Snowpiercer: (ri)vedere il film di Bong Joon Ho dopo Parasite

Rivedere Snowpiercer dopo Parasite rivela moltissimi punti di contatto e una poetica autoriale in pieno consolidamento per Bong Joon Ho. Il film distopico sembra a tutti gli effetti un progenitore del secondo.

0
1824

Era il 2013 e Bong Joon Ho era agli albori della sua fama internazionale. Bisognava essere dei cinefili attenti, e avere una predilezione per il cinema asiatico, per averlo incontrato prima nel proprio percorso. Il regista sudcoreano decideva così di presentarsi alle “luci della ribalta” con Snowpiercer, a tutti gli effetti un film distopico a co-produzione hollywoodiana, insomma un quasi-blockbuster dal cast stellare.

Sono gli anni in cui il genere distopico sta tornando di prepotenza in auge sul grande e sul piccolo schermo. Per intenderci basta ricordare il successo al botteghino dei vari Hunger Games Notti del giudizio, fino arrivare a fenomeni come la rinascita della saga di Mad Max o la “rivoluzione” televisiva operata da Black Mirror. Insomma per molti versi Snowpiercer avrebbe potuto essere “un film tra tanti”. Con tutte le caratteristiche tipiche del genere: il cataclisma climatico, la ribellione degli oppressi, la suddivisione in classi, la tecnologia imperante, e chi più ne ha più ne trovi.

Questo per dire che chiunque avrebbe potuto scambiare Snowpiercer per la solita produzione oltreoceano fatta per restare sulla cresta dell’onda. Per fortuna non è stato così, e nonostante il breve passaggio al cinema, il film ha ottenuto un buon successo di pubblico e critica. Anche perché Snowpiercer, oltre ad essere uno sci-fi apocalittico, è anche soprattutto un’opera piena e complessa, potente nella storia e nelle immagini.

Lo era al tempo e oggi lo sembra ancora di più. In particolare, dopo aver visto l’ultima opera di Joon Ho, Parasite, uno dei film capolavoro della scorsa stagione. Se quest’ultimo rappresenta un livello di coerenza e compiutezza autoriale che Snowpiercer ancora non possedeva in toto, certamente si possono rintracciare delle somiglianze tra le due pellicole che vanno al di là dei semplici richiami di trama.

Anzi, è proprio questa assonanza che ci ha spinto a rivedere Snowpiercer (di cui Netflix ha prodotto una serie) con occhi decisamente diversi. Tanto fantascientifico uno quanto reale l’altro; tanto esagerato uno quanto calibrato l’altro. Ci siamo dunque accorti che forse Parasite non sarebbe mai esistito – o, perlomeno, non sarebbe il gioiellino che è – se non ci fosse stato Snowpiercer, vero “padre-guida” della pellicola trionfatrice agli Oscar 2020. 

Il dialogo profondo che i due film riescono a creare nella filmografia del regista ci fa affermare, in definitiva, che Snowpiercer è il Parasite, prima di Parasite. E, anche per questo, va celebrato a dovere.

Ma procediamo con ordine…

 

La trama di Snowpiercer: il ghiaccio, il treno, l’umanità

Snowpiercer

È il 2014 e, per contrastare il surriscaldamento globale che sta pericolosamente sciogliendo i ghiacciai, gli scienziati hanno inventato una possibile soluzione. Si tratta di sparare nell’atmosfera una particolare sostanza refrigerante. Il piano sfugge di mano, provocando un’imponente glaciazione che porta all’estinzione quasi completa del genere umano. “Quasi” perché gli ultimi rappresentati dell’umanità trovano rifugio sull’Arca Sferragliante, lo Snowpiercer, un treno in modo perpetuo che impiega un anno per compiere il giro completo dei cinque continenti.

2031, 17 anni dopo la catastrofe ambientale. Il treno, come una moderna e iniqua Arca di Noè, ha costituito un ordine prestabilito per i suoi coinquilini: prima, seconda e terza classe. Ma siamo molto lontani dal “modello Titanic”. La classe dei poveretti è in realtà quella dei disgraziati, i dannati: donne, uomini e bambini stipati nei pochi metri quadrati della buia Coda, costretti a nutrirsi esclusivamente di barrette proteiche gelatinose allo scarafaggio. Questo è quello che la Testa, al cui capo troviamo il misterioso Mr. Wilford (Ed Harris), ha previsto per mantenere l’ordine interno. Un ecosistema sociale imposto su cui si fonda tutto l’equilibrio di ciò che resta dell’umanità.

A tentare di stravolgere il tutto ci sarà Curtis (Chris Evans in una delle sue migliori performance), un moderno Spartacus pronto a guidare l’orda dei ribelli e rivendicare i propri diritti. L’obiettivo: tentare di arrivare alla Testa del “serpente di ferro”, per tagliarla di netto. Una missione non facile che porterà Curtis ad intraprendere questa progressiva discesa agli Inferi (della Verità? dell’animo umano?). Un’impresa che costerà fatica e vite umane, e che lo costringerà a rimettere in discussione ogni passo e ogni pensiero, vagone dopo vagone.

 

Questione di classi

Snowpiercer

Tema centrale sia del nostro Snowpiercer che di Parasite è la lotta di classe. In entrambi i casi una lotta intestina. Che sia dentro un treno o all’interno della lussuosa villa dei Park, le classi sono parti di un tutto che, nonostante le divisioni (necessarie?), le contiene al suo interno. E così, come contiene la parte “migliore”, nasconde anche in sé il seme della rivolta, e quindi la sua possibile nemesi. Alla fine non è altro che il concetto tanto caro a Bong Joon Ho di “parassita”. Dunque nessun problema se tutti occupano il posto loro assegnato, ma quando le carte in tavola si mischiano, è proprio lì che sorgono i problemi.

Nonostante la centralità del medesimo tema, poi i due film hanno modi molto diversi di rappresentare questa rivendicazione di classe. Snowpiercer mette in scena, potremmo dire, la “classica rivoluzione”: i deboli oppressi dal sistema si ribellano con forza e violenza agli ostacoli che gli vengono posti di fronte. L’avanzata di Curtis e dei suoi uomini tra le maglie della nuova società/treno è un viaggio verso l’ignoto che li opprime. Il loro percorso di emancipazione è in realtà un percorso di conoscenza di un sistema che li ha sempre tenuti all’oscuro. Non a caso la fotografia del film va verso colori più luminosi ed intensi. Sarà proprio questo conoscere progressivo a mettere in difficoltà Curtis, sul finale, e sarà da qui che si genererà il caos della Vera rivoluzione.

Parte, invece, proprio da questo ultimo presupposto Parasite. L’ultimo film del regista sudcoreano ci propone infatti un disegno più maturo della lotta di classe. La rivoluzione è qui completamente interna, violenta caotica (basta ricordare la sequenza finale della festa), fatta da gente che sa come è fatto il “sistema” e che sa come approfittarsene. Nella pellicola non ci sono né vincitori né vinti, né tantomeno assolti. Ma forse la rivendicazione per Bong Joon Ho sta tutta qui: nella creazione di continui disequilibri di potere che sappiano metterlo in discussione.

 

Questioni di volti e di corpi

Snowpiercer

Due film sulla lotta di classe non potevano che essere due film sulle persone. Molti i volti che costellano questi due film corali. Volti, ma anche corpi in movimento, che sono ritratti e interpretati con registri differenti, per fornire due diverse immagini della “divisione sociale”.

Snowpiercer propone una recitazione più istrionica, che a tratti diventa esagerata. A partire da Curtis/Evans, sempre presente ad occupare lo spazio angusto del treno, con la sua posa austera e il suo aspetto oscuro, a partire dai costumi sulle tinte del nero. A lui si accompagnano i “reietti”: maschere umane sporche, martoriate, dal volto annerito e dal corpo amputato. Così come sono maschere anche tutti gli altri personaggi che compaiono nella pellicola. Troviamo infatti il volto stralunato e sornione dell’esperto di sicurezza Song Kang-ho (qui un’articolo sulle sue migliori interpretazioni). Oppure la recitazione sopra le righe e la dentatura ripugnante di Tilda Swinton, epitomi queste dell’irrisione al potere suggerito da Bong Joon Ho.

In Parasite il discorso è leggermente diverso. Non c’è il volto imperfetto e “sbagliato” dei passeggeri di terza classe. Non c’è lo sberleffo estetico al potere delle classi agiate come in Snowpiercer. Anzi, essi vengono sempre rappresentati come perfetti, pragmatici, puliti e coerenti al loro piano di vita “senza pieghe”. Pure i poveri, nel film, si dotano consapevolmente di questa superficie delicata e “giusta” con cui presentarsi agli altri. Una superficie che non smette, però, mai di sgretolarsi e di rivelare la sua artificiosità (basti pensare a quante volte viene nominata con disgusto la “puzza dei poveri”). Joon Ho qui pertanto non decide di usare il registro dell’esagerazione, egli piuttosto rivela il volto contrito, vero e crudo, della sofferenza e della fatica. Un volto che non può mai essere mascherato del tutto.

 

Questioni di spazi

Snowpiercer

Parte della bravura magistrale di Bong Joon Ho è tradurre il conflitto tra le classi in termini spaziali. Molto si è scritto su Parasite e sulla sua abilità di riportare gli squilibri di potere tra i personaggi coinvolti a livello architettonico, in quella casa fatta di scale e passaggi nascosti. Insomma se qui il conflitto è espresso verticalmente, con Snowpiercer siamo di fronte ad una distopia orizzontale. Gli spazi strettissimi e diversificati dei vagoni, resi ancora più stranianti dalla superba fotografia (basti ricordare la sequenza dello scontro in galleria), rendono ancora più significativa l’azione di ribellione.

Joon Ho riesce così a creare un dialogo costante tra quello che accade e la scenografia circostante. Un dialogo che viene accentuato anche dalle riprese. Ad esempio, vi è un’attenzione maniacale nella messa in scena del racconto della missione intrapresa da Curtis. Seguendo un percorso che si sviluppa da sinistra a destra, dalla Coda alla Testa del treno, ogni volta che egli deve prendere una decisione importante, l’inquadratura si sofferma su questa incertezza direzionale. Come in un videogioco, a sinistra di torna indietro, a destra si prosegue. Curtis sceglierà sempre la destra, il suo obiettivo è là, la Testa, il Futuro, il Nuovo.

 

I punti di contatto tra queste due opere forse non si limitano qui. Quello che ci suggeriscono però è che Bong Joon Ho è di sicuro un cineasta da continuare a tenere sott’occhio, la cui poetica autoriale è più che matura. E lo sviluppo tematico/linguistico/visivo dal padre-Snowpiercer al figlio-Parasite ne è la dimostrazione!

Per news e altri approfondimenti dal mondo del cinema e delle serie tv, continuate a seguirci su CiakClub.it!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here