La recensione di Da 5 Bloods: tra guerra, razzismo e vecchi amici

Un nuovo Spike Lee Joint è arrivato su Netflix. Da 5 Bloods ci mostra la guerra in Vietnam da una prospettiva mai considerata: quella afroamericana.

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Da 5 Bloods
DA 5 BLOODS (L to R) ISIAH WHITLOCK JR. as MELVIN, NORM LEWIS as EDDIE, CLARKE PETERS as OTIS, DELROY LINDO as PAUL and JONATHAN MAJORS as DAVID of DA 5 BLOODS Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2020

C’è un nuovo Spike Lee Joint in circolazione e potete vederlo comodamente da casa, senza mascherina e distanziamento sociale. Da 5 Bloods è approdato oggi sulla piattaforma streaming Netflix e Spike Lee racconta la Guerra in Vietnam come mai prima d’ora, ma sempre restando fedele al suo stile caratteristico.

Da 5 Bloods riscrive la Guerra in Vietnam

La sceneggiatura è la riscrittura di uno script del 2013 di Danny Bilson e Paul De Meo, opera dello stesso regista e di Kevin Willmott (con cui ha collaborato per BlackKklansman).

La vicenda ruota attorno a quattro veterani della guerra del Vietnam, Paul (Delroy Lindo), Otis (Clarke Peters), Melvin (Isiah Whitlock Jr.), e Eddie (Norm Lewis) che decidono di tornare nel paese asiatico per cercare i resti del loro caposquadra. In realtà, si scopre ben presto che la spedizione ha anche lo scopo di recuperare un tesoro, nascosto da loro durante la guerra.

Il titolo, Da 5 Bloods, fa appunto riferimento ai quattro protagonisti e al caposquadra deceduto (Norman, intepretato da Chadwick Boseman), uniti indissolubilmente da un legame di sangue, in senso letterale e figurato.

La ricerca di Norman e dell’oro li porta a tornare in Vietnam, il luogo che ha sconvolto le loro vite, lasciando cicatrici sul corpo e nella mente. Non mancano toccanti discorsi che mostrano quanto i conflitti armati siano quasi più lesivi a livello psicologico che fisico. Una volta che la mente viene distrutta dallo stress post-traumatico è come vivere costantemente in guerra, e le condizioni di vita dei veterani oscillano tra bancarotta e dipendenza da sostanze.

Tuttavia, Spike Lee sa tenere viva la narrazione, che passa da scene di dialogo tra gli stravaganti protagonisti piene di battute tipiche tra vecchi amici, a scene d’azione e violenza ben coordinate (è il secondo film di guerra del regista).

“for every single black boot that never made it home.”

Da 5 Bloods

Spike Lee, fedele e innovativo

In Da 5 Bloods, il regista lascia la tanto amata patria, ormai ripresa da ogni lato e punto di vista nei suoi film e si spinge (ovviamente) in Vietnam.

Anche lontano dagli States, Spike Lee sa esattamente cosa fare per riprendere al meglio l’ambiente che lo circonda e i suoi attori. Ancora una volta ritroviamo il suo stile inconfondibile, dalla ripresa degli attori sui carrelli della macchina da presa in movimento, alla ripetizione di movimenti particolarmente importanti. Senza dimenticare le immagini di repertorio iniziali e che interrompono la narrazione quando avviene una citazione importante. Le sequenze tipiche che colpiscono di più in Da 5 Bloods sono però i primi piani di Delroy Lindo e i suoi monologhi sferzanti sul razzismo e sulla guerra.

Inoltre, una novità che potrebbe essere vista da molti come una pecca, la si trova nei flashback, in cui i protagonisti, nonostante sono passati circa quarant’anni, sono già vecchi. Il motivo principale è che non avevano le disponibilità economiche di Scorsese per ringiovanire gli attori con la tecnologia. Tuttavia, Lee ha deciso di non usare nemmeno attori più giovani, per dare l’idea che i veterani siano intrappolati nei loro ricordi di guerra, quindi, quando li riportano alla mente, si immedesimano con le fattezze attuali.

Infine, si può notare che la narrazione e i flashback sono girati in due formati diversi. I ricordi, infatti, sono nel tipico formato televisivo anni ’60-’70 perché la guerra in Vietnam è stata la prima ad essere mostrata in tv e quindi i video di guerra del tempo sono entrati nell’immaginario collettivo in questo modo. Insomma, se non è cura dei dettagli questa.

“Black GI, is it fair to serve more than the white Americans who sent you here?”

Da 5 Bloods

Leggi anche: BlacKkKlansman e Malcolm X: Il razzismo spiegato da Spike Lee

Perché guardare Da 5 Bloods

Vale la pena, dunque, guardare Da 5 Bloods? La critica sta acclamando a gran voce questo nuovo Spike Lee Joint, definendolo come il suo film più ambizioso (in effetti è il più costoso). Molti sostengono meriti l’Oscar, soprattutto per l’interpretazione di Delroy Lindo.

Se dovessi rispondere in modo personale a quella domanda, però, direi che, sì, ne vale la pena. In primis, perché siamo in un periodo di profondo fermento. Il movimento Black Lives Matter sta facendo sentire la sua voce più che mai e sarebbe da sciocchi lasciarsi scappare l’opportunità di comprendere di più la storia afroamericana (soprattutto considerando che è raccontata da Spike Lee).

In secundis, perché la Guerra in Vietnam è una tra le guerre che ha suscitato più scalpore a livello di percezione pubblica e, di conseguenza, è stata rappresentata a livello cinematografico in tutte le salse. Spike Lee ha avuto il coraggio di riproporre un argomento trito e ritrito, che buona parte del pubblico ha conosciuto grazie a colossi cinematografici come Apocalypse Now, Full Metal Jacket, Platoon, Il Cacciatore, Good Morning VietnamDa 5 Blood, però la racconta da un punto di vista mai considerato – a parte in Dollari Sporchi, che praticamente nessuno conosce – quello degli afroamericani. Uomini mandati a difendere la Nazione, mentre nella stessa ribollivano manifestazioni contro la discriminazione razziale, mandati a combattere per la libertà, mentre continuavano ad essere negati loro i diritti basilari.

Senza risultare ripetitivo o eccessivamente pesante (e con una buona dose di sangue e morte), Spike Lee ha finalmente riscritto la storia convenzionalmente conosciuta.

(Ultimo motivo bonus, se non siete ancora convinti: perché contiene una delle scene di ballo più belle degli ultimi tempi.)

“We believe in the promise of this country, but we’re still waiting.”

Da 5 Bloods

 

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Ricerco nell’arte l’espressione tangibile dei miei pensieri e la confutazione degli stessi.

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