la presenza della Lady Soul Aretha Franklin. L’artista, la cui carriera sul finire dei ’70 sembrava ormai destinata a uno sfortunato declino commerciale, è protagonista di una delle scene musicali più potenti. Performando la sua Think! con un coro tutto al femminile, rimprovera il marito e rivendica tutta la sua indipendenza.

E che dire di James Brown nei panni del reverendo Cleophus James che, insieme al suo coro gospel, fornisce le risposte a Jake su come trovare il denaro per l’orfanotrofio. Oppure che dire di Ray Charles nei panni del proprietario spilorcio del negozio di musica da cui si recano i Blues Brothers per comprare dei nuovi strumenti. È questo il momento in cui l’esibizione del classico soul Shake A Tail Feather si propaga per le strade di Chicago come una grande festa collettiva.

A questi tre esempi bisogna aggiungere le esibizioni di John Lee Hooker, col suo celebre pezzo Boom Boom, e di Cab Calloway che scalda la folla con il pezzo da repertorio Minnie The Moocher. The Blues Brothers risulta in questi termini un grande omaggio alla tradizione e alla storia musicale americana. Il patrimonio culturale folk viene tradotto così in un fenomeno pop dal portato internazionale.

The Blues Brothers

 

4. “Everybody Needs Somebody”

Appare chiaro che la musica sia un elemento portante del film. Certo nessuna novità dal momento che il film si propone come un musical, o una commedia musicale che dir si voglia. Però in The Blues Brothers i frequentissimi momenti musicali sembrano voler essere qualcosa in più che nei classici film del genere.

La musica quindi non solo rappresenta una vera e propria dichiarazione di intenti, ma riesce ad avere un fortissimo potere di coinvolgimento. Non è un caso che tutte le scene in cui la Blues Brothers Band si esibisce avviene con un pubblico di fronte o lo riesca a coinvolgere a tal punto che le scene si trasformano in momenti davvero corali. Una coralità che si ritraduce successivamente anche sugli spettatori. Emblematica, in tal senso, è la sequenza della grande esibizione al Palace Hotel, che – guarda a caso – finisce con un altrettanto emblematico appello alla coralità: “Tutti hanno bisogno di qualcuno”.

Insomma, la musica nella pellicola rappresenta davvero uno dei suoi elementi chiave per cui è diventata un fenomeno cult di massa. Tra nostalgia e cafonaggine, i momenti musicali rappresentano quella parte di improvvisazione e spontaneità che regalano calore e sostanza al suo impianto comico.

 

5. Troppo… è bello!

Una delle cifre stilistiche di questa strampalata opera è di sicuro l’accumulo. Sembra quasi che il troppo non sia mai abbastanza per The Blues Brothers.

L’esempio di questo “troppo” sta tutto nella sequenza finale: la corsa contro il tempo per arrivare al Richard J. Daley Center di Chicago. Il loro obiettivo è quel famigerato 102º piano, dove c’è l’ufficio riscossione tributi, per saldare il pegno dell’orfanotrofio. La corsa si trasforma ben presto in un inseguimento all’ultimo respiro con mobilitazione di squadre di aria, di terra e marina, composta da polizia, esercito, marina, aviazione, pompieri, corpi speciali e persino incursori della SWAT. (La sequenza è entrata anche nel Guiness World Record per il maggior numero di auto frantumate sullo schermo!)

Insomma, l’inseguimento diventa il modo per chiudere tutti i punti lasciati in sospeso lungo la narrazione. Sono infatti presenti tutti i vari “cattivi” della storia che dispiegano un numero esorbitante di forze solo per raggiungere Jake e Elwood. I quali, a bordo della loro magica Bluesmobile, rimangono impassibili mentre il caos si diffonde per le vie di Chicago.

La sequenza, che culmina con il pagamento del debito di fronte ad un giovanissimo Spielberg nei panni di impiegato, risulta l’apice comico del film. Una comicità che lambisce anche la satira anti-belligerante e anti-consumistica e che chiude, quasi esattamente come l’aveva aperto, quest’opera così eccentrica e bislacca. Con una prigione, con la musica, e con i due fratelli.

The Blues Brothers

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